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CIALENTE E SCARONI LUNEDI' FIRMANO L'INTESA, L'ATENEO VIENE FATTO FUORI

L'AQUILA: ENI RICOSTRUIRA' COLLEMAGGIO, MA ADDIO CENTRO RICERCHE

Pubblicazione: 23 agosto 2012 alle ore 16:50

Paolo Scaroni, Ferdinando Di Orio, Gianni Letta e Massimo Cialente
di

L’AQUILA - L’Eni ricostruirà la Basilica di Collemaggio, investendo circa 5 milioni di euro e seppellendo definitivamente il progetto di centro di ricerca per l’Università dell’Aquila.

Questo l’annuncio che verrà fatto lunedì prossimo alle 16 all’interno della stessa chiesa dal sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, ideatore dell’intera operazione, e dall’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, che firmeranno un protocollo d’intesa.

"Un grande progetto per la città", ha confermato il primo cittadino ai microfoni di AbruzzoWeb a margine di una conferenza stampa.

“Ripartire da Collemaggio” è il nome del documento che verrà siglato dai due, ed è un nome emblematico.

Il colosso petrolifero, infatti, dopo la scadenza di una precedente intesa triennale firmata a maggio del 2009 con l’Ateneo, che aveva portato a un nulla di fatto, aveva deciso di ritirare i fondi stanziati per la realizzazione della struttura di ricerca, 12 milioni più 8 da destinare in borse di studio, e chiudere i cordoni della borsa.

L’ad Scaroni aveva dato la comunicazione fatale al rettore, Ferdinando Di Orio, inferocito da tre anni di moine tra lo stesso Comune e l’Ateneo per recuperare da chi li aveva in affitto i terreni in località Casale Calore dove sarebbe dovuto sorgere il centro Eni e renderli edificabili da agricoli che erano in origine.

Da allora è partita una “caccia ai quattrini” da parte delle principali istituzioni per far cambiare idea al manager furioso e salvare il progetto, tanto che AbruzzoWeb ha intercettato una cena “carbonara” tra gli stessi Cialente e Di Orio assieme al presidente della Regione, Gianni Chiodi, e, soprattutto, all’ex sottosegretario di Stato Gianni Letta, nume tutelare dell’Ateneo aquilano e grande tessitore del progetto del centro di ricerca.

Dal primo fax inviato a Di Orio all’ultima intervista rilasciata a Cupello (Chieti) a questo giornale, l’atteggiamento di Scaroni però non è mai cambiato. L’Eni è ancora disponibile a investire per le zone terremotate, quindi non necessariamente per l’Università, che ha avuto (e sciupato) la sua chance, questo in sintesi il suo pensiero.

E i nuovi sviluppi lo confermano: l’Ateneo è stato fatto fuori. I fondi si sforbiciano un po’ e si spostano su Collemaggio, la chiesa più importante del capoluogo che, a oltre tre anni dal sisma, era ancora colpevolmente senza quattrini per la ricostruzione ed è stata salvata dalla rovina totale solo con una copertura provvisoria del tetto, crollato la notte del 6 aprile 2009.

Un colpo di teatro da parte del sindaco, che trova i soldi per la chiesa che cercava da tempo e salva almeno in parte i finanziamenti dell’Eni, i classici due piccioni con una fava. Decisamente meno bene va all’Università.

C’è anche un interessante retroscena, perché l’ipotesi Collemaggio non era sicura e l’ha spuntata su un “piano B” che andrà realizzato con fondi diversi, a meno che l’Eni non voglia spendere ancora un altro po’, riavvicinandosi a quanto aveva previsto tre anni fa.

Il manager della Asl, Giancarlo Silveri, infatti, è da tempo in cerca di moneta per realizzare una copertura che colleghi due ali dell’ospedale di Coppito e ottenere un nuovo ambiente confortevole al posto dell’attuale vialone, da attrezzare come zona di passeggio e accoglienza per utenti e ricoverati. Un progetto che, da quanto appreso da questo giornale, godeva anche dell’appoggio di Maria Teresa Letta, sorella di Gianni e commissario straordinario della Croce Rossa in Abruzzo.

Ma alla fine l’ha vinta Collemaggio. E a suggellare il nuovo patto, Paolo Scaroni parteciperà anche alla Perdonanza Celestiniana.

(video intervista di Cristina Alexandris)



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