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BLACK OUT FDI-LEGA SUL PUNTO DI NON RITORNO: SEMBRA LONTANO CHIARIMENTO VERO TRA IL SINDACO E DEPUTATO SALVINIANO. I DUE PROTAGONISTI MUTI DA GIORNI. OPINIONE PUBBLICA SI CHIEDE SE CENTRODESTRA PUO' E VUOLE GOVERNARE

L'AQUILA, CRISI COMUNE, UNA STORIA INFINITA LITE BIONDI-D'ERAMO, CITTADINI DISORIENTATI

Pubblicazione: 28 luglio 2020 alle ore 07:57

L’AQUILA – Nella migliore tradizione western, oggi i due “pistoleri”, il sindaco, Pierluigi Biondi, 45 anni, tra i più influenti meloniani in Abruzzo, e il coordinatore regionale della Lega, il deputato Luigi D’Eramo, 44 anni, sono idealmente l’uno di fronte all’altro, ma immobili.

E da giorni muti, con la opinione pubblica, soprattutto gli elettori del centrodestra vittorioso contro ogni pronostico al ballottaggio delle elezioni al Comune dell’Aquila del giugno del 2017, ormai divisi tra l'esasperazione per le continue liti e le manovre sommerse e la rassegnazione e il disorientamento per situazioni già vissute troppe volte: una opinione pubblica che, però, compatta, si chiede se il centrodestra ha intenzione e forza per mettersi ad amministrare, con serietà, efficacia ed armonia, una città, ancora segnata dal terremoto del 2009 e messa ancora di più alle corde dalla all’emergenza sanitaria e sociale del coronavirus, che ha un bisogno estremo di essere governata.

Su questo grande interrogativo, dai riferimenti oggettivi sul campo non ci sono risposte, con il dualismo che ormai è avvertito e vissuto dai protagonisti come un fatto personale, condizione molto pericolosa.  

Ciascuno dei due, quarantenni di centrodestra che qualche tempo fa hanno chiesto a gran voce spazio per il rinnovamento, colleghi di giunta nel 2017 prima dell'elezione in Parlamento di D’Eramo nel marzo del 2018, è  ora pronto ad approfittare della mossa sbagliata dell’avversario. 

L’effetto pratico è che nulla si muove per risolvere la crisi al Comune dell’Aquila, l’ennesima, scoccata dopo l’intervento-accusa nel consiglio comunale del 14 luglio, del giovane capogruppo del Carroccio, Francesco De Santis (“Avevamo regalato un sogno all’Aquila, vincendo le elezioni in modo inaspettato e, direi, rivoluzionario, cavalcando un’onda che avrebbe dovuto portarci a rinnovare la città. Ci siamo ritrovati imbrigliati e di questo mi vergogno”), con il conseguente ritiro delle deleghe, deciso da Biondi, agli assessori Daniele Ferella, Fabrizio Taranta e Fabrizia Aquilio.

L’amministrazione di centrodestra va avanti pur essendo monca, ma nella realtà tutto è in stand-by, con Biondi che ha rimesso la questione sul tavolo regionale, attendendosi un segnale (defenestramento di De Santis o dimissioni degli assessori leghisti) che oggi i salviniani non sono affatto intenzionati a dare. 

Una situazione che si sviluppa sull’orlo di un pericoloso baratro: ecco perché nessuno fa un passo, temendo una rovinosa caduta. 

Ma non ci sono indizi che rassicurino sul fatto che ci possa essere una inversione di tendenza e non ci si debba rassegnare a "un tirare a campare" fino alla fine della consiliatura, nella primavera del 2022, con il rischio, reale, che gli elettori puniscano il centrodestra. 

Sul fronte Lega, è stata lanciata una campagna di ascolto con una nota stampa nella quale non è neppure menzionata la parola crisi o lite in consiglio comunale, come se il comunicato fosse stato scritto da Marte. 

FdI, per bocca del segretario regionale, Etel Sigismondi, sottolinea che il partito è ancora in attesa che i vertici della Lega chiariscano se l’attacco di De Santis sia pensiero personale o del partito.

La certezza, dopo 1.120 giorni sulla poltrona da sindaco, è che fino a questo momento, passato il giro di boa del mandato, il centrodestra in Comune ha vissuto una stagione tribolata, segnata da tensioni, divergenze, crisi di maggioranza e quant’altro.

Insediatosi il 29 giugno 2017 e sedate le prime frizioni per la composizione della giunta, Biondi  deve fare i conti subito con un paio di grane non da poco: ammodernamento delle Fontari e crisi dell’Aquila calcio. 

Con la spada di Damocle dell’Anatra zoppa (il ricorso presentato dal centrosinistra per sovvertire i rapporti di forza in consiglio comunale dettati dall’esito del voto al primo turno), a marzo 2018 esplode la prima polemica con il viaggio del sindaco in Russia.

A maggio dello stesso anno prime frizioni con l’allora assessore alla Cultura, Sabrina Di Cosimo, su presunti ritardi nella composizione del comitato Perdonanza. 

A tal punto che il 9 maggio lo schieramento si trova costretto, per la prima volta, a diffondere un documento per ribadire unità e coesione. 

