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IN COMMISSIONE VIGILANZA NORMA PER ASSEGNARE TERRENI INCOLTI; IL DIRIGENTE ''CONFUSIONE NORMATIVA E CENSIMENTI AL PALO''; PRESIDENTE SMARGIASSI, ''ALTROVE FUNZIONA, NON C'E' VOLONTA'''; POLEMICHE PER ASSENZA ASSESSORE IMPRUDENTE

BANCA DELLA TERRA: DOPO OLTRE TRE ANNI NULLA DI FATTO, ''A COMUNI NON INTERESSA''

Pubblicazione: 03 maggio 2019 alle ore 07:00

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L'AQUILA - Drammatiche carenze in organico nel dipartimento Agricoltura della Regione. Per non parlare di quelle che affliggono i piccoli comuni abruzzesi. A cui si aggiunge un generale disinteresse, da parte dei sindaci, ma anche dell'ente regionale in questi anni. Non stupisce dunque che è rimasta lettera morta,la legge della Banca della Terra, approvata nel lontano settembre del 2015, che voleva censire tutti i terreni abbandonati d'Abruzzo, pubblici e privati, e assegnarli tramite bando, a coloro che vogliono dedicarsi all’imprenditoria agricola, presentando un piano di Piano di coltivazione. 

Questo il desolante quadro che è emerso nel corso delle audizioni in commissione Vigilanza di ieri. La legge porta la firma di Pietro Smargiassi del Movimento 5 stelle, che non a caso, nella nuova veste di presidente della Commissione Vigilanza, ha inteso dare priorità proprio alle sorti della sua sfortunata creatura, nella prima seduta della Commissione. 

A dover relazionare in audizione, doveva essere il neo assessore al ramo Emanuele Imprudente, che però ha  delegato al suo posto Agostino Sacchetti, funzionario dipartimento Politiche agricole della Regione. Assenza, quella di Imprudente, che è stata duramente criticata dai consiglieri del Partito Democratico Silvio Paolucci e Dino Pepe.

Sacchetti, da parte sua, non ha potuto che confermare quello che in fondo già si sapeva: "la legge sulla Banca della Terra riscuote poco interesse da parte dei Comuni". Su 305 Comuni, infatti, si contano sulle dita di una mano quelli che hanno censito i terreni agricoli abbandonati, incolti, insufficientemente coltivati e i fabbricati rurali inutilizzati, e inviato l'elenco al Dipartimento agricoltura della Regione, che deve istitutire l'albo e poi fare il bando di assegnazione, in base ad un preciso Piano di coltivazione.

La legge della Banca della Terra per Smargiassi è però un vero e proprio pallino: "Questa stasi la ritengo una cosa grave - si è accalorato il pentastellato - parliamo di una norma, tra le prime in Italia, che può creare occupazione e rilanciare l'agricoltura di qualità nelle aree interne in via di spopolamento, di cui tutti si riempiono la bocca. I Comuni hanno l'obbligo di comunicare entro il 30 ottobre di ogni anno l'elenco dei terreni disponibili alla Regione, e andrebbero sollecitati ad ottemperare. Avevamo previsto anche il supporto esterno per i piccoli Comuni che non hanno sufficienti risorse umane, da parte di altri enti". Come i Centri di assistenza agricola (Caa), l’Agenzia per l’erogazione in agricoltura (Agea).

E ha incalzato Smargiassi: "mi risulta che non c'è nemmeno un ufficio dedicato alla Banca della Terra in Regione!"

Tutto giusto, in astratto. Il dirigente Sacchetti ha però ribadito che "la norma prevede l'intervento da parte dei Comuni per la ricognizione terreni abbandonati. E non è stata fatta, quasi da nessuno". Dunque il problema non è nella presunta inoperosità della Regione: senza materia prima, i terreni, il bando e le assegnazioni non si possono fare.

