Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 PROCESSO DON PICCOLI: SPUNTA IL GIALLO DEL CUSCINO SCOMPARSO, ''CHI LO HA SOTTRATTO?'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

L'AVVOCATO AQUILANO CALDERONI, DOPO UDIENZA DI IERI A TRIESTE, NEL DIBATTIMENTO CHE VEDE ALLA SBARRA PER OMICIDIO IL SACERDOTE VENETO INCARDINATO NELLA CURIA DEL CAPOLUOGO

PROCESSO DON PICCOLI: SPUNTA IL GIALLO DEL CUSCINO SCOMPARSO, ''CHI LO HA SOTTRATTO?''

Pubblicazione: 22 dicembre 2018 alle ore 17:25

Paolo Piccoli

L’AQUILA - “Siamo davanti a quello che riteniamo essere un vero colpo di scena: dalla stanza di don Rocco è scomparso il cuscino del letto sul quale il prelato aveva passato la notte prima di essere rinvenuto esanime dalla perpetua Eleonora Di Bitonto”.

A svelare ad AbruzzoWeb quello che si annuncia un vero e proprio giallo è l’avvocato aquilano Vincenzo Calderoni, uno dei legali di don Paolo Piccoli, sacerdote 53enne di origini venete incardinato nella Curia dell’Aquila, a lungo parroco nell’Aquilano, accusato dell’omicidio del 92enne don Giuseppe Rocco avvenuto il 25 aprile 2014, presso la Casa del Clero di Trieste. 

L’intervento del legale che difende don Piccoli insieme a Stefano Cesco, del foro di Pordenone, è stata al centro dell’udienza che si è tenuta ieri nella Corte di Assise di Trieste. 

Il caso del cuscino scomparso è agli atti del processo perché il fatto emerge dai rilievi fotografici e  potrebbe aprire nuovi scenari nel percorso teso a fare chiarezza sulla morte dell’anziano prelato. 

A don Piccoli viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di una collanina e altri oggetti religiosi, tesi smentita più volte dalla difesa. Ora la nuova potenziale prova a discolpa. 

 “Questo cuscino era negli atti del processo, dal momento che era presente nelle immagini scattate dai carabinieri entrati nella stanza di don Rocco il 2 maggio, ed è scomparso il giorno dopo, il 3, durante ulteriori rilievi repertati fotograficamente. Abbiamo analizzato tutte le immagini e abbiamo riscontrato questa lacuna relativa alle indagini”, spiega ancora il difensore.

Con la novità del cuscino scomparso dalla camera da letto dell'anziano prelato, che in un primo momento sembrava essere morto per cause naturali, secondo la difesa, “si aprono degli scenari diversi,chi lo ha sottratto? E soprattutto perché? Su questo pensiamo che il processo dovrà darci delle risposte”, continua Calderoni.

I Carabinieri sono entrati nella stanza dove è stato trovato morto don Rocco il 2 maggio 2014, poiché appunto in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali. Nei rilievi fotografici fatti quel giorno c’era l’immagine di questo cuscino, scomparso dalla scena già il giorno dopo, il 3, quando i carabinieri sono rientrati per effettuare altri rilievi sul letto.

Successivamente, ad agosto, nella stanza sono entrati anche i Carabinieri del Ris, per repertare tracce biologiche utili a identificare le persone che erano passate di lì ed hanno prelevato e sequestrato degli oggetti, “tra questi manca sia il guanciale che la federa - chiarisce ancora Calderoni -, chi aveva interesse a non farlo trovare? Ma soprattutto quello che ci chiediamo come difesa, chi aveva accesso alla stanza che era stata chiusa con un lucchetto dai Carabinieri?”.

I legali di don Piccoli nell’udienza di ieri oltre ad aver fatto presente e chiesto spiegazioni sulla “novità” del cuscino, hanno rinunciato alla testimonianza del perito di parte e sono state invece rivolte alla Corte istanze istruttorie ritenute “necessarie per approfondire alcuni passaggi che secondo noi sono rimasti in ombra nel corso delle ultime udienze”, aggiunge Calderoni.

Le tesi dell'accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande "accusatrice", la perpetua del sacerdote defunto, Eleonora “Laura” Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore, costituita da ingenti somme di denaro, che ha diviso con i nipoti del sacerdote, e alcuni appartamenti.

“Un inconsistente castello di accuse”, così è stato definito dalla difesa l'intero impianto, che potrebbe risultare in parte “alleggerito” nel corso dell’ultima udienza, quando è stato ascoltato l’ultimo testimone della difesa, il generale dell’esercito Vittorio Stella che ha riferito sulla personalità di don Piccoli, sulla loro ventennale amicizia e su un episodio in particolare che il pm addebita all’imputato,”su un furto che sembrerebbe mai avvenuto, all’unico scopo di screditarlo”, chiarisce Calderoni. 

Un'altra importante testimonianza a difesa di don Piccoli c'è stata nell’udienza del 16 novembre, da parte del cavaliere Pietro Montelli, il quale ha reso “una dotta illustrazione relativa al vecchio rito liturgico tridentino con il quale l’imputato aveva somministrato l’olio degli infermi al defunto don Rocco, inginocchiandosi accanto al letto e così da giustificare le tracce ematiche rinvenute sul lenzuolo del letto e ascrivibili a una patologia della pelle della quale don Piccoli soffriva da tempo”.

La prossima udienza è prevista per il 25 gennaio prossimo. 

Fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Mauro Cechet, Rosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci e Giuseppe Vario giudici popolari.

Il caso ha avuto un grosso clamore mediatico, durante le udienze in aula è infatti presente la troupe del programma Rai Un giorno in pretura.



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