Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 DI BENEDETTO, ''SCHIAFFI'' A RENZI E AL PD: ''MA PER RICOSTRUIRE COALIZIONE BASTA INSULTI'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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IL NEO CONSIGLIERE REGIONALE CRITICA L'IMPREPARAZIONE DELLA GIUNTA MARSILIO E CONTESTA A BIONDI LA MANCANZA DI PROSPETTIVA NELLA GUIDA DELLA CITTA'

DI BENEDETTO, ''SCHIAFFI'' A RENZI E AL PD: ''MA PER RICOSTRUIRE COALIZIONE BASTA INSULTI''

Pubblicazione: 28 aprile 2019 alle ore 06:00

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L'AQUILA - Più "schiaffi" al Partito democratico, che insieme a un nutrito gruppo ha abbandonato in polemica l'estate scorsa, e a Matteo Renzi che al centrodestra, in un aplomb istituzionale che risparmia vere e proprie bordate sia alla nuova giunta regionale, alla quale comunque contesta impreparazione amministrativa, sia a quella del Comune dell'Aquila, guidata dal sindaco, Pierluigi Biondi, che due anni fa contro ogni aspettativa condusse il centrodestra alla rimonta sconfiggendolo al ballottaggio.

Americo Di Benedetto è un fiume in piena, e in una lunga intervista ad AbruzzoWeb torna anche su quanto accaduto proprio in quelle due settimane, nel giugno del 2017, tra il primo e il secondo turno, ma anche nei mesi che hanno separato le primarie, che ha vinto contro l'allora consigliere regionale dem Pierpaolo Pietrucci, e le elezioni e si leva qualche sassolino dalle scarpe: "C'è gente che ha scelto di non starci più solo dopo la mia vittoria alle primarie!".

"Se avessimo vinto L'Aquila, oggi la Regione avrebbe parlato un'altra lingua", dice a chiare note.

Neo consigliere regionale della lista Legnini Presidente, commercialista aquilano di 51 anni, alle elezioni del 10 febbraio scorso è stato eletto all'Emiciclo con più di 4 mila preferenze, "nonostante mi siano stati annullati circa 600 voti per un errore che abbiamo fatto nel fac simile che ha indotto molti a scrivere il mio nome al posto sbagliato".

"Ero alla ricerca dell'esistenza intima della possibilità per me di continuare a misurarmi in politica - ammette l'ex sindaco di Acciano - , se fai una proposta che non è recepita non puoi pensare che siano gli altri a sbagliare e che tu sia la persona più adeguata".

"Per costruire una proposta alternativa c'è bisogno di complemento, il Pd non è stato in grado di generarlo - fa osservare - , lì dentro c'è stata l'occasione per concentrare tutte le energie a nocumento dell'altra parte del partito e ci siamo distratti sul resto. Oggi c'è l'esigenza di allargare il campo, il Pd non è autosufficiente, ha una sua linea dove una persone liberali come me molto probabilmente devono andare altrove, lo stare altrove è anche l'idea di una proposta politica differente".

E ribatte al segretario regionale del Pd Renzo Di Sabatino, che lo ha attaccato quando in occasione delle dimissioni del sindaco dell'Aquila, Di Benedetto con il suo movimento Il Passo Possibile aveva aperto all'ipotesi di un sostegno in Consiglio comunale qualora si fosse formata una giunta di alto profilo senza uomini di partito: "Se hai un'idea di condivisione di un percorso, puoi non condividere una proposta ma non la devi interpretare, devi scavare a fondo e capire come stanno le cose".

"Non si può stare in coalizione solo a seconda di chi vince, ci si sta in funzione di un programma condiviso, altrimenti diventa un sentimento personale che non ha nulla a che vedere con la politica", continua Di Benedetto, che lancia un appello per la ricostruzione del centrosinistra all'Aquila.

"All'indomani delle comunali finì la coalizione perché è mancato l'elemento della solidarietà, che la sinistra di cui tanto parliamo dovrebbe avere come caposaldo della sua azione, finì per stigmatizzazione delle responsabilità della sconfitta - ragiona il neo consigliere regionale - . Da dove si riparte? Da un'analisi politica che supera i singoli, ci deve essere qualcosa che possa legittimare tutti, non solo l'utilità di chi va a fare cosa. Questo lo costruisci innanzitutto eliminando la contrarietà".

"Tutte le grida, le urla di alcune aree che tra l'altro giudicano negativamente l'amministrazione in carica ma che poi trovano sempre la possibilità di andare ad attaccare qualcun altro, non generano le condizioni per fare attecchire una proposta di futuro reale", aggiunge.

"Cambiare i toni e guardare alla proposta amministrativa per la città", questo l'invito di Di Benedetto a quello spaccato della sinistra cittadina che non gli risparmia costanti critiche, "che poi deve trovare la sintesi sulla persona che la va a rappresentare", altrimenti "tra tre anni non è che ci possiamo sedere al tavolo insieme".

E sulla nuova giunta regionale guidata da Marco Marsilio di Fratelli d'Italia, dice che "ci sono tante cose in cui l'esperienza amministrativa e la capacità di avere un'idea di soluzione e interlocuzione importante in questa fase si vede un po' macchinosa".

"Sull'emergenza Gran Sasso, ad esempio, proporre un commissariamento mi sembra come una esigenza di risolvere il problema della responsabilità, ma un commissariamento senza fondi lascia il tempo che trova. Lì - fa notare - insistono tre cose indispensabili per la nostra regione: la ricerca, la viabilità e l'erogazione del servizio idrico. Con la premura dovuta e l'indagine giudiziaria in corso che fa da deterrente all'assunzione di responsabilità, la politica su questo dovrebbe mettere del suo".