E non solo: "nel frattempo sono intervenute anche altre norme nazionali sulla materia, che hanno creato un pò di confusione". Il riferimento è in particolare alla legge 141 del 2017, "Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno", che prevede una misura molto simile a quella della Banca della terra abruzzese, ma dove tutto viene delegato ai Comuni. 

Sacchetti ha ricordato anche "il Comune di Spoltore ha agito autonomamente, al di fuori dell'iter previsto dalla legge, e ha assegnato tre lotti in cambio della gestione dei parchi pubblici". 

A rompere il silenzio degli esponenti di maggioranza durante il dibattito, è stato dunque il consigliere regionale Mario Quaglieri di Fratelli d'Italia: "In fondo se c'è una legge nazionale che può essere già adottata, a che serve una legge regionale, e istituire un ufficio ad hoc?". Affermazione che è forse la conferma del fatto che alla maggioranza questa legge interessa poco.

Marianna Scoccia, dell'Udc-Dc-Idea, che è anche sindaco di Prezza (L'Aquila), ha invece evidenziato che "c'è stata scarsa comunicazione. Mi impegno comunque ad affrontare la questione": 

Fa esercizio di realismo anche l'ex assessore all'Agricoltura  Pepe, accusato nella passata legislatura da Smargiassi di disinteressarsi, anche lui, alla Banca della Terra, che pure aveva sostenuto con il voto in aula. 

"Il dipartimento Agricoltura ha una carenza in organico di cento addetti, e ora deve farsi carico ora anche delle deleghe passate dalla Province,  che si aggiungono a quelle del Piano di sviluppo rurale. E vogliamo parlare dei piccoli Comuni? Non hanno personale per dedicarsi ai censimento, questa è la verità, tenuto conto che è un iter complesso. In molti casi c'è solo un tecnico a scavallo per cinque comuni... ". Come a dire: una legge che non ha le gambe per caminare, resta un pezzo di carta. 

"Non prendiamoci in giro - ha replicato Smargiassi - ci sono piccolissimi comuni che il censimento lo hanno fatto, dunque secondo me il problema è altrove non c'è volontà. E dovrebbe essere la Regione a sollecitarli a darsi un mossa. So per certo ad esempio che il Comune di Vasto il censimento lo ha fatto, ma non ha inviato l'elenco alla Regione". 

Ha poi ricordato che in Toscana e in Veneto anche i piccolissimi comuni riescono a fare i censimenti, e infatti la Banca della Terra è una realtà, e centinaia di ettari sono stati già assegnati. Non a caso in Toscana c'è un ufficio regionale che si occupa della Banca della Terra con ben 10 addetti. 

Alla domanda cruciale: "quale iniziative intende adottare il nuovo esevutivo regionale per arrivare all'applicazione della legge sulla banca della Terra?", formulata da Smargiassi, il dirigente non ha potuto ovviamente rispondere, vista la natura politica della domanda. 

Avrebbe dovuto farlo infatti l'assessore Imprudente, la cui assenza ha provocato la reazione stizzita di Paolucci e Pepe. 

"Registriamo l’assoluta indifferenza e la mancanza di rispetto Istituzionale per i lavori della Commissione del Consiglio regionale - hanno tuonato i due in un comunicato stampa - l’assenza del vertice del Governo Regionale in Audizione a discutere su alcune tematiche riguardanti lo stato di attuazione delle legge sulla Banca della Terr, non è un bel segnale, nonostante da questa legislatura la Giunta possa beneficiare della norma della surroga degli Assessori che consente loro di gestire al meglio l’agenda politica dell’assessorato". 

COME FUNZIONA LA BANCA DELLA TERRA

La legge della Banca della terra della Regione Abruzzo, approvata a settembre 2015,  intende consentire l’assegnazione di terreni incolti o abbandonati e fabbricati rurali inutilizzati a chi ne farà richiesta, con beneficio per le aree interne d’Abruzzo spopolate, e a giovani o meno giovani che desiderano tornare all’agricoltura.

