Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 PROCESSO DON PICCOLI, ''DA TESTIMONI ALTRO COLPO AD ACCUSA'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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PARLA L'AVVOCATO AQUILANO VINCENZO CALDERONI ALL'ESITO DELLA NUOVA UDIENZA DEL PROCESSO IN CORSO A TRIESTE PER LA MORTE DI UN ANZIANO PRELATO

PROCESSO DON PICCOLI, ''DA TESTIMONI ALTRO COLPO AD ACCUSA''

Pubblicazione: 17 novembre 2018 alle ore 17:45

Paolo Piccoli

L’AQUILA - "Quanto emerso dalle ultime due testimonianze demolisce uno dei pilastri sul quale si fondava il teoremo accusatorio, in quanto giustifica le tracce ematiche rinvenute sul letto del defunto. In altri termini quelle tracce sono state ivi deposte dal sacerdote che officiava l’estrema unzione e non come vorrebbe il pm dall’assassino".

Così l’avvocato Vincenzo Calderoni del foro dell’Aquila commenta gli esiti dell’udienza di venerdì scorso del processo che a Trieste vede imputato il suo assistito, il 53enne don Paolo Piccoli, sacerdote di origini venete incardinato nella Curia dell’Aquila, accusato di aver strangolato il 92enne don Giuseppe Rocco, il 25 aprile 2014, presso la Casa del Clero del capoluogo friulano.

A don Piccoli i pm Lucia Baldovin e Matteo Tripani contestano di aver strangolato don Rocco per impossessarsi di una collanina e altri oggetti religiosi, tesi già smentita dalla difesa.

A difendere don Piccoli, insieme al legale aquilano, Stefano Cesco, del foro di Pordenone.

Le tesi dell'accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande "accusatrice", la perpetua del sacerdote defunto, Eleonora Laura Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore.

"Un inconsistente castello di accuse", così era stato definito dalla difesa che sembrerebbe essersi in parte "alleggerito" proprio durante l’ultima udienza, quando sono stati ascoltati 4 testimoni tra cui il cavaliere Pietro Montelli, il quale ha reso una dotta illustrazione relativa al vecchio rito liturgico tridentino con il quale l’imputato aveva somministrato l’olio degli infermi al defunto don Rocco.

La testimonianza di Montelli ha fatto il paio con quanto deposto dal teste oculare monsignor Pieremilio Salvadè, che ha riferito di aver visto l’imputato inginocchiato al fianco del letto di don Rocco nell’espletamento del rito liturgico.

Il processo con l’udienza di venerdì scorso si sta avviando a conclusione.

"Ció anche perché - chiarisce Calderoni - la difesa con gesto di grande coraggio e lealtá processuale ha rinunciato su sollecitazione della corte a oltre la metá dei suoi testi così dando un sostanziale contributo a un rapido epilogo della vicenda".

Gli avvocati hanno inoltre chiesto la sostituzione del perito di parte, proponendo il direttore di Medicina legale dell’Università di Verona, il professore Franco Tagliaro, "all’unico scopo di fornire uno strumento utile e consentire alla corte una lettura critica dell’autopsia formata dal perito del pm in assoluta assenza di contradditorio", ha chiarito Calderoni.

La richiesta peró non è stata accolta, trovando la ferma opposizione del pm.

"L’opposizione dell’accusa al cambio del perito è palesemente un espediente che il pm Tripani ha utilizzato per difendere l’ultimo baluardo del suo teorema accusatorio a prescindere dalla effettiva ricerca della veritá".

Tale affermazione è giustificata per la difesa, "da quanto affermato dalla corte che ha reso noto formalmente che non avrebbe avuto nulla in contrario e che l’unica ragione per la quale è stata costretta a rigettare la richiesta della difesa consiste nella formale opposizione del pm".

La prossima udienza ci sarà il 21 dicembre dove verranno ascoltati gli ultimi 2 testimoni dell’accusa e poie parti proporranno alla corte richieste volte a ottenere l’ammissione di ulteriori mezzi di prova che le parti riterranno di proporre.

Fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Maurco Cechet, Rosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci e Giuseppe Vario giudici popolari.

Il caso ha avuto un grosso clamore mediatico, durante le udienze in aula è infatti presente da troupe del programma Rai Un giorno in pretura. (red.)



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