Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 MANCANO I MEDICI E TORNANO QUELLI IN PENSIONE: ''TOCCHERA' ANCHE ALL'ABRUZZO'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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MANCANO I MEDICI E TORNANO QUELLI IN PENSIONE: ''TOCCHERA' ANCHE ALL'ABRUZZO''

Pubblicazione: 11 aprile 2019 alle ore 06:30

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L'AQUILA - Medici in pensione richiamati in servizio per far fronte alla sempre più estesa carenza di personale sanitario su tutto il territorio nazionale, un'emergenza che a breve potrebbe arrivare  anche in Abruzzo.

E' quanto spiega ad AbruzzoWeb il presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi della provincia dell'Aquila, Maurizio Ortu, che evidenzia come in Abruzzo, nonostante "eccellenti facoltà universitarie che ci riforniscono ottima 'materia prima', se non si interviene subito con seri confronti istituzionali, arrivando ad un piano condiviso, sarà impossibile scongiurare questo rischio".

Promotore dell’iniziativa è stato il governatore del Veneto, Luca Zaia, con una delibera che permette l’assunzione a tempo determinato di medici in pensione, da inserire nelle strutture ospedaliere dove manca personale medico giovane. Per Zaia è tutta colpa delle scuole di specializzazione anumero chiuso, i posti disponibili sono davvero pochi, le borse di studio sono 6.200 in tutta Italia. Anche se cambiassero le regole di accesso ci vorrebbero ancora diversi anni per avere professionisti abilitati ad entrare di ruolo negli ospedali, nel frattempo aumenterebbero invece le richieste dei medici che intendono andare in pensione con Quota 100.

A lanciare l'allarme, nei mesi scorsi, erano state la Federazione italiana medici di Medicina generale (Fimmg) e l'Associazione medici e dirigenti del sistema sanitario nazionale (Anaao) che hanno definito la carenza dei medici una vera e propria "emorragia" e che, analizzando le proiezioni, che riguardano sia medici di famiglia sia i medici del Servizio sanitario nazionale, hanno stimato che entro il 2028 saranno andati in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676.

In Abruzzo  qualche piccolo passo avanti è stato fatto nei mesi scorsi quando, a seguito della delibera regionale del 28 settembre, i posti disponibili per Medicina generale sono saliti da 20 a 38. "Dopo anni di battaglie siamo riusciti quasi a raddoppiare il numero dei posti - spiega Ortu - ma si tratta solo di un primo step, occorre necessariamente un nuovo piano di programmazione".

Dal Veneto, al Friuli e all'Emilia Romagna, passando anche per il vicino Molise, sono oltre 56 mila i medici che mancano a livello nazionale, e così a fronteggiare l'emergenza ci pensano quelli in pensione. "In futuro toccherà anche a noi - conferma Ortu - E per quanto la maggior parte dei medici accetti di buon grado di indossare nuovamente il camice perché, non lo nascondiamo, la passione fatica a spegnersi, non è comunque facile rimboccarsi le maniche di nuovo. Bisogna ripartire dai giovani, non ci sono troppe alternative".

Diverse le problematiche sollevate nel corso degli anni, dalla mancanza di adeguati stanziamenti di risorse economiche all'eccessivo carico di responsabilità di alcune specializzazioni al numero di posti nelle stesse scuole di specializzazione, troppo ridotto rispetto a quello di coloro che vanno in pensione.

Le difficoltà principali si rintracciano nel reperimento di chirurghi, ginecologi e radiologi. I bandi di molte regioni, infatti, vanno deserti perché non ci sono abbastanza specializzati, e le regioni del Sud non ne assumono a causa dei piani di rientro dai deficit del passato. 

Ma non solo, nei prossimi 10 anni ad andare in pensione sarà il 70% dei medici di base e entro il 2022, stando alle proiezioni Ansa, sarà l’anno che registrerà il picco delle uscite per i medici di base: solo in quell’anno infatti andranno in pensione 3.902 medici di base. 

C'è poi la questione del numero chiuso, argomento che ha a lungo tenuto banco nei mesi passati, che il Governo ha definito "un obiettivo politico di medio periodo che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso". "Un percorso per gradi per assicurare l’aumento dei posti disponibili e avviare un percorso condiviso", hanno spiegato i ministri dell’Istruzione, Marco Bussetti, e della Salute, Giulia Grillo.

Per Ortu "è inutile accogliere tutti alla facoltà di Medicina e non avere, dopo sei anni, la possibilità di farli lavorare né di farli iscrivere alla specialistica. Si creerebbero solo delle illusioni. Bisogna prevedere di anno in anno il numero che occorre. Si può fare. Basta un tavolo tra ministero, Regioni ed Ordini professionali. In Italia è possibile prevedere il mercato, questo sarebbe un utilizzo intelligente della selezione per l'accesso alla facoltà. Si tratta di un discorso programmatico, non politico".  



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