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INTERVISTA AL GIURISTA EX RETTORE A CHIETI E DOCENTE A TERAMO, ''CONTRO UE DEL CAPITALISMO FINANZIARIO. L'AQUILA? RICOSTRUZIONE PUBBLICA FERMA''

EUROPEE: IL PC IN ABRUZZO PUNTA SUL PROF BERNARDINI, ''LE AUTOSTRADE ALLO STATO''

Pubblicazione: 29 aprile 2019 alle ore 06:06

Aldo Bernardini
di

L’AQUILA – C'è anche il nome del giurista di fama internazionale Aldo Bernardini alle elezioni europee di fine maggio.

Bernardini, romano classe 1935, rappresenterà infatti l'Abruzzo, per la circoscrizione meridionale, nella lista del Partito Comunista di Marco Rizzo, quest'ultimo segretario nazionale e capolista.

Professore ordinario e preside dal 1972 al 1979 della Facoltà di Scienze Politiche presso la sede di Teramo dell'Università di Chieti, Rettore dell'Università di Chieti dal 1979 al 1985, Bernardini ha accettato di candidarsi per la tornata elettorale europea "dopo aver riflettuto sulla generale confusione dell'odierna politica italiana, giungendo alla conclusione che tutte le parti 'pestano l'acqua nel mortaio'", come ammesso ad AbruzzoWeb in un'intervista a tutto campo.

Intervista in cui vengono toccati temi pesanti, tra cui la ricostruzione dell'Aquila terremotata, la questione tra governo e Strada dei Parchi per la gestione e la messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi, lo stato di salute economico e sociale di una regione che conosce bene e della sinistra. 

Fino, ovviamente, all'Europa dei Trattati e della moneta unica.

"Tutte le parti, inoltre - spiega il docente di Diritto internazionale, in passato, tra l'altro, membro del Comitato Internazionale per la difesa di Slobodan Milošević - girano a vuoto fuori da ogni reale soluzione. Se non si prospetta il superamento del sistema capitalistico non si va da nessuna parte. Anche se tale obiettivo può oggi apparire lontano, va rimesso in campo, facendo rivivere l’idea comunista cancellata da una ‘sinistra’ che ha sposato il sistema del liberismo capitalistico e tutta la relativa narrazione storica: con il rovesciamento della storia del Novecento e la criminalizzazione acritica del socialismo reale”.

“Tale vizio è proprio anche della parte di ‘sinistra’ così detta radicale: tutti costoro si collocano sul versante della classe dominante, di cui al massimo indicano correzioni marginali a favore dei ‘ceti deboli’ e non un nuovo modello di società modellato sulle esigenze dei ‘deboli’, cioè, per noi, del proletariato”, prosegue.

Dove e come si colloca, dal punto di vista delle idee sull’Europa, un partito come quello guidato da Marco Rizzo in una tornata elettorale molto particolare e tesa come questa?

Il Partito Comunista esprime un’idea di assoluta indipendenza rispetto all’attuale Unione Europea, di cui riconosce l’aspetto più essenziale nel costituire la massima cintura di sicurezza per l’attuale sistema economico-sociale, cioè il capitalismo dello stadio finanziario, e quindi il massimo ostacolo alla lotta per il socialismo e, ancor prima, la violazione, nel quadro della vigente Costituzione repubblicana, del principio di sovranità popolare che pur, nel senso e coi limiti di tale Costituzione, questa fa proclamazione.

Lo “stato di salute” di questa regione, per quel che riguarda l’economia e quindi dello stato sociale, per essere buoni, non è certamente dei migliori. Crede che la maggioranza degli elettori e la cittadinanza in generale abbiano compreso il legame tra moneta unica, Trattati europei e crisi economica?

No, non credo, soprattutto per responsabilità delle ‘sinistre’ come sopra indicate, che la massa degli elettori abbia compreso tale legame. Paradossalmente, con l’eccezione di parte dell’elettorato di destra, che percepisce quel legame sia pure in modo confuso e senza chiare prospettive di soluzione. L’Italia continua ad esser presa di mira dagli organi dell’Unione europea.