Mentre sull'amministrazione comunale del capoluogo, fa osservare come "un cambiamento dopo due anni di una giunta in maniera radicale significa che non ha funzionato, delle due l'una: o cambi per prospettiva, e significa che in due anni hai costruito una prospettiva diversa da quella del governare e quindi chi dal Comune è venuto in Regione evidentemente ha lavorato per fare altro, oppure cambi perché non funziona, ma tutti e due i risultati danno distrazioni".

Sulla candidatura alle ultime regionali, poi, ricorda come "avviene come candidatura logica di quella di Giovanni Legnini, che era come poi si è dimostrato nei fatti, il veicolo di una proposta differente rispetto a tutta una serie di incrostazioni che nella nostra realtà, regionale e cittadina, avevano ormai trovato il punto di arrivo e quindi si era bloccato tutto ed era venuto meno il necessario entusiasmo per fare politica".

"Giovanni lo ha riportato, per la sua alta autorevolezza, per il suo modo di fare, non aveva né la contrarietà di alcuno, dall'area più forte di sinistra, né la non capacità attrattativa per fare tante liste come le ha fatte e per correre fino ad arrivare a pensare che si potesse addirittura vincere le elezioni, perché in un determinato momento questo è accaduto", aggiunge.

"La proposta di Giovanni in un contesto ben preciso mi ha spinto a fare delle riflessioni, non è che io abbia deciso subito di candidarmi. Venivo da un momento particolare della mia vita dopo l'esperienza comunale che era stata comunque particolare. L'esigenza di trovare uno spazio di azione politica fuori dal Partito democratico. Lui ha declinato bene la proposta politica, che alla luce di ciò che sta accadendo è stata una proposta corretta, non forte ma sicuramente non debole come sarebbe stata qualsiasi altra iniziativa".

Eppure Renzi, in un evento pubblico a Pescara ha affermato che quello di Legnini non è un modello perché è stato sconfitto. "Il Pd ha trovato una grande difficoltà nel collante, nel complemento, e Renzi nei suoi percorsi, certificati perché le europee scorse al 40 per cento sono comunque un risultato epocale, non si è mai tirato indietro negli scontri tra parti ma hanno portato anche lui a fare una politica classica, parte come rivoluzionario ma poi si adagia nel momento in cui c'è la prospettiva anche per se stesso - osserva Di Benedetto, che fu renziano della prima ora - . Quindi una dichiarazione di quel tenore non sempre funziona, perché può essere verticistica, Renzi alle politiche ha fatto delle scelte che casomai elettoralmente potevano non essere quelle giuste e si son viste anche nei risultati. Non sempre chi vince, in automatico è l'elemento più forte, perché devi valutare il momento in cui si misura e le condizioni generali. Per poter riaprire un percorso devi iniziare a strutturarlo perdendo, ma una sconfitta che trova un radicamento forte nella proposta che poi deve trovare un convincimento che porta al consenso".

"Il coinvolgimento di un voto che ha portato a ottenere il 32 per cento in una situazione in cui il Cinque stelle prende il 20 e dove la Lega arriva a percentuali incredibili, era proprio dettato dalla persona Legnini", insiste Di Benedetto.

Sui primi due mesi all'Emiciclo, dove ha preso il posto degli uffici che nella precedente legislatura erano di Emilio Iampieri di Forza Italia, Di Benedetto parla di un "rapporto con il governo regionale uguale a quello che ho con l'amministrazione comunale, c'è sempre una fermezza, un grande rispetto dei ruoli perché la mia è un'ortodossia dedita alle figure istituzionali, però cerco sempre di fare un'azione di controllo degli atti amministrativi".

"Si può provare a dare risposte ai cittadini anche da posizioni diverse da quelle di governo, se si aiuta nell'evidenziare gli errori e nel far capire che alcune cose si possono fare attraverso strade differenti. Non si può gioire se le cose vanno male solo perché poi ti puoi riaccreditare", continua.

E indica alcune priorità che perseguirà, seppure dai banchi dell'opposizione: "Le problematiche reali delle aree interne, che sono quelle del lavoro, perché la nostra realtà avrà un futuro se si creeranno le condizioni per la possibilità di trovare opportunità per i giovani, soprattutto quelli che fanno un percorso, di intelletto e di studio, ma anche artigianale o commerciale, di formazione, in tutti i settori che poi generano il complemento della crescita".

"Il credito d'imposta sugli investimenti è insufficiente, perché per investire a volte devi avere anche un volano finanziario, come nel caso del bando Fare Centro. La svolta saranno le infrastrutture e ciò che si offre all'investimento, abbiamo una realtà che dovrebbe essere implementata, dalla ricerca all'aerospaziale fino alla farmaceutica ma non è sufficiente, c'è l'esigenza di creare una adeguata possibilità di velocizzazione nel raggiungimento della nostra area. L'adeguamento del trasporto su rotaia anche per rispondere all'esigenza di collegare i due mari sarebbe una svolta anche dal punto di vista del lavoro. Ci si affanna tanto per agevolare nuove iniziative imprenditoriali in un momento in cui sono in sofferenza quelle che già esistono e non per incapacità loro ma per situazione congiunturale negativa. Il problema dell'economia è reale".

Sulla ricostruzione post-terremoto, infine, osserva come "sarebbe il caso di delegare agli uffici speciali l'emissione dei pareri che oggi spettano al Genio Civile, già si accelererebbe molto la ricostruzione privata".



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