Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 LA SECONDA VITA DI BORGO TUFI, DA PAESE ''FANTASMA'' AD ALBERGO DIFFUSO Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

LA SECONDA VITA DI BORGO TUFI, DA PAESE
''FANTASMA'' AD ALBERGO DIFFUSO

Pubblicazione: 04 aprile 2018 alle ore 08:00

Borgo Tufi
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CASTEL DEL GIUDICE - Un borgo fantasma a cavallo tra l’Abruzzo e il Molise, dimenticato dai più e destinato a scomparire nel tempo, a cui è stata donata una seconda vita, diventando un albergo diffuso, donato al turismo, firmato da un’impresa aquilana.

È la storia della rinascita del Borgo Tufi, l’appendice più antica del comune molisano Castel del Giudice (Isernia), che fino al 1790 rientrava nei confini dell'Abruzzo Citeriore, a pochi chilometri dal comprensorio montano dell’Alto Sangro.

Un piccolo borgo rurale che anticamente si reggeva su un’economia principalmente agro-pastorale, ma con il tempo i terreni agricoli sono caduti in disuso, il paese si è spopolato, le case sono state abbandonate e l’intero borgo si avviava verso l’oblio, prima di essere salvato dal processo di riqualificazione nato dalla sinergia tra il Comune di Castel del Giudice e due società private: la D’Andrea Molise Srl e la Guido Ricci Srl di Ateleta (L'Aquila).

“Il Comune ci ha chiesto un aiuto per il recupero dell’intero borgo, con un progetto da oltre 5 milioni di euro finanziato sia con soldi pubblici, sia con i fondi della nostra società e della D’Andrea Srl. Abbiamo conservato e rinnovato le sue caratteristiche antiche, come le case in pietra a due piani, le piccole stalle e i fienili - spiega ad AbruzzoWeb Enrico Ricci, co-titolare dell’impresa aquilana insieme a suo fratello Gianfranco e già presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili Abruzzo - trasformandolo in un albergo diffuso, che può ospitare un centinaio di turisti”.

A differenza di altri alberghi diffusi, la caratteristica che rende unico Borgo Tufi è la sua estensione, poiché coincide con l’intero paese. 

Un’idea avviata da oltre un anno “che si è rivelata funzionale, poiché riusciamo ad agganciarci sia al turismo invernale degli impianti sciistici dell’Alto Sangro, sia a quello artistico-storico di chiese, monasteri ed eremi del comprensorio, senza dimenticare i percorsi enogastronomici, una realtà importante del territori ricco di caseifici e prodotti tipici a chilometro zero”, prosegue Ricci.

La ristrutturazione del borgo è stata possibile realizzando tre progetti diversi, ma complementari: una scuola abbandonata da anni adibita a residenza sanitaria assistenziale per anziani provenienti dall’Abruzzo e dal Molise, oltre trenta ettari di terreno agricolo in disuso diventati un meleto bio, nel quale collaborano amministrazione comunale, investitori privati e cittadini, 25 case in rovina ristrutturate, stalle tornate alla loro antica bellezza.

“Il Borgo accoglie circa 5 mila visitatori l’anno, non sono pochi se consideriamo che si tratta di una realtà davvero molto piccola - aggiunge Ricci - ogni struttura ospita dalle 3 alle 4 persone”.

Il tutto in un quadro di isolamento delle aree interne, da sempre considerato un problema per abitanti e amministratori, ma paradossalmente Tufi potrebbe rappresentare un capovolgimento di questa concezione.

“Valorizzare le aree interne e i piccoli comuni antichi è sicuramente una buona mossa, ma non esiste una ricetta vincente uguale per tutti i territori - sottolinea il titolare dell’impresa aquilana - Bisogna valutare caso per caso e secondo una serie di criteri, come per esempio il bacino di utenza che potrebbe attivare o la posizione che un borgo occupa all’interno di una zona, è necessario fare attenzione all’ammortamento, spendere troppo vorrebbe dire non riuscire a recuperare l’investimento in poco tempo e, infine, c’è l’incognita sulla gestione che non è semplice: a volte è più facile costruire una cosa, piuttosto che mantenerla in piedi”.

Inoltre Ricci punta l’attenzione su un altro aspetto fondamentale: la funzionalità, la vision che si decide di seguire.

“Con una riqualificazione fine a sé stessa c’è il rischio di far diventare il tutto molto statico, trasformando un borgo fantasma, in un borgo museo, è necessario invece avere una visione d’insieme creando movimento all’interno del territorio - precisa - ma la strada sicuramente è in salita”.

In ultimo c’è da affrontare la questione dei finanziamenti, un nodo difficile da sciogliere in alcuni casi.

“La soluzione non è mai unanime, ma dove non arriva il pubblico potrebbe arrivare il mecenatismo - spiega ancora Ricci - I privati possono dare un supporto importante, pur con la consapevolezza del rischio che si corre, ma abbiamo anche in Abruzzo un patrimonio eccezionale spesso abbandonato e, purtroppo, il passo successivo potrebbe essere la scomparsa di questa eredità, se non ci si muove in tempo”.

Il sisma del 2009 da un lato ha sconvolto il territorio, ma dall’altro ha donato un’occasione per ripensare le aree interne, quelle trascurate e in rovina.

“La ricostruzione poteva e può ancora essere una congiunzione positiva, molti comuni, borghi e paesini ricompresi nel cratere sismico, possono avere una nuova vita, ma solo con l’aiuto di tutti, compresi i privati e, in questo senso, Borgo Tufi potrebbe rappresentare un esempio virtuoso”, conclude.



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