Il 18 maggio il vice sindaco Guido Liris, forzista ma fedelissimo di Biondi, che poi nel febbraio dell’anno successivo sarebbe stato eletto in Consiglio regionale con Fdi e poi nominato assessore al Bilancio, decide a sorpresa di tornare al lavoro, in ospedale, “part-time”. 

E’ il primo segnale di un certo scollamento in maggioranza, sebbene tra i due i rapporti restino saldissimi, sempre.

In quell’estate esplode definitivamente la crisi dell’Aquila calcio, sfociata con l’arrivo in città dell’imprenditore Gianluca Ius e con una trattativa per il subentro societario estenuante, che culmina con un nulla di fatto e con la sparizione del sodalizio. Ad agosto altre fibrillazioni, coincidenti con la nomina del sindaco al vertice dell’Agir, l’Autorità di gestione integrata dei rifiuti urbani. Con l’allora coordinatore regionale della Lega, Giuseppe Bellachioma, che insorge: “Sono incazzatissimo! Ora basta veramente! La Lega ha una dignità e va rispettata. Tenetevi l’Agir insieme al Pd. Noi liberiamo l’ Abruzzo”. Il centrodestra si spacca.

A settembre, con un clima infuocato, emerge con grande sorpresa la possibilità che Biondi possa candidarsi come presidente della Regione, visto che la casella regionale toccava a Fdi.

Un’ipotesi che diventa concreta con il passare delle ore e che mette in subbuglio la politica comunale e regionale.

Alla fine, il 3 ottobre, la Meloni lo stoppa: “C’è bisogno di lui come sindaco”. Ma, ovviamente, la questione ha strascichi pesanti. Il primo a farlo capire è l’attuale capogruppo di Fi ed ex vice presidente del Consiglio regionale e assessore regionale Giorgio De Matteis, allora capogruppo di Fratelli d’Italia, che fa mancare il numero legale in consiglio e invoca un chiarimento. 

Contemporaneamente, a inizio dicembre, esplode il caso-Liris: il vice sindaco rompe con Forza Italia, in particolare con l’appena nominato commissario provinciale Antonio Martino, esce dal partito e si porta dietro un bel numero di consiglieri.

E’ un punto di non ritorno, con prospettiva elezioni regionali. Ne fa le spese anche Annalisa Di Stefano, cacciata dalla giunta rea di aver partecipato a una conferenza stampa con Martino.

L’unica buona notizia, in quella fase, arriva dalla sentenza del Consiglio di Stato, il 13 dicembre 2018, che fa cadere definitivamente l’ipotesi “Anatra zoppa”.

Il 5 gennaio Biondi litiga con un manifestante durante la visita in città dell’allora Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Il giorno dopo pronuncerà una frase destinata a restare impressa: “E’ la mia indole”.

A inizio 2019 le tensioni sono tutte legate alle regionali. Biondi ne esce come vincitore politico, visto l’appoggio incondizionato al compagno di partito e amico, Marco Marsilio. Ma la Lega fa il pieno, la giunta comunale perde anche l’allora assessore salviniano Emanuele Imprudente, eletto in Consiglio e nominato vice presidente della giunta regionale (anche D’Eramo si dimette dopo essere stato eletto, l’anno prima, alla Camera) e il Carroccio vuole passare all’incasso.

In quel momento, a febbraio, esplode anche il caso Sabrina Di Cosimo: l’assessore alla Cultura viene defenestrata, per presunti “comportamenti poco consoni” con l’assessore che in due conferenze stampa rivela retroscena che determinano caos e imbarazzi nella coalizione. La giunta comunale è praticamente da rifare, le tensioni si acuiscono quando il sindaco nomina Raffaele Daniele come vice, facendo imbestialire la Lega.

Il 14 marzo Biondi si dimette, ufficialmente in protesta con il governo che non stanzia i fondi, 10 milioni, per ripianare il bilancio comunale, in realtà anche perché la maggioranza è una polveriera. 

Il 27 marzo lascia anche un altro suo fedelissimo, l’assessore allo Sport Alessandro Piccinini che in questi giorni è stato nominato alla presidenza della Gran Sasso Acqua, società del ciclo idrico integrato. 

Il sindaco ritira le dimissioni dopo 12 giorni e, il 26 marzo, presenta la nuova giunta, con l’inserimento di Vittorio Fabrizi, Fausta Bergamotto e Fabrizia Aquilio.

A giugno ci sono le due clamorose conferenze stampa della Di Cosimo che accusa tutto e tutti.

Nell’estate 2019 è ancora la politica regionale a scatenare tensioni e fibrillazioni, in particolare per la nomina dei manager Asl di Chieti e L’Aquila che Marsilio avoca a sé e questo provoca una nuova crisi di maggioranza, con la Lega che minaccia di ritirare l’appoggio anche in Comune. 

Ad agosto, con lo spettro di nuove elezioni Politiche, si fa strada l’ipotesi che Biondi possa scendere in campo. Il resto è cronaca dei giorni nostri. 

A fine 2019 la clamorosa rottura della Lega che non vota il bilancio comunale. Poi l’emergenza Covid e l’ennesimo fronte, l’ultimo, aperto da De Santis nell’ultimo consiglio comunale. Con esiti che, stavolta, appaiono tutt’altro che scontati anche perché la partita si incrocia con la spaccatura della coalizione alle elezioni amministrative di settembre in particolare nei comuni di Chieti ed Avezzano. bs



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