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SOFFERTA APPROVAZIONE , CONSIGLIERE M5S: ''CRIMINALI IN ALLOGGI'', GOVERNATORE: ''ANALFABETA COSTITUZIONALE'', PRIMA DEL VOTO MARCOZZI PUBBLICA FOTO PRESIDENTE: ''MENTRE SI DISCUTE LUI MANGIA''

CASE POPOLARI: SCONTRO MARSILIO PETTINARI, CONSIGLIO, SI' A RIFORMA ASSEGNAZIONI

Pubblicazione: 15 ottobre 2019 alle ore 18:25

L'AQUILA - Dopo una giornata movimentata in consiglio regionale, è stata approvata a maggioranza la legge di iniziativa della Giunta che modifica le norme per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e per la determinazione dei relativi canoni di locazione. 

A favore ha votato il centrodestra, tra le opposizioni c’è stato il no del centrosinistra e l’astensione del Movimento cinque stelle. 

L’esame è avvenuto in un clima caratterizzato da alcuni duri scontri. La discussione è stata animata prima dal capogruppo del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi, che ha sferrato un attacco durissimo, durante la seduta, al governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia: "Mentre in aula si discute del futuro dell’Abruzzo, Marsilio sta tranquillamente pranzando in mensa". 

Al presidente dell’assise, Lorenzo Sospiri, che stava tentando di aprire la discussione generale sul provvedimento della case popolari, Marcozzi e il collega pentastellato Domenico Pettinari hanno chiesto la sospensione della seduta: "La riprenderemo quando Marsilio avrà preso il caffé”. Pettinari ha argomentato: “Marsilio è l’ispiratore della legge, mi sento offeso dalla sua assenza. Non dobbiamo iniziare!".

Anche Sandro Mariani, capogruppo di Abruzzo in Comune, ha attaccato: "Sono otto mesi che non c’è mai, voi volete la guerra! Sono pronto a occupare il consiglio, fate venire il presidente, è una vergogna! Al posto mio l’assessore Mauro Febbo avrebbe rotto i tavoli". Marsilio, appena entrato in aula, ha replicato: “Convocheremo un Giurì d’onore, Pettinari. Io sono sempre in aula, basta bugie. Non sono tenuto a stare qui a sentire le risposte degli assessori alle interrogazioni. Sturi le orecchie: sono qui dalle 11.30”.

Dopo le accuse di assenza “per pranzare” a Marsilio, lo scontro con il Movimento cinque stelle è continuato anche durante la discussione del progetto di legge sulla disciplina delle assegnazioni delle case popolari

Pettinari ha attaccato un aspetto particolare: il comma 3 dell’articolo 7, secondo cui non possono accedere alle assegnazioni o devono essere cacciati coloro che hanno riportato una condanna, anche in primo grado, per reati connessi alle violenze domestiche, mentre bisogna arrivare a una condanna passata in giudicato, quindi dopo tre gradi di giudizio, per tutti gli altri reati.

"Fate rimanere i criminali nelle case popolari - ha attaccato Pettinari - Quando dite che state irrigidendo la norma fate solo propaganda. Volete dire che siete più a destra della destra e poi lasciate i mercanti di morte nelle case. I reati domestici sono il 10% del totale di quelli commessi negli alloggi popolari: gli altri sono il 90%. Da lei, presidente Marsilio, mi aspettavo di più".

Dura, a quel punto, la replica di Marsilio: "Ho sentito un intervento di raro analfabetismo costituzionale e giuridico. Abbiamo sentito un consigliere che viene qui a reclamare il diritto di una legge regionale di andare contro una legge dello Stato. Non è così. Lei non ha capito nulla, gliel’hanno spiegato tante volte in commissione. Chi fa violenza domestica viene allontanato dal nucleo familiare, in virtù di atti precauzionali nei confronti delle vittime che continueranno a stare in casa senza avere l’orco. Anche se la condanna non è ancora passata in giudicato. Non faccia la gara a chi è più sceriffo, sennò dovrei dirle guardi bene con chi si accompagna, con chi è alleato politicamente (Pd, ndr)".

La legge si compone di sei articoli e non comporta impegni di spese per il bilancio regionale. Tra le novità il nuovo progetto di legge amplia la categoria dei reati previsti dalla legge regionale 96/1996 che nella sua formulazione attuale, richiede che l’intestatario della domanda di assegnazione  e/o uno dei componenti del suo nucleo familiare non debba avere riportato condanne penali passate in giudicato per una serie di reati. 

La nuova legge, amplia la categoria dei reati, ricomprendendo tra le condanne definitive anche i reati di vilipendio (vilipendio della Repubblica, delle  istituzioni  costituzionali e delle forze armate, vilipendio alla nazione italiana, vilipendio  o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato), tutti i reati contro la PA (dal peculato alla corruzione, passando per concussione e violenza o minaccia a pubblico ufficiale), contro l’amministrazione della giustizia (es. reati di favoreggiamento e falsa testimonianza), contro l’ordine pubblico, contro il patrimonio, fino ad arrivare ai delitti contro la persona (maltrattamenti in famiglia, lesioni, omicidio, ecc.). 