Se avete scelto di puntare alla falce e al martello, vuol dire che li ritenete simboli ancora “spendibili”, anche se a sinistra le cose vanno male non solo in Italia.

Solo la lotta per l’idea comunista può aiutarci a comprendere l’attuale cul-de- sac del capitalismo, che potrebbe portare anche a soluzioni autoritarie di tipo "fascisteggiante".

Torniamo all’Abruzzo. Nonostante soldi per la ricostruzione post-sisma, l’occupazione in queste zone continua a crollare. E l’Abruzzo, anche quello considerato più ricco, continua a soffrire.

L’attuale sistema porta alla concentrazione della ricchezza in poche mani e all’impoverimento delle grandi masse. Infatti l’economia abruzzese che originariamente era incentrata su pesca e agricoltura, cresciuta soprattutto grazie allo sviluppo di cooperative che hanno aumentato la qualità e la commercializzazione dei prodotti sta tornando a grandi passi verso una riconcentrazione della grande proprietà anche a causa della concorrenza dei prodotti provenienti sia dalle grandi colture intensive sia da prodotti provenienti dai paesi del sud del mondo, ma soprattutto dalle normative europee che penalizzano sempre più i prodotti di qualità privilegiando prodotti contraffatti e di dubbia provenienza.

L’industria che aveva avuto uno sviluppo con incentivi al grande capitale per produrre in queste zone oggi vive il fenomeno inverso con queste stesse aziende che delocalizzano soprattutto nei paesi dell’est. La ricostruzione dopo sisma all’Aquila ha privilegiato le zone più di pregio non tenendo conto della ricostruzione dei quartieri popolari, ne dei servizi fondamentali quali le scuole. La ricostruzione pubblica è totalmente ferma come quella della salvaguardia e del recupero del patrimonio artistico che sconta notevoli ritardi.

Banalmente, si parla spesso di “altra Europa”. Ma se chi l’ha costruita l’avesse voluta diversa…

Come coordinamento di Stati a sistema capitalistico, l’Europa non sarebbe potuta essere diversa.

Nel frattempo, l'Abruzzo è tornato sulle cronache nazionali per la minaccia, da parte di Strada dei Parchi, di chiudere il Traforo del Gran Sasso, di fatto sfidando lo Stato. Eppure, per un periodo, si era parlato di nazionalizzazioni non soltanto per quel settore. Poi, quella parola è scomparsa.

Per questo problema specifico vale tutto il discorso fin qui compiuto. Certo anche nel sistema capitalistico sono possibili singole nazionalizzazioni generalmente a condizioni non favorevoli per la collettività, ma nel quadro di quel sistema molte forze e di regola l’Unione europea fanno ostacolo. Il balletto Governo-Strada dei Parchi ormai continua da diversi mesi con ricatti e minacce e concessioni. È dall’autunno scorso che Strada parchi minaccia il governo prima con la chiusura al traffico pesante delle autostrade A24 e A25 prontamente ripagati con uno stanziamento di 146 milioni per la messa in sicurezza dei viadotti su questi tratti, ma Strada dei Parchi aveva appena terminato i lavori di messa in sicurezza dei tratti autostradali in questione dopo il sisma dell’Aquila e che sono costati alla collettività 160 milioni di euro.

Ma Strada dei Parchi evidentemente cerca di far rientrare dalla finestra ciò che non è riuscita a far entrare dalla porta, come ad esempio la variante sull’A25 che accorcerebbe il tratto di qualche chilometro ma con una notevole spesa per la costruzione di una nuova galleria che ovviamente verrebbe costruita dalla Toto spa proprietaria di Strada dei Parchi. Ed è di oggi la notizia che lo stesso Toto dovrebbe essere partner di Ferrovie dello Stato nell’acquisto di Alitalia, lo stesso Toto che faceva parte della cordata che ha rilevato Alitalia anni fa privatizzando i profitti e socializzando le perdite. Pertanto riteniamo che la riappropriazione di un bene sociale sia doveroso ed una oculata politica di manutenzione a carico dello Stato e fatta dallo Stato sia la cosa più vantaggiosa per la collettività.



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