Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 BENEDETTO CROCE, LA LAND ART, E UN CUORE SPUNTATO TRA I FAGGI DEL PARCO D'ABRUZZO Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

BENEDETTO CROCE, LA LAND ART, E UN CUORE SPUNTATO TRA I FAGGI DEL PARCO D'ABRUZZO

Pubblicazione: 09 settembre 2018 alle ore 09:15

di

PESCASSEROLI - Immaginando un passato che poteva anche essere, viene da chiedersi cosa avrebbe pensato l'illustre filosofo Benedetto Croce a passeggio tra le faggete della sua Pescasseroli, alla sorprendente vista di un grande cuore ligneo, eburneo e venoso.

Abbarbicato su un albero che solo per un pregiudizio viene considerato secco e morto, ma che in realtà sta semplicemente recitando un’altra parte in commedia nel ciclo perpetuo della natura.

Il cuore in questione è l’opera d’arte realizzata da Marcantonio Raimondi Malerba, in arte semplicemente Marcantonio, 45enne di Ravenna, nell’ambito della prima edizione di Arteparco, nato da un’idea di Paride Vitale, titolare dell'omonima agenzia di comunicazione, anche lui di Pescasseroli, e che ha scelto il familiare sentiero della Difesa nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, come primo passo di un progetto che vuole avere un seguito.

Nel segno della land art, "arte della terra", dove l’artista, esule dai luoghi asettici dell’esposizione museale, decide di lasciare una traccia, spesso effimera, in mezzo alla natura, negli spazi incontaminati.

Una novità relativa per l’Abruzzo, dove la land art non ha mai davvero attecchito, se si fa eccezione di qualche sporadico intervento, che purtroppo però non può  essere paragonato con celebrati luoghi di pellegrinaggio come Arte Sella, nei boschi della Valsugana, in Trentino Alto Adige, dove ci si imbatte nella fiabesca cattedrale vegetale di Giuliano Mauri e nella cupola per Leonardo di Rinus Roelofs, o come, sempre in Trentino, con Bosco Arte di Stenico, con le sue farfalle di cellulosa e le matite colorate giganti. Per non parlare del grande cretto di Alberto Burri, a Gibellina in Sicilia, calco interiore di un paesino cancellato da un terremoto, e di Humus park di Pordenone in Friuli, che ha attratto negli anni centinaia di artisti e decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo.

Qualcosa di nuovo, nell’Abruzzo "cuore verde" d’Italia può essere rappresentato proprio da questo abbrivio verso un nuovo umanesimo delle montagne, proposto da Arteparco. Spezzando la monocultura delle zappe, dei cesti e degli aratri in disuso, esposti nei pur apprezzabili musei dei vecchi mestieri, delle sculture che arredano le rotonde, come i nani di gesso in alcuni giardini, o anche delle mostre dove spesso la pittura si riduce all'arte di proteggere superfici piane dalle intemperie e di esporle alla critica, per citare Ambrose Bierce.

Dopo un circa un'oretta di cammino da Pescasseroli, lungo il sentiero della Difesa, Marcantonio tira il fiato sotto il suo Cuore, e ne illustra uno dei possibili palpiti.

"In questa opera ho voluto invitare a riflettere sul nesso profondo che c'è tra radici, rami e tronchi e il nostro sistema circolatorio. Inoltre il cuore è un simbolo di dolcezza, di rispetto e di buon augurio".

Con altri escursionisti si riflette che il "brutto" nella land art, è soprattutto il fallimento dell'artista prigioniero del suo frivolo ego, incapace di entrare in sintonia con l’ecosistema naturale che ospita la sua opera, e di cui è lui stesso parte, provocando così solo fastidioso inquinamento semantico.

Per questo quel cuore può essere intanto, semplicisticamente, definito bello.

"A pensarci bene è stato questo meraviglioso paesaggio a suggerirmi l'opera - conferma Marcantonio - . Prima di venire qui avevo maturato in città, nel chiuso del mio studio, altre idee, che ho poi messo da parte. Questo bosco mi ha invitato al rispetto, ad un intervento pulito, leggero, non invasivo. Del resto la natura é già perfetta, è già pienezza di senso, nessuna opera d'arte può rivaleggiare con lei, puoi solo porti umilmente in ascolto".

