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DOPO LE PROTESTE DEI MEDICI DELLA PROVINCIA DELL'AQUILA, SUL PIEDE DI GUERRA ANCHE NEL CHIETINO, ''RIPRISTINARE INDENNITA' DI RISCHIO''

GUARDIE MEDICHE: ''DA REGIONE NESSUNA RISPOSTA'', ANCORA UN ALTRO SCIOPERO

Pubblicazione: 10 luglio 2019 alle ore 07:15

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L'AQUILA - Ancora nessuna soluzione per le Guardie mediche abruzzesi che, dopo lo sciopero proclamato a giugno scorso nella provincia dell'Aquila, tornano sul piede di guerra anche nel Chietino, i prossimi 18 e 19 luglio.

Il motivo è sempre lo stesso: il mancato riconoscimento dell'indennità di rischio, una vicenda particolarmente intricata che chiama in ballo l'ex Giunta regionale di centrosinistra, e in particolare l'ex assessore alla Sanità Silvio Paolucci, e non esime da responsabilità anche il nuovo Governo guidato da Marco Marsilio, con l'attuale assessore Nicoletta Verì accusata di fare orecchie da marcante rispetto alle istanze più volte avanzate dai medici abruzzesi.

Un appello lanciato a più riprese nel corso degli ultimi mesi, affinché vengano ripristinate le indennità sospese ai medici di continuità assistenziale, pari a 4 euro lordi per ora a servizio, come stabilito dal Contratto integrativo regionale del 2008.

A questo problema, sostengono i sindacati, si è aggiunto l’atteggiamento della Asl chietina: dopo aver firmato l’accordo con i medici di guardia per retribuire le visite ambulatoriali, a distanza di qualche mese ha "unilateralmente" sospeso tutto: "Non avremmo voluto ricorrervi, ma per tutte queste situazioni non più accettabili, siamo costretti a dichiarare lo sciopero. Nelle giornate di agitazione, già comunicate ad Asl e prefettura, verranno comunque salvaguardate le urgenze reali della popolazione", spiegano Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale), Smi (Sindacato medici italiani) e Snami (Sindacato nazionale medici italiani) .

A far precipitare i rapporti tra le parti, il mancato rinnovo per un altro semestre di un progetto Obiettivo voluto dall’ex assessore regionale Paolucci per riconoscere le indennità negate dalla stessa Regione, un fatto questo che aveva fatto scendere in piazza anche le altre guardie mediche abruzzesi.

La materia, secondo la Consulta, non può essere normata con una legge regionale e, con sentenza numero 157 emessa lo scorso 25 giugno, ha dichiarato incostituzionale la legge 14 del 2018 varata dalla Regione dopo le proteste dei medici di continuità assistenziale che si erano visti, all'improvviso, sospendere le indennità di rischio dopo la richiesta di chiarimenti avanzata dalla Corte dei conti.

Il tema è ancora caldo ed e recentemente salito al centro di uno spiacevole episodio di cronaca quando, lo scorso primo luglio, una bambina di tre anni si è sentita male e la guardia medica di Scanno si è rifiutata di visitarla. All'origine dell'atteggiamento del medico la direttiva emanata dall'Asl che vieta visite ambulatoriali, consentendo alle guardie mediche di visitare a domicilio i pazienti solo per interventi improcrastinabili.

La bambina accusava difficoltà respiratorie e al rifiuto del medico, che non ha aperto nemmeno la porta dell'ambulatorio, perché così impone la direttiva Asl, il nonno ha chiamato i carabinieri denunciando il medico per omissione di soccorso.

"Ho deciso di sollevare il problema per far capire a tutti la gravità della decisione presa dai dirigenti amministrativi dell'Asl Avezzano-Sulmona L'Aquila per i quali le guardie mediche non possono fare più visite in ambulatorio", ha spiegato il medico sulmonese coinvolto nella vicenda. Noi vogliamo prestare il nostro servizio garantendo la massima professionalità ai cittadini ma la Asl della provincia dell'Aquila non la pensa in questo modo e noi restiamo da soli in prima linea, esposti alle proteste dei cittadini".

Di fatto le guardie mediche della provincia dell'Aquila avevano già scioperato a giugno: "Siamo i medici più sottopagati d'Italia", il grido d'aiuto.

Il tutto in un contesto nel quale, come denunciato dagli stessi medici, sono impossibilitati ad utilizzare le auto di servizio che sono ferme "e per muoverci dobbiamo ricorrere alla nostra auto. Anche in questo caso, si registra una disparità di trattamento: 1,49 euro a ora l’indennità, a fronte dell’1,63 euro di Teramo". Nel mirino anche la gestione delle telefonate: il numero unico della Asl non filtra le telefonate alle quali spesso sono costretti a rispondere le guardie mediche.

Altro elemento di denuncia la sicurezza: senza la indennità di rischio, i medici in questione ricevono pazienti spesso anche in condizioni precarie.

"Ad oggi - si legge in una nota - risultano molte cause promosse dai medici interessati contro le Asl abruzzesi, tutte vinte dinanzi al Giudice del Lavoro, soprattutto per palese violazione di contratti collettivi di lavoro e soprattutto grazie, finalmente, alla sentenza della Corte dei Conti della Basilicata che ha sancito definitivamente la legittimità del compenso previsto ai medici di guardia lucani. Infatti, a livello nazionale, proprio dalla Corte dei Conti lucana ebbe inizio nel 2017 la disavventura per centinaia di lavoratori".

"Purtroppo, assistiamo ad un silenzio da parte dell’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Nicoletta Verì, anch’essa medico, che sta provocando un crescente malcontento da parte dei professionisti e soprattutto si stanno evidenziando azioni di protesta, sotto forma di scioperi e di interruzione di attività extra non previste dal contratto di lavoro dei medici di continuità assistenziale (finora garantite in favore del cittadino)".

La richiesta al presidente della Regione Marsilio: "Si sollecita il governatore Marsilio ad attivarsi personalmente affinché si possa porre rimedio ad una decisione unilaterale e scellerata del precedente assessore alla Sanità Paolucci nel giugno 2017, con l’abrogazione della delibera di Giunta 398 del 18 luglio 2017, in virtù del recentissimo pronunciamento della Corte dei Conti della Basilicata, facendo da giurisprudenza per tutte le altre Corti dei Conti evitando così ulteriore sperpero di denaro pubblico e ripristinando un po' di legalità nei confronti dei lavoratori".



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