Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 INFERMIERI: ''CAMBIARSI LA DIVISA E' ORARIO DI LAVORO'', SENTENZA RISCHIA EFFETTO DOMINO Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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CORTE CASSAZIONE METTE PUNTO A CONTENZIOSO TRA OPERATORI SANITA' E ASL CHIETI-VASTO-LANCIANO: ''TEMPO VESTIZIONE E SVESTIZIONE DEVE ESSERE RETRIBUITO''

INFERMIERI: ''CAMBIARSI LA DIVISA E' ORARIO DI LAVORO'', SENTENZA RISCHIA EFFETTO DOMINO

Pubblicazione: 15 luglio 2019 alle ore 07:38

CHIETI - Cambiarsi gli abiti fa parte dell’orario di lavoro: il tempo divisa vestizione e svestizione va retribuito agli infermieri.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, sezione lavoro, che si è pronunciata sul contenzioso sorto tra alcuni infermieri e la Asl Lanciano-Vasto-Chieti in relazione al riconoscimento del diritto alla retribuzione del tempo impiegato per indossare e togliere la divisa e ora si rischia un effetto domino anche nelle altre  Asl abruzzesi e italiane.

La domanda dei lavoratori era stata accolta dai giudici di merito, secondo cui per gli infermieri indossare e dismettere la divisa di lavoro rappresenta un'attività obbligatoria, accessoria e propedeutica alla prestazione di lavoro.

Ancora, sottolineava la Corte Territoriale, trattasi di attività dovuta per intuibili ragioni di igiene, da effettuarsi negli stessi ambienti dell'Azienda e non ovviamente da casa, prima dell'entrata e dopo l'uscita dai relativi reparti, rispettivamente, prima e dopo i relativi turni di lavoro. 

Una conclusione confermata dalla Cassazione che respinge il ricorso proposto dall'Asl. 

Gli Ermellini, in continuità con altri precedenti specifici (cfr. Cass. numero 3901/2019; Cass. numero 12935/2018; Cass. numero 27799/2017) rammentano che le attività di vestizione/svestizione attengono a comportamenti integrativi della obbligazione principale e funzionali al corretto espletamento dei doveri di diligenza preparatoria. 

Si tratta di attività che, secondo la Cassazione, non sono svolte nell'interesse dell'Azienda, bensì dell'igiene pubblica e, come tali, esse devono ritenersi implicitamente autorizzate da parte dell'Azienda stessa. Inoltre, per il lavoro all'interno delle strutture sanitarie, anche nel silenzio della contrattazione collettiva integrativa, il tempo di vestizione e svestizione dà diritto alla retribuzione, essendo tale obbligo imposto dalle superiori esigenze di sicurezza ed igiene riguardanti sia la gestione del servizio pubblico sia la stessa incolumità del personale addetto. 

Ebbene a distanza di otto anni dall’inizio della vicenda, cita con molto rammarico il segretario provinciale del Nursind Chieti (sindacato delle professioni infermieristiche), Vincenzo Pace, si decreta la parola fine ad una lunghissima serie di contenziosi tanto che ne sono in corso ancora una quindicina del solo sindacato Nursind oltre naturalmente alle tante altre intraprese dagli altri sindacati che sulla scia del percorso intrapreso dal Nursind hanno inteso salvaguardare un sacrosanto diritto del lavoratore. 
Tanto che una precedente sentenza della stessa Cassazione emessa nel novembre 2017 e promossa dal Nursind Pescara ne ha consentito la necessità di inserire tale diritto nell’ultimo rinnovo del Contratto collettivo del Lavoro. 

In tutta la vicenda, riferisce sempre il segretario provinciale Nursind Chieti, spiace prendere atto che un’azienda sanitaria, nonché il proprio datore di lavoro, si accanisca così tanto verso i propri dipendenti, con una strenua difesa nel non voler riconoscere tale diritto sancito peraltro già da diverse altre Sentenze della Cassazione. 

Soprattutto spiace verificare tale accanimento verso una professione sanitaria che rappresenta il fulcro del Sistema Sanitario e che in questo ultimo decennio, a fronte di un blocco delle assunzioni, tanto ha dovuto subire in termini di riduzione degli organici e incremento delle prestazioni tanto da arrivare allo strenuo delle forze, dello stress e del disagio, testimoniato da innumerevoli conciliazioni che questa stessa segreteria provinciale ha dovuto supportare presso l’ispettorato del lavoro per rivendicare un numero esageratamente eccessivo di ore di lavoro straordinario che va ben oltre i limiti imposti dal Contratto Nazionale del Lavoro proprio per le dovute carenze di organico. 

Ragion per cui questi lavoratori e questo sindacato che li rappresenta, si sarebbe aspettato dalla Asl Chieti ben altra considerazione e ben altro trattamento. 

Si auspica che realmente questa chiara sentenza degli Ermellini ponga fine ad un atteggiamento di ostracismo da parte della Direzione Aziendale e si apra una nuova stagione di Relazioni dove il rispetto dei lavoratori venga adeguatamente riconosciuto.



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