Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 CORTE CONTI: AIUTI A SAGA INCOSTITUZIONALI, SPA INDEBITATE, DISAVANZO SU DEL 68% Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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REGIONE ABRUZZO: GIUDICI CONTABILI DANNO L'OK CON RISERVA A PARIFICA RENDICONTI DEL 2014 E DEL 2015, MA DURO ATTO DI ACCUSA PROCURATORE SU GESTIONE FINANZIARIA NELLE PASSATE LEGISLATURE

CORTE CONTI: AIUTI A SAGA INCOSTITUZIONALI, SPA INDEBITATE, DISAVANZO SU DEL 68%

Pubblicazione: 18 aprile 2019 alle ore 21:55

L'AQUILA - Profili di incostituzionalità del rifinanziamento da 7 milioni di euro della Saga, la società regionale che gestisce l'aeroporto d'Abruzzo. Che saranno dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, segnalati alla Corte Costituzionale. 

Società partecipate che perdono quasi 24 milioni di euro, e anche per questo un disavanzo complessivo cresciuto dal 2012 al 2015 del 68,3 per cento, passando da 454 milioni e 964 mila euro a 765 milioni e 729 mila euro. Senza che ciò abbia indotto ad alcuna misura efficace e strutturale di risanamento.

A leggere la relazione del Procuratore regionale della Corte dei Conti Antonio Giuseppone, e anche il giudizio di parifica della Sezione regionale di Controllo dei giudici contabili, presieduta da Angelo Buscema, appare forse fuori luogo l'ottimismo e la soddisfazione esibita dal presidente della Regione Marco Marsilio, dal neo assessore al Bilancio Guido Liris e dal suo predecessore Silvio Paolucci, ora capogruppo del Pd all'opposizione.

Che al termine dell'udienza di oggi a L'Aquila, hanno salutato come un grande risultato l'approvazione da parte della Corte dei Conti, seppure con numerose riserve, il riaccertamento, voce per voce, fattura per fattura, dei debiti e crediti effettivi relativi ai bilanci del 2014 e del 2015. Passo in avanti, questo è vero, per recuperare il tempo perduto, e completare "l'operazione verità" sui conti della Regione, una volta che saranno approvati anche i rendiconti del 2016 e del 2017. Entro l'anno, ha promesso Marsilio. 

Resta il fatto che la lettura della relazione del procuratore Giuseppone, suona come un duro atto di accusa nei confronti delle passate legislature, del centrodestra di Gianni Chiodi, e del centrosinistra di Luciano D'Alfonso, per come hanno gestito i conti pubblici, e i soldi degli abruzzesi.

Tanto per cominciare, il procuratore regionale ha evidenziato che la Regione ha accumulato pesanti ritardi "nei procedimenti di rendicontazione della gestione finanziaria ed economico-patrimoniale". 

Il rendiconto 2013 è stato definitivamente approvato infatti con legge regionale il 21 dicembre 2018, la proposta di rendiconto 2014 è stata approvata con delibera di Giunta il 29 settembre 2017, la proposta di rendiconto 2015 è stata approvata con delibera di giunta del 12 dicembre 2018. In ogni caso con gradissimo ritardo, rispetto alle tempistiche stabilite dalla legge. Una tirata di orecchie, che è stata fatta più di una volta, in questi anni. 

Ma fin qui siamo ancora alla forma: arrivando alla sostanza Giuseppone evidenzia che "partendo dal 2012, primo esercizio oggetto di parifica da parte della Corte dei conti, la situazione finanziaria della Regione evidenzia un progressivo deterioramento causato dalla mancata adozione di misure in grado di assicurare il ripristino degli equilibri di bilancio e il recupero del disavanzo pregresso". 

Dal 2012 al 2015, infatti, anziché essere riassorbito "per effetto di iniziative virtuose che l’Amministrazione era tenuta a mettere in campo", il disavanzo, come detto è cresciuto del 68,3 per cento passando 454.964.094 euro a 765.729.323 euro. 

Il procuratore osserva dunque che "il ripiano del disavanzo non può comunque superare il tempo della programmazione triennale e quello della scadenza del mandato elettorale, affinché gli amministratori possano presentarsi in modo trasparente al giudizio dell’elettorato al termine del loro mandato". Ovvero senza lasciare “eredità finanziariamente onerose e indefinite". 

L'assemblea regionale era pertanto "chiamata ad adottare un piano di rientro, da sottoporre al parere dei revisori, nel quale individuare puntualmente i provvedimenti necessari a ripristinare il pareggio", tenuto conto che "comportamenti opportunistici e meramente dilatori finiscono per confliggere anche con elementari principi di equità intergenerazionale, atteso che sugli amministrati futuri verranno a gravare sia risalenti e importanti quote di deficit sia la restituzione dei prestiti autorizzati nel corso della procedura di rientro" .

La riprova di questo vizio di lasciare i debiti alle generazioni future, è ad esempio il fatto che "nel bilancio di previsione 2014 non conteneva alcuno stanziamento destinato alla copertura del disavanzo", mentre nel 2015 la quota è stata pari ad appena  5 milioni. Bruscolini, visto che rappresenta soltanto l’uno per cento del disavanzo accertato con l’ultimo consuntivo approvato.

