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AZIENDA AQUILANA SULL'ORLO DEL BARATRO DOPO INCHIESTA MAGISTRATURA E SEQUESTRO 5 MILIONI; INQUISITI SHANKAR, BALDARELLI E PEZZONI; ''ATTESTATI FALSAMENTE REQUISITI MINIMI'', ''SOVRASTIMATO ACQUISTO MACCHINARI''

ACCORD PHOENIX L'AQUILA: ORA 50 POSTI A RISCHIO, IL PM, ''ASSUNZIONI CLIENTELARI''

Pubblicazione: 23 maggio 2019 alle ore 15:06

L'AQUILA - La politica aquilana nel 2016 non avrebbe fatto nulla per vigilare sulla solidità e dell'azienda, per spingerla "all'assunzione dei cassaintegrati del polo elettronico", lasciati a casa a vantaggio di "soggetti vicini ai vertici aziendali o ai politici locali in ossequio alle logiche clientelari".

Parole pesanti come pietre quelle del pubblico ministero David Mancini, riportate dal quotidiano Il Messaggero, tratte dal dispositivo che ha portato al clamoroso sequestro preventivo, da parte dei finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria della Guardia di Finanza dell’Aquila, di quasi 5 milioni di euro di fondi post-sisma, nei confronti della società aquilana Accord Phoenix Spa, operante dopo un avvio molto tormentato dal gennaio 2018, nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), nel Tecnopolo d'Abruzzo. 

Indagati per indebita percezione di erogazioni pubbliche i vertici dello stabilimento: Ravi Shankar, Francesco Baldarelli ed infine Luigi Ademo Pezzoni, assistiti dall'avvocato Giulio Agnelli.

A seguire ore convulse, di interlocuzioni tra i dirigenti aziendali e i sindacati, e appelli alle istituzioni, volte a salvaguardare circa 50 posti ora pesantemente a rischio. Tenuto conto che, oltre alla mazzata del sequestro, si rincorrono voci da oltre una settimana, di un trasferimento all'estero dell'azienda.

La vicenda infiamma anche la poltica aquilana. il presidnete del consiglio comunale Roberto Tinari, di Forza Italia, auspica "un puntuale quanto necessario chiarimento che faccia luce sull’intera vicenda, sui soldi pubblici spesi e sulle mancate e annunciate assunzioni del personale ex Italtel".  Il consigliere comunale dell'Idv Lelio De Santis, chiede la convocazione di un consiglio strordinario su Accord e giudica grave quanto scrive il pm, ovvero che "la politica sapeva delle presunte irregolarità della Società, ma ha tenuto un complice silenzio".

Secondo l'accusa gli inquisiti "a vario titolo attestando falsamente di possedere i requisiti minimi di innovazione e di durevole capacità economica richiesti, avrebbero ottenuto il cospicuo finanziamento per il rilancio socio-economico dell'Aquila e dei Comuni del cratere dopo il sisma, traendo in inganno il Ministero (Mise) ed infine Invitalia Spa". 

A seguito delle indagini sarebbe emerso che nessuno dei soggetti appartenenti alla società e coinvolti a vario titolo "aveva la previste ed indispensabili alte professionalità nel settore del riciclo dei rifiuti elettronici e come l'intera organizzazione dell'impianto fosse approssimativa ed improvvisata".

E non solo, altro punto dell'accusa, rivela il quotidiano Il Messaggero, secondo una consulenza tecnica della Procura "i macchinari e software non erano adatti ed erano sovrastimati", "del valore accertato di 10 milioni di euro a fronte dei 19 milioni di euro indicati nel business plan".

Quello del sequestro è l'ultimo episodio di un' avventura imprenditoriale che grandi speranze aveva suscitato a L'Aquila, segnata inizialmente da polemiche sull'assetto patrimoniale della proprietà, segnata da sequestri per problemi ambientali, dal ritardo nel piano di assunzione previsto, e infine per il mancato pagamento delle utenze, che ha portato a metà maggio al distacco della fornitura. 

Ora i 50 assunti rischiano davvero il posto, tenuto conto che già due settimane fa, i dirigenti di Accord avevano confermato alla Fiom Cgil che l’ultimo acconto di Invitalia è una condizione necessaria per garantire il prosieguo delle attività.

Il direttore Baldarelli aveva inoltre spiegato ai sindacati, che l’azienda ha attivato il processo per la vendita dello stabilimento. 
Accord Phoenix, ha avviato le attività a febbraio 2018. Insediandosi nel centro industriale gestito dal Tecnopolo d'Abruzzo, in località boschetto di Pile a L'Aquila, che negli ultimi anni ha riportato attività e lavoro negli stabilimenti desertificati dalla crisi del polo elettronico.

L'operazione Accord è stata fortemente voluta, sin dal 2013, in primis dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, dal vicepresidente della Regione con delega alle attività produttive Giovanni Lolli, e dalla parlamentare Stefania Pezzopane, tutti e tre del Partito democratico, e che si sono prodigati a far integrare l'investimento privato di 45 milioni di euro, con altri 10 milioni di euro a fondo perduto dei finanziamenti Cipe del "4 per cento", riservato alle aziende che investono nelle aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009.

Ma da subito pesanti dubbi, e relative polemiche politiche, sono state sollevate su un core business, quello di Accord, incentrato su un settore non più promettente come il riciclo del materiale elettronico, e anche sulle effettive capacità finanziarie dell'investitore anglo-indiano Ravi Shankar, ex ad di Accord, società per di più controllata per due terzi da Enertil Investments, che ha sede a Cipro, paese considerato, fino al marzo 2014, un paradiso fiscale.

Poi a dicembre 2016, un'altra doccia fredda: la Guardia di Finanza ha posto i sigilli all'area produttiva, in quanto nello stabilimento sarebbero stati stoccati rifiuti pericolosi e non, per complessivi 105 mila chilogrammi di scarti di materiale elettronico, monitor in particolare, seppure non fossero state istruite le dovute autorizzazione.

Shankar a seguito dell'azione giudiziaria che ne è seguita, dopo aver patteggiato tre mesi, è uscito dunque di scena nella primavera del 2017, dimettendosi da presidente. Resta, comunque, azionista di maggioranza.

Nonostante tutto, Accord ha tenuto duro, ha respinto tutte le accuse, ha effettuato i lavori di adeguamento del sito produttivo, e guidata da Giuseppe Carrella, ex amministratore Telecom e Ferrovie dello Stato, ora sostituito dal manager Francesco Baldarelli ha inaugurato lo stabilimento a febbraio 2018, con taglio del nastro affidato al sindaco di Fratelli d'Italia Pierluigi Biondi.

Ma l'azienda non è decollata, registrando un passivo pari a circa 3 milioni e 263 mila euro, iscritti nel bilancio del 2017, e solo 49 gli addetti assunti al 30 settembre 2018. Molti meno delle 90 assunzioni che erano state garantite al Comune dell'Aquila come condizione per la cessione dello stabilimento ex Flextronics avvenuta nel febbraio 2016.

A metà marzo poi la Neon Appalti, concessionaria dello spazio pubblico, dove c’era la sede dell’ex polo elettrico aquilano, dopo aver avvisato con una nota ufficiale l’impresa, ha staccato l’energia elettrica con la motivazione che la Accord non ha pagato servizi legati all’housing e all’energia elettrica. 

I vertici di Accord Phoenix hanno preso posizione stigmatizzando la decisione, in una conferenza stampa di fuoco. Ad inizio maggio si è poi diffusa la notizia di una possibile vendita della Accord Phoenix, che grande preoccupazione ha destato tra i sindacati. 

 



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