Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 ATESSA: IMPIANTO RIFIUTI INFETTIVI, ''LA DI NIZIO BATTE I CITTADINI'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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ATESSA: IMPIANTO RIFIUTI INFETTIVI, ''LA DI NIZIO BATTE I CITTADINI''

Pubblicazione: 12 ottobre 2018 alle ore 15:46

ATESSA - "Il progetto per la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione con adiacente un deposito per rifiuti pericolosi e non pericolosi messo in campo dalla società Di Nizio Eugenio andrà avanti". La denuncia arriva dal consigliere regionale di Sinistra Italiana Leandro Bracco.

Oggetto della segnalazione è il documento diffuso ieri dal Dipartimento Governo del Territorio e Politiche Ambientali della Regione Abruzzo in merito alla realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti sanitari nel comune di Atessa.

Si tratta di una dilazione dei termini per la presentazione della documentazione, con cui l'Arta (Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente) concede alla Di Nizio una proroga di 30 giorni per produrre le integrazioni richieste proprio dall'Arta. Termine scaduto il 10 ottobre, due giorni fa.

Tante, in questi mesi, le manifestazioni di protesta di cittadini ed amministratori locali contro l'impianto proposto della Eugenio Di Nizio srl, che prevede lo smaltimento di rifiuti ospedalieri infettivi, con potenzialità di trattamento di 20 mila tonnellate all'anno, quando l'Abruzzo ne produce appena 4 mila.

Secondo quanto riportato nel progetto, dovrebbe sorgere a contrada Saletti di Atessa, sui terreni della Colasante Holding, di proprietà dell'imprenditore e magnate della Sanità Antonio Colasante. L'istanza è stata presentata in Regione Abruzzo l'anno scorso, ed è attualmente al vaglio del Via (Valutazione impatto ambientale). Un impianto che la proponente, qualche anno fa, aveva idealmente collocato a Mozzagrogna sempre sui terreni dell'imprenditore frentano.

E dovrebbe sorgere a due passi dalle abitazioni, motivo che ha portato a una forte contestazione popolare: cittadini, associazioni ed amministrazioni locali temono per le ripercussioni sulla salute.

Una mobilitazione che ha coinvolto anche il progetto della Ecoeridania di Genova. Quest'ultima, però, lo scorso luglio ha comunicato di non essere più interessata a rilevare l'ex impianto di trattamento rifiuti Ciaf, nel cuore della Val di Sangro. In questo caso, il progetto prevedeva un'attività di smaltimento di 50 mila tonnellate di fanghi industriali provenienti da aziende chimiche nel sito della ex Ciaf, già esistente, e che è allo stato di abbandono da anni, da quando l’azienda fu coinvolta nel 2006 nell’inchiesta "Mare Chiaro" e fu al centro di vicende giudiziarie, per inquinamento e smaltimento illegale di rifiuti, che portarono anche a numerosi arresti.

Intanto Bracco affida ad un elenco la cronistoria della vicenda e le sue riflessioni in merito.

"1) Articolo 27 bis comma 5 decreto legislativo 152/06: 'Su richiesta motivata del proponente, l'autorità competente può concedere, per una sola volta, la sospensione dei termini per la presentazione della documentazione integrativa per un periodo non superiore a centottanta giorni'".

"2) 'Con nota protocollo 31761 del 13.11.2017 la scrivente (Arta – Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente) evidenzia l'incompletezza della documentazione prodotta dall'azienda con riferimento ai seguenti aspetti (...)'".

"3) 14 marzo 2018: l'Arta invia alla Regione Abruzzo una nota ufficiale con la quale vengono richieste specifiche integrazioni documentali; 4) 11 ottobre 2018. Giunta regionale. Dipartimento Governo del Territorio e Politiche Ambientali. Servizio Valutazioni Ambientali. 'Facendo seguito alla pregressa corrispondenza riferita all'oggetto (progetto per la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti sanitari a rischio infettivo mediante sterilizzazione, con adiacente deposito per rifiuti pericolosi e non pericolosi) e, da ultimo, della richiesta inviata dalla Di Nizio Eugenio Srl acquisita agli atti dallo scrivente Servizio al prot. n. 0277935 del 09.10.2018, in cui la stessa chiede una dilazione dei termini indicati al fine di produrre le integrazioni richieste dall'Arta (pec acquisita agli atti con prot. 73520 del 14.03.2018), si prende atto che, per mero errore, la stessa non è stata portata a conoscenza della Ditta. Per quanto sopra, si ritiene di poter concedere una proroga di 30 (trenta) giorni a far data dalla presente comunicazione. Pertanto, il termine ultimo perentorio per la presentazione della documentazione è fissato al 10.11.2018. In assenza di riscontro nei termini suddetti la pratica verrà archiviata".

E infine le considerazioni del consigliere regionale: "Mero errore? Assolutamente no in quanto la nota dell'Arta è un documento ufficiale con tanto di numero di protocollo. E la sospensione dei termini prevista al massimo una sola volta e per una durata che non può superare i 180 giorni sancita da una legge dello Stato italiano? Carta straccia. Le regole si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici? Probabile. I cittadini di Atessa se ne facciano una ragione", conclude Bracco. (azz.cal.)



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