Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 PROCESSO DON PICCOLI: LA PERIZIA E' DA RIFARE, AMMESSA UNA NUOVA CONSULENZA TECNICA Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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PROCESSO DON PICCOLI: LA PERIZIA E' DA RIFARE,
AMMESSA UNA NUOVA CONSULENZA TECNICA

Pubblicazione: 10 febbraio 2019 alle ore 09:16

L'AQUILA - Colpo di scena nel processo che vede imputato don Paolo Piccoli, sacerdote 53 enne di origini venete e incardinato nella curia dell’Aquila con l’accusa di aver ucciso don Giuseppe Rocco, il 25 aprile 2014 nella Casa del Clero a Trieste: la perizia è da rifare.

Nei giorni scorsi, infatti, è stata ammessa una nuova consulenza tecnica in accoglimento delle istanze della difesa.

Entra dunque nel processo un nuovo perito nominato dalla Corte che riesaminerà tutto, non è stato ancora detto il nome, che verrà reso noto alla prossima udienza del primo marzo.

"La Corte ha finalmente accolto preso in considerazione le nostre istanze che portiamo avanti da tempo - spiegano i difensori di don Piccoli, Stefano Cesco del foro di Pordenone e Vincenzo Calderoni, del foro aquilano - e ha detto che la perizia va riscritta".

L’udienza si è tenuta dinanzi la Corte d’Assise di Trieste, fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Mauro CechetRosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci Giuseppe Vario giudici popolari.

A don Piccoli viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di una collanina e altri oggetti religiosi, tesi smentita più volte dalla difesa.

Le tesi dell'accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande "accusatrice", la perpetua del sacerdote defunto, Eleonora "Laura" Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore, costituita da ingenti somme di denaro, che ha diviso con i nipoti del sacerdote, e alcuni appartamenti.

Un processo che nelle ultime battute si è "tinto di giallo", a causa del cuscino scomparso dalla stanza dove dormiva ed è stato ritrovato morto don Rocco.

Il caso del cuscino scomparso è agli atti del processo perché il fatto emerge dai rilievi fotografici e potrebbe aprire nuovi scenari nel percorso teso a fare chiarezza sulla morte dell’anziano prelato. 

"Questo cuscino era negli atti del processo, dal momento che era presente nelle immagini scattate dai carabinieri entrati nella stanza di don Rocco il 2 maggio, ed è scomparso il giorno dopo, il 3, durante ulteriori rilievi repertati fotograficamente. Abbiamo analizzato tutte le immagini e abbiamo riscontrato questa lacuna relativa alle indagini", spiega Calderoni.

I Carabinieri sono entrati nella stanza dove è stato trovato morto don Rocco il 2 maggio 2014, poiché appunto in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali. 

Nei rilievi fotografici fatti quel giorno c’era l’immagine di questo cuscino, scomparso dalla scena già il giorno dopo, il 3, quando i carabinieri sono rientrati per effettuare altri rilievi sul letto.

Successivamente, ad agosto, nella stanza sono entrati anche i Carabinieri del Ris, per repertare tracce biologiche utili a identificare le persone che erano passate di lì ed hanno prelevato e sequestrato degli oggetti, "tra questi manca sia il guanciale che la federa - chiarisce ancora Calderoni -, chi aveva interesse a non farlo trovare? Ma soprattutto quello che ci chiediamo come difesa, chi aveva accesso alla stanza che era stata chiusa con un lucchetto dai Carabinieri?".

Il caso ha avuto un grosso clamore mediatico, durante le udienze in aula è infatti presente la troupe del programma Rai Un giorno in Pretura.



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