Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 L'AQUILA: LAVORI BAR NURZIA, SANTORO, ''ECCO LA VERITA' SUL RESTAURO'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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L'AQUILA: LAVORI BAR NURZIA, SANTORO, ''ECCO LA VERITA' SUL RESTAURO''

Pubblicazione: 13 gennaio 2020 alle ore 19:29

L'AQUILA - "Dopo aver letto l’articolo apparso su Abruzzoweb relativo al cantiere del Consorzio 'Capo Piazza', ritengo necessario replicare alle numerose imprecisioni e illazioni in esso contenute".

Inizia così la nota che l'architetto Federico Santoro ha inviato ad AbruzzoWeb a seguito dell'articolo sulla denuncia dell'imprenditrice aquilana Natalia Nurzia, erede "della dinastia dei torroni dell’Aquila", da 10 anni in attesa di poter rientrare negli storici locali del bar Nurzia in piazza Duomo, nel quale ha spiegato come "il direttore dei lavori, l'architetto Federico Santoro, e la Soprintendenza, avrebbero deciso di modificare la sala dopo aver riscoperto un finto dorico bianco che, secondo i Nurzia 'non c'entra nulla con quello che per oltre un secolo ha caratterizzato il bar'".

Santoro, nella nota, precisa: "In merito al restauro degli apparati decorativi la signora Nurzia afferma che la scelta operata dal sottoscritto direttore dei lavori e dalla Soprintendenza 'non c'entra nulla con quello che per oltre un secolo ha caratterizzato il bar', è 'un falso storico', 'un orrore', 'colonne in finto dorico che hanno messo per coprire quelle originali color verde bottiglia'. Ribadisco, come già più volte è stato evidenziato alla signora Nurzia, da me e da persone più autorevoli di me - oggi anche a beneficio di chi dalla tastiera del pcs upporta sui social il suo 'grido di dolore' -, che il Bar Nurzia, piaccia o no, è un bene tutelato dallo Stato, quindi, patrimonio comune. Dunque, la scelta dell’intervento da parte degli organi competenti al perseguimento di tale tutela travalica il giudizio estetico personale, seppure legittimo". 

"I non meglio descritti 'appiccichi' sono il risultato di una approfondita ricerca stratigrafica, operata sulle superfici decorate delle colonne del Bar Nurzia,che ha portato alla luce un apparato decorativo precedente ,il primo di tre strati di decori, ritenuto dalla competente Soprintendenza storicamente più rilevante rispetto a quello che noi tutti ricordiamo. Ho detto il primo perché è la finitura color verde bottiglia che costituisce - al di là del comprensibile valore affettivo/percettivo - una sovrapposizione successiva, tant’è che è stata realizzata, come in tanti ricorderanno, solo in epoca recente".

"L’intervento di restauro - spiega Santoro- è stato caratterizzato, dalla fase di indagine fino al compimento, da una particolare attenzione da parte degli organi di tutela, del sottoscritto, del personale altamente specializzato messo a disposizione dall’Impresa Mancini (poche imprese hanno una OS2 interna con un direttore tecnico d’esperienza come la Dott.ssa Cervi); nonostante questo i proprietari, anche tramite l’intervento di due avvocati, hanno tentato di ostacolare il progetto e l’esecuzione delle opere, arrivando ad intimare persino il fermo lavori e non contribuendo, quindi, ad accelerarne la conclusione". 

"Null’altro aggiungo sul punto, rimandando al bell’articolo già scritto dalla Soprintendente Arch. Alessandra Vittorini apparso, all’epoca della scoperta, sui quotidiani cittadini.
Del tutto falso, inoltre, è affermare che la mancata riapertura del locale in occasione dello scorso Natale sia stata determinata dalla comparsa di macchie di umidità su una delle colonne del bar. Si tratta, infatti, di un fenomeno non raro in un organismo edilizio complesso, in fase di cantiere,con circa 600 mq di interrati, ed è già all’attenzione mia, dello staff tecnico e della Soprintendenza. Peraltro - aggiunge -, i diversi mesi persi a discutere con l’ennesimo tecnico di fiducia nominato dalla proprietà, che contrastava la nostra scelta relativa al posizionamento del climatizzatore all’interno del bar, su cui poi ha finito per convenire, hanno ritardato,di circa 4 mesi, la possibilità diraggiungere condizioni termo-igrometrichetali da anticipare la riparazione degli affioramenti".

"Comunque, il motivo della mancata riapertura del Bar Nurzia risiede altrove. Attualmente, all’interno dell’aggregato, è in corso di svolgimento una generale attività di completamento dei lavori nel rispetto delle tempistiche approvate dal Comune, nonostante il fatto che nel 2019 l’impresa Mancini (mandataria dell’ATI Mancini-Chiodi, affidataria dei lavori)ha avviato la procedura concorsualelasciando il cantiere e soprattutto tutti i compiti operativi che ricopriva quale mandataria (compreso quello del restauro degli apparati decorativi). Quest’imprevisto -purtroppo frequente nella ricostruzione aquilana e, se si guarda oltre le nostre montagne, anche nel panorama edilizio nazionale - ha comportatoun periodo di attenta analisi della situazione da parte dei professionisti incaricati, del Presidente, dell’Assemblea del Consorzio e dell’altra componente dell’ATI che, con senso di responsabilità e senza interrompere le lavorazioni, hapreso le redini dell’intera opera nella delicata fase della sua conclusione, evitando una ulteriore dilatazione dei tempi di riconsegna.

"La mancata riapertura del locale commerciale - sottolinea Santoro - non dipende quindi da un affioramento puntuale di umidità su una colonna, anche se decorata, ma dal fatto che, a norma di legge, l’agibilità di una porzione di edificio (cosiddetta agibilità parziale) può essere certificata, tra l’altro, solo se siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse. Il Bar Nurzia fa parte di un aggregato composto da cinque unità con progetto strutturale unitario. I lavori, come detto, sono in fase di ultimazione ed è stata appena avviata la campagna di prove sui materiali e sulle strutture necessaria alla RSU propedeutica al collaudo statico, ovviamente unico".

"Fa riflettere che a parere dei signori Nurzia (così come più volte palesato dagli stessi pubblicamente e virtualmente) nel cantiere del Consorzio 'Capo Piazza' si siano incontrate le migliori 'incompetenze' in campo progettuale, tecnico, storico-culturale, operativo, deontologico". 

"Io rivendico, invece, la dedizione e la competenza di tutti coloro che, a vario titolo, si sono impegnati nel cantiere, e ciò mi porta a credere che l’effettivo danno di immagine lamentato dalla signora Nurzia sia piuttosto subìto da loro e dal sottoscritto", conclude Santoro.



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