A peggiorare la situazione ci si sono messi anche i contratti finanziari derivati che hanno generato differenziali negativi per 40 milioni.

"A fine 2015 il fair value complessivo (che rappresenta il prezzo che la Regione dovrebbe pagare nel caso in cui intendesse estinguere anticipatamente tutte le proprie posizioni) - scrive Giuseppone - è negativo per 792 milioni" 
Il che deve destare non poche preoccupazioni, in quanto, "indicando il valore attuale dei flussi finanziari attesi dai contratti, è consentito affermare che anche per gli esercizi successivi ci sarà una significativa incidenza negativa di tali contratti sulla gestione finanziaria della Regione". 

C'è poi, come detto la "bomba" della dubbia costituzionalità della legge regionale 19 del 2015 “Interventi in favore della Società Abruzzese Gestione Aeroporto (SAGA s.p.a.)” , che ha disposto un trasferimento di 7 milioni di euro a favore del gestore dello scalo aeroportuale di Pescara, di cui la Regione è azionista al 99 per cento. Al fine di ripianare le pesanti perdite subite negli esercizi precedenti che avevano determinato la completa erosione del capitale sociale.

L’intervento a favore della società osserva però il procuratore, e conferma la Sezione regionale di controllo nel Giudizio di parifica, "non è stato preceduto dalla notifica preventiva alla Commissione europea ai fini della verifica della compatibilità della misura con il mercato unico, in materia di aiuti di Stato".

E non vanno ritenute condivisibili, a parere della procuratore, le argomentazioni della Regione, secondo le quali non si configura aiuto di Stato, in quanto la misura si può paragonare a quella di un operatore privato, che "tenendo conto della sola possibilità di ottenere un utile, avrebbe concesso lo stesso finanziamento". E tenuto conto che "il piano industriale che ha preceduto l’operazione di ricapitalizzazione dimostrerebbe il raggiungimento dell’equilibrio finanziario, anche tendenziale, e sarebbe sufficiente ad escludere che la società abbia ricevuto un vantaggio economico". 

La Corte dei Conti obietta infatti che le norme del Trattato assegnano alle decisioni dalla Commissione, la verifica della compatibilità dell’aiuto con il mercato interno.

E "non v’è dubbio che un’agevolazione in astratto riconducibile alla categoria degli aiuti di Stato". 
Infatti, si spiega nella relazione, "l’ammontare dell’agevolazione è ampiamente superiore al limite previsto che consente di qualificare l’intervento come de minimis, pari a 200 mila euro in tre esercizi finanziari". L’agevolazione poi "ha consentito di evitare la liquidazione della società così falsando, o minacciando di falsare, la concorrenza tra gli operatori del settore".

C'è poi un'ulteriore ragione di dubbia incostituzionalità: "l’intervento finanziario della Regione si è reso necessario a causa delle rilevantissime perdite subìte dalla Società nel corso dei precedenti esercizi", in contrasto con "le clausole generali di efficienza ed economicità dell’agire amministrativo nonché dei principi di coordinamento della finanza pubblica che sanciscono il divieto di soccorso finanziario degli organismi partecipati in perdita".

La gestione deficitaria della Saga, non costituisce però per il procuratore un caso isolato, nel panorama degli organismi partecipati dalla Regione. 

"Nel 2014, dieci delle quindici società partecipate - scrive impietosamente il procuratore -, hanno chiuso in perdita. In molti casi, un risultato negativo era stato ottenuto anche nell’esercizio precedente. In valori monetari, le perdite complessivamente accumulate ammontano a 23,8 milioni compensate solo marginalmente da utili per 100 mila euro".
La raccomandazione è dunque quella di adottare "le misure ritenute più opportune per ricondurre la gestione degli organismi partecipati a canoni di redditività o, in alternativa, ad assumere le conseguenti valutazioni nell’abito dei percorsi di razionalizzazione delle partecipazioni che è tenuta ad implementare in base alla normativa vigente in materia". 

Senz'altro più facile a dirsi che a farsi.

Nel giudizio di parifica, la sezione regionale ha approvato dunque i rendiconti del 2014 e del 2015, rilevando che solo nel primo caso è stato rispettato il patto di stabilità, anche se in ogni caso non sono stati contratti mutui. 
Nel giudizio si dà atto che "le verifiche effettuate conducono ad una valutazione di attendibilità complessiva delle scritture contabili. e del lavoro di riaccertamento dei residui attivi e passivi. Anche se ci sono delle correzioni e aggiustamenti da fare, in entrambe le annualità, su alcuni capitoli di bilancio, e residui attivi e passivi di dubbia od errata contabilizzazione, per i quali il collegio ha rinviato il giudizio. 

La Sezione regione conferma infine che il finanziamento della Saga evidenzia fondati profili di incostituzionalità e "su conforme richiesta della procura regionale il collegio ritiene necessario investire, con separata ordinanza la Corte costituzionale della questione di legittimità". Filippo Tronca



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