Il decreto di attuazione è stato approvato a luglio 2017. 

Il regolamento prevede un albo formalmente istituito presso il Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca della Regione Abruzzo.

Sarà diviso in due Elenchi, per i "beni di proprietà pubblica" e i "beni di proprietà privata".

I terreni agricoli abbandonati, incolti, insufficientemente coltivati e i fabbricati rurali inutilizzati vengono censiti dai Comuni o dalle loro Unioni, con il supporto dei Centri di assistenza agricola (Caa), dell’Agenzia per l’Erogazione in agricoltura (Agea) e degli altri Enti pubblici locali non regionali.

In questo modo anche i piccoli Comuni che non hanno sufficienti risorse umane, saranno messi in grado, con l’aiuto esterno, di fare i censimenti, potendo anche utilizzare dati e documenti forniti da altri enti pubblici, attivando apposite forme di collaborazione.

In caso di difficoltà per i Comuni di procedere al censimento dell’intero territorio di rispettiva competenza, è possibile identificare prioritariamente e censire “le aree che per propria natura, per posizione orografica per possibilità di accorpamento con aree contigue o per caratteristiche di viabilità sono di maggiore interesse ai fini della successiva assegnazione per la rimessa a coltura”.

Si prevede insomma anche una via semplificata.

Su richiesta dei titolari, possono essere inseriti nel censimento i beni di proprietà privata specificando la destinazione ad uso agricolo o forestale, il periodo di disponibilità e il canone di affitto richiesto.

L’iscrizione di un terreno alla Banca della terra è volontaria, e il proprietario può chiedere un canone d’affitto.

Può in qualsiasi momento, richiedere ai Comuni l’aggiornamento dei beni censiti o la cancellazione dei beni dall’elenco, motivando la richiesta.

Fatti i censimenti, i Comuni sono tenuti entro il 30 ottobre di ogni anno a inviarli alla Regione. 

Bisognerà poi dare pubblicità dei terreni messi nell’elenco con affissione negli Albi Pretori, pubblicazione sui siti Istituzionali dei Comuni e altre forme di promozione, in modo tale da assicurare la massima trasparenza nonché l’aggiornamento dei dati in essa contenuti.

Il bando di assegnazione sarà fatto dal Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca della Regione.

La graduatoria sarà decisa soprattutto in base al Piano di coltivazione presentato da chi farà richiesta.

Un Piano che deve prevedere il raggiungimento degli obiettivi di ripristino, l’inizio e i tempi di realizzazione delle opere, dei lavori e degli acquisti necessari, da avviare entro centottanta giorni dall’assegnazione, con definizione di un cronoprogramma. L’assegnazione non potrà superare i quindici anni.

A fare punteggio, le opere che “contribuiscono al miglioramento delle condizioni fisico-meccaniche del terreno e delle proprietà chimico-biologiche (livellamento della superficie del terreno, dissodamento o scasso o ripuntatura, spietramento, aratura, fresatura, concimazione, semina o trapianto, rullatura)”.

I canoni di affitto dei beni privati saranno oggetto di libera contrattazione tra le parti.

Ai proprietari pubblici dei terreni dovrà essere pagato invece un canone annuo compreso tra lo 0,5 per cento e il 10 per cento del Valore agricolo medio (Vam). 

In Abruzzo, per dare un’idea, un terreno incolto produttivo in un area interna oscilla intorno ai 1.600 euro ad ettaro all’anno, e in questo caso il canone sarà tra gli 80 e i 160 euro.

I beni assegnati potranno essere revocati per la mancata attuazione del Piano, per mancato pagamento del canone di affitto o di concessione, se saranno realizzate opere e lavorazioni del terreno non consentite dall’atto di assegnazione e se i beni saranno dati in subaffitto.

Ovviamente è esclusa la possibilità di cambio di destinazione d’uso.



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