La proposta di legge introduce inoltre una disposizione di favore nei confronti dei coniugi separati o divorziati, i quali, seppur titolari di case di proprietà, non possono usufruirne in quanto assegnate dalla legge all’altro coniuge, il che determina spesso una situazione di forte difficoltà economica e abitativa. In questi casi, si prevede che la casa assegnata al coniuge separato o all’ex-coniuge non sia considerata ai fini del requisito di cui alla lettera d), ossia quello relativo alla non titolarità di diritti di proprietà o altri diritti reali di godimento. 

Il progetto di legge intende,  tra l’altro, rendere più precisa la disciplina delle dichiarazioni in merito all’attestazione della proprietà, garantendo maggiore equità e certezze nei controlli dei requisiti. In particolare, per quanto riguarda i cittadini stranieri non sarà più consentita un’autocertificazione su eventuali proprietà all’estero, bensì occorrerà presentare una certificazione, rilasciata secondo i criteri previsti ai sensi dall’articolo 2 del Dpr 394/1999.

Per Marsilio, "Con questo passaggio garantiamo più equità e più giustizia nell'assegnazione degli alloggi popolari e si riuscirà a far diminuire, fino all'azzeramento, gli aspetti delinquenziali che affliggono molti quartieri delle città abruzzesi. La legge che ho voluto portare avanti sin dall'inizio di questa consiliatura oggi è diventata realtà. Un provvedimento legislativo che diventerà sicuramente traccia per le altre regioni d'Italia". 

Il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri la definisce "Una legge rigorosa, ferma e soprattutto equa che, da questo momento, rafforzerà il diritto all’alloggio popolare solo per chi ne ha diritto e lavora onestamente, togliendo le case a chi le occupa abusivamente, o le usa per fini illeciti, o a chi si macchia di delitti orrendi come le violenze domestiche, e a chi offende i simboli del nostro Stato. È quella approvata oggi dal Consiglio regionale, frutto del lavoro serrato della nostra maggioranza che ha migliorato la legge, sempre del centrodestra, del 1996. Ora dalle parole passiamo ai fatti: ai sindaci abbiamo dato gli strumenti più adeguati per riportare ordine e rispetto della legge nei nostri quartieri più popolari". 

"Nel documento normativo - ha aggiunto Sospiri - ci sono alcuni elementi cardine innovativi e attesi da tempo: partiamo da un assunto, ovvero tutti hanno diritto alla casa popolare, cittadini italiani e stranieri che, allo stesso modo, dovranno dimostrare di non essere titolari di altri immobili, in Italia o all’estero, e tutti dovranno certificare il proprio reddito fiscale. Una previsione che non determinerà alcuna penalizzazione nei confronti dei cittadini stranieri regolari i quali, attraverso le proprie ambasciate e consolati, potranno tranquillamente produrre i documenti necessari, esattamente come previsto per accedere al reddito di cittadinanza". 

"Fuori dagli alloggi popolari chi delinque, oggi più di prima - ha sottolineato Sospiri -, e infatti abbiamo inserito nuovi reati che fanno decadere il diritto alla casa, ovvero il vilipendio nei confronti della Repubblica, delle Forze Armate, della nazione, danneggiamento della bandiera italiana, dunque tutti reati che producono offesa nei confronti dei simboli del nostro Stato. Perderanno il diritto all’alloggio chi viene sorpreso in flagranza di reato nello spaccio di droga o prostituzione, ma anche chi si macchia di un delitto orrendo come la violenza domestica, un adeguamento della legge a quella che è oggi un’emergenza come il femminicidio. Abbiamo però aperto una nuova finestra nei confronti dei coniugi divorziati: oggi, seppure la moglie fosse titolare di una casa popolare, anche il marito che si separa ed è costretto a trovare una nuova sistemazione abitativa avrà diritto di fare domanda di casa popolare, una mano tesa a singoli soggetti che si ritrovano in una condizione di disagio oggettivo e innegabile". 

"Non basta: da questo momento, chi occupa abusivamente un alloggio popolare non avrà diritto di allaccio alla rete dell’acqua potabile né agli altri servizi, come luce e gas. Questa condizione renderà di fatto inagibile l’alloggio e dunque farà venir meno i requisiti di salubrità, igiene e sicurezza, ovvero la casa diverrà invivibile, un’arma in più nelle mani dei sindaci per accelerare le procedure di sfratto e per ottenere i relativi provvedimenti di sgombero da parte delle Procure. Infine abbiamo reso più agevole e veloce la comunicazione tra le Ater, che gestiscono il patrimonio immobiliare popolare, e le amministrazioni comunali: almeno ogni due anni le Ater dovranno infatti pubblicare l’elenco degli alloggi eventualmente occupati abusivamente, consentendo ai sindaci di attivarsi con gli strumenti amministrativi più opportuni per liberare quelle case e assegnarle a chi ne ha veramente diritto. Sono chiaramente soddisfatto dell’approvazione di una norma che rappresenta un’altra promessa mantenuta nei confronti del territorio", ha concluso il presidente del Consiglio regionale.



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