Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 ''ALL'ABRUZZO SERVE LA SANITA' TERRITORIALE'', RANIERI, ''DOV'E' FINITA LA PROGRAMMAZIONE?'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL ABRUZZO- MOLISE, ''PROVINCIA AQUILANA MESSA PEGGIO DELLE ALTRE, DAL GOVERNO DI ROMA RISORSE DA SPENDERE''

''ALL'ABRUZZO SERVE LA SANITA' TERRITORIALE'', RANIERI, ''DOV'E' FINITA LA PROGRAMMAZIONE?''

Pubblicazione: 06 luglio 2020 alle ore 08:00

L’AQUILA – “L’Abruzzo non sta bene dal punto di vista della sanità territoriale e, dati alla mano, la provincia aquilana è messa addirittura peggio delle altre province e, a differenze di queste, non reagisce, non rivendica con forza un potenziamento ormai necessario. E nel frattempo, la Regione Abruzzo non si sa cosa stia facendo per la programmazione sanitaria. Una situazione che purtroppo arriva da lontano, forse da prima della Giunta di Gianni Chiodi”.

Gira e rigira, alla fine il discorso, per Carmine Ranieri, segretario generale Cgil Abruzzo e Molise, finisce sempre sull’assenza di programmazione, che, visti soprattutto i tagli dall’alto alla sanità pubblica italiana negli ultimi anni, completano un quadro a dir poco desolante aggravato dalla crisi Covid-19.

Crisi che, è sicuro di quanto afferma Ranieri ad AbruzzoWeb, “Ha mostrato pregi e difetti del nostro sistema sanitario”.

“Partiamo dalla situazione aquilana – spiega il sindacalista a questo giornale – una situazione di forte difficoltà. Se consideriamo che la sanità è divisa in tre ‘voci’, ossia ospedale, territorio e prevenzione, ci rendiamo conto di come siamo messi. Guardiamo ai dai epidemiologici della popolazione delle aree interne e ci rendiamo conto che l’Aquilano è addirittura più indietro rispetto agli altri territori che comunque non sono messi bene. Mancano le strutture territoriali, mancano le cure a domicilio. Lo dicono i fatti”.

“E poi – continua Ranieri – la provincia aquilana non ha mai rivendicato con forza un potenziamento proprio per far fronte al gap che si è venuto a creare con le altre province. Va fatta una battaglia da prima linea. Il Covid-19 ha insegnato che i territori organizzati reagiscono meglio a certe crisi. Non esistono solo gli ospedali, devono esistere anche le reti territoriali con, ad esempio, le case della salute”.

“A seguito di questa emergenza – spiega poi – il governo di Roma sta predisponendo delle ingenti misure economiche per potenziare la sanità territoriale. Soldi che dovranno essere spesi anche in Abruzzo. Altrimenti non ne usciamo. Le regioni che hanno funzionato meglio, indipendentemente dal colore politico, sono quelle che hanno tutelato di più la sanità territoriale, penso al Veneto. In Lombardia, regione dagli ospedali perfetti, ma senza sanità territoriale, il Covid-19 ha invece colpito con molta più forza”.

Secondo Ranieri, che accetterebbe i soldi del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) se fosse senza condizioni, inoltre, “Oggi le malattie che creano più problemi agli italiani, a parte i tumori ed altri drammi che di certo non scompaiono, sono quelle delle fragilità dovute all’innalzamento dell’aspettativa di vita. Quelle per cui non si devono riempire gli ospedali. L’anziano, ad esempio, viene spesso portato in ospedale perché mancano le cure a livello territoriale, allora dovremmo prendere esempio dalle cosiddette ‘case della salute’ in Emilia-Romagna”.

Tornando all’Abruzzo della Regione a guida centrodestra, l’esponente della Cgil afferma, puntando il dito proprio contro la maggioranza, che “Purtroppo si è in forte ritardo con la programmazione. Ed è ora che l’Ente si svegli. Ricordo ancora le tante dichiarazioni entusiaste dell’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, ma a seguire non è arrivato un solo atto. Non è possibile andare avanti così. Dopo un anno e mezzo andato in fumo, si rimbocchi le maniche e agisca in fretta”.

Nei giorni scorsi, tra l'altro, Fp Cgil e Fp Cgil Medici Abruzzo-Molise non hanno sottoscritto l’accordo con la Regione per il pagamento della premialità alle lavoratrici ed ai lavoratori del servizio sanitario regionale per l’emergenza Covid-19.

Sul tema dei precari delle Asl abruzzesi, tema caldissimo, soprattutto sotto il Gran Sasso aquilano, che comprende anche lavoratori dalle deboli tutele come quelli delle cooperative, Ranieri dice che  “Mentre si pongono certe questioni sul tavolo, la Regione Abruzzo annuncia di reinternalizzare i servizi, ma dall’altro lato le Asl fanno il contrario. Io so che a Pescara, utilizzando la Legge Madia, che riguarda anche gli amministrativi, ci sono state diverse stabilizzazioni. Anni fa anche la Regione Puglia fece lo stesso. Le misure da attuare ci sono, ma, anche qui, manca una seria ricognizione, manca una programmazione regionale seria. E poi, è necessario che le Asl si siedano con tutti i sindacati per trovare una soluzione. Invece, accade che manager come Roberto Testa, della Asl 1 di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, non si siedano neanche con chi gli chiede un incontro”.

“La prima necessità – precisa quindi Ranieri – è di capire quante assunzioni farà la Regione, che non dice mai quanta gente andrà in pensione. Se assumi duecento persone ma non dici rispetto a quante se ne vanno e non dici neanche quante dovresti averne, crei confusione e non risolvi i gravi problemi di carenza di personale”.
“Le liste di attesa? Se non ricordo male, l’atto dell’assessore Verì con cui comunicava al mondo il suo piano straordinario risale all’aprile 2019. In dieci mesi un piano per abbattere le liste d’attesa non parte? Il Covid-19 ha le sue colpe, vero, però da aprile a dicembre-gennaio cosa è stato fatto? Nulla. Ogni volta ricominciamo dall’inizio, ma in questo modo non si va da nessuna parte”, conclude. (red.)

 



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