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IL RETTORE VUOLE SFRATTARE LA FAMIGLIA TOMEI E LIBERARE LE PARTICELLE
SONO 65 MILA METRI QUADRATI EDIFICABILI, ''NON CI SARANNO SPECULAZIONI''

CENTRO ENI: UNIVAQ CONGELA TERRE, DI ORIO: ''DECIDERA' MIO SUCCESSORE''

Pubblicazione: 27 giugno 2012 alle ore 13:34

Ferdinando Di Orio
di

L’AQUILA - “Non intraprenderò alcuna iniziativa di costruzione sui terreni di Casale Calore: che cosa sorgerà in quell’area lo deciderà il mio successore”.

Ad annunciarlo ad AbruzzoWeb è il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, che fa il punto della situazione alla luce del fallimento dell’ultima trattativa tra Gianni Letta, ex sottosegretario e nume tutelare dell’Ateneo pur senza incarichi, e l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, per la realizzazione (ma non la gestione) di un centro di ricerca da 12 milioni di euro sugli appezzamenti che si trovano nella zona Ovest del capoluogo.

Un “niet” anticipato da questo giornale e che arriva alla luce della scadenza della convenzione triennale stipulata tre anni fa tra Univaq e il colosso petrolifero; un progetto che forse potrà essere riavviato ma stavolta, come scritto a chiare note da Scaroni, l’Eni tratterà direttamente con il Comune capoluogo.

“È una fase interlocutoria, in questo momento è più informato il sindaco Massimo Cialente”, conferma Di Orio su questo punto.

Al di là di quello che sarà il futuro del progetto, il rettore ora ha un’unica priorità, quella di riprendersi le terre dove sarebbe dovuta sorgere la struttura, da centrare nel suo ultimo anno di mandato, ottenuto dopo la ‘proroga-bis’ di un codicillo della riforma Gelmini.

“Ho un compito importante - spiega - liberare quei terreni da chi li ha occupati. Spesso si dimentica che furono affittati da Schippa (Giovanni, ex rettore, ndr), non certo da me, e pochi sanno quanto è difficile renderli liberi, quanto siano complicati i patti agrari, sono norme difficilissime”.

Ad avere in affitto i terreni è la famiglia Tomei, oggi rappresentata da Giulia Porfirio, che di recente, poco prima che Scaroni dicesse basta, si è vista rinnovare in fretta e furia il contratto d’affitto, con lo scambio di alcune particelle con altre e perfino un indennizzo di 10 mila euro.

Un’operazione che ha spaccato la governance dell’Ateneo, visto che i revisori dei conti l’hanno bocciata in pieno ma il rettore ha deciso di andare avanti lo stesso nella speranza di salvare progetto e finanziamento. Speranza vana.

“Volevo accorciare i tempi, c’era urgenza di liberarli a ridosso della scadenza con Eni - spiega oggi - Non essendoci più investimenti non ci sarà alcun indennizzo e anzi, avvieremo subito lo sfratto verso la signora che ci ha creato molti problemi”.

Al di là del progetto di centro di ricerca, l’Università ha tutto l’interesse a rimettere mano a quelle particelle, complessivamente si parla di oltre 65 mila metri quadrati. Terreni che il Comune ha reso edificabili da agrari che erano in origine e almeno per ora non pare intenzionato a tornare indietro.

Un piatto molto ghiotto già all’inizio, visto che per il centro di ricerca ne sarebbero serviti “solo” 10 mila, figuriamoci ora che l’area è tutta sgombra!

Il rischio di speculazioni edilizie sembra concreto ma, proprio come Cialente, Di Orio non la pensa così.

“Non credo possano esserci speculazioni, trattandosi di un terreno universitario lo escludo. In ogni caso - conclude - i nuovi organi accademici decideranno che cosa realizzare lì”.



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