Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 DALL'AQUILA ALLO SPOLETO ART FESTIVAL: ''RACCONTO L'AMORE PER LA MIA TERRA'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

GIORNALISTA E SCRITTRICE AQUILANA MONICA PELLICCIONE PORTA LA CITTA'
ALLA RIBALTA INTERNAZIONALE, PARTECIPANDO A SPOLETO ART FESTIVAL 2018

DALL'AQUILA ALLO SPOLETO ART FESTIVAL: ''RACCONTO L'AMORE PER LA MIA TERRA''

Pubblicazione: 13 settembre 2018 alle ore 20:15

L’AQUILA - Si accendono le luci del palcoscenico letterario internazionale per la giornalista e scrittrice aquilana, Monica Pelliccione, che sarà ospite dello Spoleto Art Festival 2018, in programma nella cittadina umbra dal 28 settembre all'1 ottobre. 

Un invito a rappresentare L'Aquila in un contesto artistico di assoluto prestigio, che arriva a qualche giorno dal premio nazionale Agape Caffè letterari d'Italia e d'Europa per la cultura, di cui è stata recentemente insignita. Ventitre anni di carriera alle spalle come giornalista, storica firma del quotidiano “Il Centro”, Pelliccione vanta numerose collaborazioni con testate nazionali e uffici stampa. Ma è nelle vesti di scrittrice che la quotidianità della cronaca si dissolve lasciando spazio all'approfondimento e all'amore incondizionato per la sua terra, L'Aquila. 

Ne ha narrato le vicissitudini, la storia, le orme lasciate da due grandi Santi e Papi, in un cammino spirituale che non conosce confini.

“L'Aquila e il polo elettronico. Retroscena di una crisi”, pubblicato nel 2005, che ripercorre l'ascesa e il declino industriale del capoluogo, è il primo libro della Pelliccione. Seguono “Nel nome di Celestino”, scritto nel 2009, anno del sisma, e “ San Pietro della Jenca. Il Santuario di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso d'Italia”, del 2013, che svela il rapporto profondo e mistico tra il Pontefice polacco e l'Abruzzo.

Il 2 settembre scorso le è stato conferito il premio nazionale Agape per la cultura. Si aspettava questo riconoscimento?

“Non ne avevo avuto il minimo sentore. La telefonata del presidente dei Caffè letterari d'Italia e d'Europa, Antonio Lera, che mi annunciava il premio, è stata tanto inattesa quanto gradita, soprattutto per le motivazioni del riconoscimento, che viene attribuito a personaggi del mondo dell'arte e del giornalismo che, con le loro opere, si sono particolarmente distinti, negli ultimi anni, per la diffusione della cultura e del sapere. Il riferimento, nel mio caso, è ai due libri sulla Perdonanza di Celestino V e su Giovanni Paolo II: due emblemi della chiesa, nella loro asceti spiritualità, che hanno avuto un legame fortissimo, testimoniato dalla costante presenza, con L'Aquila e l'Abruzzo”.

Il 29 settembre sarà a Spoleto, ospite dell'omonimo Festival, nella sezione letteratura.

“La partecipazione allo Spoleto Art festival mi gratifica e inorgoglisce, in quanto mi offre l'opportunità di “esportare” i profondi valori culturali, sociali e religiosi che L'Aquila custodisce: Celestino V, l'immagine di Papa Wojtyla sul Gran Sasso, l'Indulgenza Plenaria, la basilica di Santa Maria di Collemaggio con la Porta Santa, la seconda al mondo dopo quella di San Pietro, a Roma. Non sarò sola: nel salotto culturale di Spoleto approderà il territorio aquilano, con il suo prezioso patrimonio. Sono onorata di poterlo fare su un palcoscenico internazionale che annovera nomi altisonanti della letteratura italiana e mondiale. Tra gli ospiti di questa edizione, Billy the Artist, designer newyorchese, e Angelo Sagnelli, direttore artistico del premio Spoleto art festival per la categoria letteratura".

La Perdonanza ambisce al riconoscimento di patrimonio immateriale Unesco. Lei pensa che questo traguardo possa essere tagliato?

“Se arriverà il riconoscimento da parte dell'Unesco si aprirà un nuovo capitolo, una storia moderna della Perdonanza, sicuramente una fase molto forte, più inclusiva, universale. La Perdonanza, con il suo messaggio di pace e riconciliazione sociale, incarna perfettamente i requisiti richiesti quale patrimonio immateriale dell'umanità. Credo che gli aquilani stiano prendendo consapevolezza di quanto può valere la cultura: L'Aquila è una città a forte vocazione culturale, quindi perché non riconquistare gli spazi storici, artistici, mediatici, persi con il sisma del 2009, anche in nome di una rinascita sociale?”.

Quanto il messaggio di Celestino V può essere considerato attuale?

“San Pietro da Morrone chiede all'uomo un atto di perdono, di riconciliazione con Dio e con l'umanità. Attraversare la Porta Santa di Collemaggio “sinceramente pentiti e confessati” significa spogliarsi del proprio ego, tendere la mano agli altri, rinunciare al predominio e al potere. Un atto di umiltà e di pace sociale”.

Tornando alla sua professione, come è avvenuto il passaggio da giornalista a scrittrice?

“È accaduto in modo del tutto naturale. Da oltre un decennio seguivo la cronaca sindacale. Erano gli anni bui dell'ex polo elettronico, che si andava lentamente dissolvendo, con un'emorragia occupazionale senza precedenti. L'allora Cassa di Risparmio dell'Aquila, oggi Bper, mi chiese di raccontare tutto questo, per lasciare traccia delle trasformazioni del tessuto socio-economico dell'Abruzzo interno. Nacque così il mio primo libro. L'impronta prettamente spirituale e religiosa caratterizza, invece, gli altri due volumi incentrati su quelli che considero emblemi della città: Collemaggio e il Santuario della Jenca”.

Una tappa della sua carriera che le sta particolarmente a cuore?

“Nel mio album dei ricordi ce ne sono molte: gli esordi in tv e gli anni di formazione al Centro. È lì che ho imparato il mestiere di giornalista, facendo la gavetta. Ho avuto grandi maestri, che mi hanno formata e plasmata. È respirando l'aria di una redazione che si sviluppa il fiuto per la notizia, l'arte del giornalismo in tutte le sue declinazioni. Non basta soltanto saper scrivere”.

E qualcosa che non rifarebbe, se tornasse indietro?

“Scelte professionali sbagliate ce ne sono state, soprattutto negli ultimi anni. Ma non rimpiango nulla. È nei momenti più duri che si scopre la vera forza interiore di ognuno di noi. E i risultati arrivano, sempre”.

Come donna si è sentita penalizzata nel suo lavoro?

“In una società che gioca sull'immagine, essere donna non aiuta. Si deve sempre dimostrare qualcosa, superare i pregiudizi, scardinare un sistema dalla facile associazione tra aspetto fisico e carriera. Le donne fanno molta più fatica ad affermarsi, ancora oggi”.

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere la professione di giornalista.

“Studiate, tanto. Sviluppate curiosità e voglia di sapere. Non rinunciate ai vostri sogni e, soprattutto, non siate preda di facili promesse”.



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