Sotto a quel cuore non solo gli invitati all'insolito vernissage open air, ma anche famigliole di escursionisti che si soffermano volentieri a osservare, cimentandosi in non banali riflessioni estetiche.

E così si ha la piacevole sensazione che è lontano da qui mille miglia il mondo storto dell’arte nell’era della riproducibilità finanziaria, dove il valore di un'opera, al pari di un titolo tossico, è determinato dalla giostra della compravendita, e dal rating attribuito dagli influencer del mercato del sedicente bello.

"Sono davvero curioso di vedere come si svilupperà Arteparco, - confida Marcantonio - e sono orgoglioso di essere stato il primo artista invitato. Il connubio tra arte contemporanea e natura é potente, risveglia le anime, incuriosisce gli intelletti. Esporre qui e molto diverso che farlo in una galleria d'arte. Quel cuore non potrà essere né venduto né comprato, a decidere il valore, il senso, non sarà l'influente curatore della mostra, ma le persone che passeranno di qui. E questo è molto democratico".

Il vernissage si conclude, sulla via del ritorno, in un rifugio del Parco, intorno ad una sibaritica pasta all'uovo condita con pecorino e spinaci selvatici detti orapi, che crescono negli stazzi delle pecore.

Alimentano gli ultimi fuochi di parole, una conca di rame, un cucchiaio di legno e un vecchio setaccio ancora in uso. Opere degli artigiani locali, designer abruzzesi senz'altro meno noti di Corradino D’Ascanio.

 "Sono cresciuto cercando il valore intrinseco dell'arte - dice Marcantonio -, ora come designer che lavora per importanti aziende, ho a che fare con il valore commerciale delle mie opere. Penso che però, in ogni caso, alla fine quello che conta è la fruizione, sono le emozioni che provano le persone davanti a quello che hai realizzato. Mi sono avvicinato al disegno industriale per amore dell'oggetto quotidiano. Un banale bicchiere, un portacandela, possono assumere per ciascuno di noi un valore intimo, e al pari di un amuleto o di un oggetto rituale, un significato magico".

Abbiamo dimenticato il pensoso Benedetto Croce lungo il sentiero.  E una domanda rimasta in sospeso.

Ebbene: l'illustre Croce vedeva nell'arte l'intuizione di un invisibile  lacerto di mondo, che si esprime, vivificato dal sentimento di un predestinato, in parole e note, in forme e colori. In un'originaria e indissolubile coesione di immagine e senso. Come un fungo dal rizoma, un pulcino dal suo uovo, un arcobaleno dalla bruma.

L’arte per lui era un momento dello spirito universale, che mai regredisce e che sempre si arricchisce. Una libera repubblica che si dà legge a sé stessa,  oltre i regimi del vero e del falso, dell'utile e dell'inutile, del bene e del male.

Quel cuore nella faggeta, non ha nessuna verità da insegnare, nessuna buona creanza da inculcare, nessuna etichetta con il prezzo.

Sta lì immobile e gratuito, aggrappato ad un albero, con cui condividerà il destino, nel lento alternarsi delle stagioni, al sole e alla pioggia, alla neve e al vento.

Tornerà, assieme al suo albero, humus e nutrimento per nuova vita, dopo aver regalato attimi di stupore lungo un sentiero.



© RIPRODUZIONE RISERVATA


ALTRE NOTIZIE

 CONTATTA LA REDAZIONE 2003- 2018 Enfasi srl
INFORMAZIONI COMMERCIALI .
Enfasi srl - Quotidiano digitale registrato presso il Tribunale dell'Aquila con decreto n°501 del 2 settembre 2003
Iscrizione al ROC n. 26362 - P.IVA 01812420667
Direttore responsabile Berardo Santilli

La redazione può essere contattata al


Politica d'uso dei Cookies su AbruzzoWeb

Alcune foto potrebbero essere prese dal Web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari contrari alla pubblicazione potranno segnalarcelo contattando la redazione.
Powered by Digital Communication  -  Developed by MA-NO
 
X

Questo sito utilizza dei cookie per monitorare e personalizzare l'esperienza di navigazione degli utenti. Continuando a navigare si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito.
Per avere più informazioni o modificare le impostazioni sui cookie clicca qui