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EX PRESIDENTE REGIONE DATO COME PAPABILE AI TRASPORTI E INFRASTRUTTURE; GIOCA IN SUO FAVORE VICINANZA A RENZI, E BUON RAPPORTO CON ZINGARETTI

IPOTESI GOVERNO M5S-PD:
D'ALFONSO PUNTA A DIVENTARE MINISTRO

Pubblicazione: 17 agosto 2019 alle ore 07:45

Luciano D'Alfonso e Matteo Renzi

PESCARA - Lontani i tempi in cui l'allora presidente della Regione Abruzzo ,Luciano D'Alfonso, scagliava a palazzo dell'Emiciclo epiche e forbite invettive contro i banchi del Movimento 5 stelle, e arrivò a far sloggiare con rudezza dalla sua sedia, occupata in una protesta d'aula, la loro capogruppo Sara Marcozzi.

L'ora senatore del Partito democratico, proprio in virtù dell'ipotesi di un governo tra Pd e i tanto vituperati pentastellati, potrà infatti coronare il suo sogno di assurgere al soglio ministeriale. Come gli aveva promesso, alle elezioni politiche del marzo 2018 l'allora premier del Pd Matteo Renzi, in caso di vittoria del centrosinistra, che però si rivelò una chimera, visto che a sfondare, e poi ad allearsi, sono stati M5s e Lega.

La voce è insistente, nei palazzi romani, e il dicastero potrebbe essere il più congegnale per D'Alfonso, ex dirigente Anas: quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, ora occupato dal pentastellato Danilo Toninelli. Con cui va detto, D'Alfonso condivide poco o nulla, in tema di opere opere pubbliche a cominciare dalla necessità di realizzare la Tav Torino-Lione.

Si apre insomma, per il politico abruzzese, una grande opportunità, grazie alla crisi innescata forse un po' troppo frettolosamente dal leader della Lega e vice premier Matteo Salvini. Che non ha ben considerato che gran parte degli inquilini del parlamento non ci pensano proprio di tornare alle urne, addirittura ad ottobre, e perdere dopo nemmeno un anno di legislatura un lauto stipendio, gloria e potere. A cominciare dai pentastellati, ex -severissimi censori della "kasta" attaccata con il vinavil alla poltrona.

A favorire un possibile ruolo di primo piano per D'Alfonso, il suo essere da sempre vicino all'ex premier Renzi, il “rottamatore” decaduto, che nella crisi agostana, proprio mentre era ad un passo dal fondare un suo partito, è riuscito a ritrovare un ruolo da protagonista nello stesso Pd, perorando per primo la necessità di evitare il ritorno alle urne (che decimerebbe il suo contingente di fedelissimi ora in parlamento, oltre che aprire ala strada ad un "cappotto" della Lega), e dunque di trovare una convergenza, obbligata, con l'M5s. L'esatto opposto di quello che Renzi sosteneva fino a pochi mesi fa. Ma resto la coerenza non è per forza di cose una virtù, nella scienza post-moderna e liquida dell'agire politico.

D'Alfonso, contemporaneamente, è riuscito con abilità a mantenere un buon rapporto anche con la corrente maggioritaria del Pd, quella del segretario nazionale Nicola Zingaretti. Lo si è visto in Abruzzo, in occasione della corsa per la segreteria regionale, dove l'ex presidente di regione ha sostenuto la candidatura unitaria di Michele Fina, zingarettiano dell'area dell'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Per D'Alfonso un ruolo da protagonista in un eventuale esecutivo di un governo Pd-M5s, a cui si aggiungerebbe anche Leu, gli farebbe riprendere quota anche in Abruzzo, dove in occasione sia delle regionali del febbraio scorso, vinte dal centrodestra di Marco Marsilio, sia in occasione delle Europee di maggio, ha svolto un ruolo a dir poco defilato.

Lasciato volutamente ai margini, del resto, anche suo partito, dove in molti non gli hanno perdonato di aver deciso di candidarsi al Senato, e dimettersi anzitempo dal ruolo di presidente, una volta eletto, lasciando il timone della nave, oramai alla deriva, al vice presidente Giovanni Lolli.

A declassarlo come un illustre sconosciuto, in primis il candidato presidente del centrosinistra Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, che in caso di ritorno al voto, sarebbe pronto a candidarsi

Negli ultimi mesi l'attivismo mediatico di D'Alfonso si è però rinvigorito, e tra i temi più cari proprio quelli delle opere infrastrutturali. L'ex presidente in particolare ha ricordato con una punta di sarcasmo che tanti cantieri che ora saranno inaugurati trionfalmente da Marsilio e suoi assessori, sono quelli finanziati e progettati sotto la sua legislatura, grazie ai fondi del Masterplan per il sud, varato dal governo Renzi. E il centro destra allora all'opposizione considerava solo fuffa e numeretti senza coperture.

Un ritorno sulla cresta dell'onda di D'Alfonso, qiesto è certo, lascerebbe con un palmpo dal naso i tanti dirigenti della Regione, che con l'ex presidente hanno avuto un rapporto a dir poco burrascoso.
Per non dire di Marsilio, che si troverebbe nell'imbarazzante situazione di avere come principale interlocuotre in una marteria decisiva come le infrastrutture, un ministro contro cui in campagna elettorale non ha risparmiato bordate, accusandolo più o meno di tutti i mali che affliggono l'Abruzzo.

 



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