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LA CAMPAGNA ELETTORALE SI INFUOCA NELLA GIORNATA DI CHIUSURA: NELLA TRIBUNA RAI ABRUZZO SI DANNO BATTAGLIA MARCOZZI, MARSILIO, LEGNINI E FLAJANI

REGIONALI: ABRUZZESITA', SANITA' E SENSO ISTITUZIONI, BORDATE TRA I CANDIDATI

Pubblicazione: 08 febbraio 2019 alle ore 21:58

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L'AQUILA - Dopo una campagna elettorale con pochi sussulti, nella tribuna elettorale  del Tg3 regionale, andato in onda oggi pomeriggio, hanno finalmente trovato soddisfazione gli appassionati della schietta e ruspante dialettica politica, meglio se senza esclusione di colpi. 

Ospiti i quattro candidati alla presidenza della Regione Abruzzo, il senatore romano di origini abruzzesi Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, per il centrodestra, l'ex vice presidente del Csm, Giovanni Legnini per il centrosinistra, il consigliere regionale uscente Sara Marcozzi per il Movimento 5 stelle, l'avvocato Stefano Flajani per Casapound. 

Ad incalzarli con le loro domande, nella trasmissione diretta da Nino Germano, i giornalisti Angelo Di Nicola per il Messaggero, Domenico Ranieri per Il Centro, e Berardino Santilli, direttore responsabile di Abruzzoweb.

Dopo un primo giro di domande piuttosto tranquillo, la miccia si accende quando Marcozzi alla domanda sui criteri di scelta della prossima giunta regionale, lancia una prima frecciata a Marsilio, ricordandogli che in Molise e in Sicilia la coalizione di centrodestra si è resa protagonista di autentiche risse nella ripartizione delle poltrone, lasciando intendere che lo stesso accadrà in Abruzzo. 

Risponde piccato Marsilio, “ma perché ti appassioni tanto alle vicende del Molise? Il centrodestra governa felicemente  da decenni  in tante altre regioni, semmai se c'è una giunta che ha cambiato 25 assessori in due anni, è proprio quella del Movimento 5 stelle al Comune di Roma”.

E Marcozzi subito replica: "la conosci bene Roma..." a rimarcare la non abruzzesità di Marsiloo, argomento che è stata sua spina nel fianco per tutta la campagna elettorale, come era del resto prevedibile.

E subito si inserisce Legnini, che con tono canzonatorio rivela a Marsilio, “a me hanno proposto di fare l'assessore a Roma, ma ho detto di no...”. 

Marsilio allora replica secco: “piuttosto raccontaci dove sta il tuo predecessore Luciano D'Alfonso, in quale sgabuzzino di Roma lo avete nascosto, per non farlo vedere in Abruzzo”.

“Diccelo tu, tu sei in Senato con lui...”, la controreplica velenosa di Legnini. 

“Certo sappiamo dov'è D'Alfonso, è scappato in Senato, qualcuno invece, come me, fa il percorso contrario e credo che gli abruzzesi abbiamo capito e stanno apprezzando questa mia scelta personale e politica”, ribatte Marsilio.

A  sorpresa ci pensa Flajani a sdrammatizzare e a chiudere il primo round, quando ammette che “Casapound non avrà il problema a dover comporre una giunta”. Aggiungendo che “non ci interessa vincere, ma fare qualcosa di utile per l'Abruzzo”.

A seguire, per stemperare gli animi, un giro di domande sulle scuole abruzzesi insicure, che chiudono nelle aree interne, e da ricostruire nel cratere sismico.

Ad un certo punto però Marsilio menziona la visita del ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, leghista, in Abruzzo, offrendo sul piatto l'occasione a Legnini per una nuova stoccata: “Il ministro Bussetti dovrebbe chiedere scusa agli abruzzesi, non si fa campagna elettorale nelle scuole e nelle università, così come non si fa campagna elettorale dentro gli ospedali”, riferendosi alla visita questa volta del ministro della Sanità Giulia Grillo, M5s, anche lei venuta in Abruzzo a sostenere Sara Marcozzi.

“E' una vergogna, io ho il senso delle istituzioni, i vostri ministri lo hanno calpestato” , si scalda il di solito compassato Legnini. 

“Bravo, hai vinto il premio 'Senso delle istituzioni!",  lo prende in giro Marsilio.

Replica piccata a Legnini anche Marcozzi “non abbiamo portato  in giro  il ministro Grillo a fare campagna elettorale, ma a visitare il pronto soccorso di Chieti, per fargli vedere le decine di pazienti in barella, e l'ospedale depotenziato di Guardiagrele. Due  drammatiche conseguenze del piano di riordino dell'assessore Silvio Paolucci, candidato con Legnini”. 

E poi la legnata: “Non accettiamo lezioni di senso delle istituzione da chi con disinvoltura in pochi giorni è passato dalla politica alla magistratura, per poi tornare alla politica”.

Non l'avesse mai detto, il Legnini ferito nell'onore sbotta: “Paolucci  evidentemente è un'ossessione della Marcozzi, eppure lui ha il merito di aver ridotto i debiti, ci ha fatto uscire dal commissariamento della sanità, ha elevato i livelli essenziali di assistenza”, premette per poi affondare:  "alla Marcozzi dico di stare bene attenta a citare il senso delle istituzioni, io le ho servite con disciplina, con onore, sono stato eletto al Csm in seduta plenaria e con una larga maggioranza, e non su mia richiesta, sono stato il vicario del Capo dello Stato, ho accettato una candidatura che non era nei miei programmi  perché me lo hanno chiesto migliaia di cittadini e 162 sindaci. Sto servendo la mia regione. I suoi colleghi ministri sono venuti invece  a fare le passerelle, a strumentalizzare il loro ruolo istituzionale, per raccattare un po' di voti, visto che state crollando nei sondaggi”.

E qui si inserisce lesto Marsilio: “il senso delle istituzioni di Legnini è così sviluppato, tanto che ha tentato di diventare invano presidente dell'Antitrust, e poi ha ripiegato sulla candidatura in Abruzzo. Inoltre  era sottosegretario con delega alla Ricostruzione 2009, e da abruzzese, se ne è però andato al Csm. Per questo lo giudicheranno gli elettori”. 

Legnini risponde prontamente alla provocazione chiedendo beffardamente a Marsilio: “perchè nel candidarti a presidente della Regione in Abruzzo non ti sei dimesso da senatore, che fine hanno fatto le tue dimissioni?”, alludendo che in modo tale, se Marsilio non diventerà presidente,  potrà tornare a Roma invece che fare il consigliere di opposizione in Abruzzo. 

Fine del secondo round.

A questo punto Santilli formula una domanda sulla serrata campagna elettorale, per di più in pieno inverno, e sulla concreta ipotesi di un consistente astensionismo.

Flajani, inaspettatamente il più mite e doroteo della serata spiega che “l'astensionismo è una minaccia per la democrazia”. 

E ammette che “non siamo riusciti a  far conoscere a tutti il nostro programma che se conosciuto è molto apprezzato, questo perché non abbiamo apparati alle spalle, e per il fatto che i giornali ci buttano fango addosso”.

Marsilio invece non si fa sfuggire l'occasione per un nuovo attacco: “il dover votare il 10 febbraio, a proposito di senso delle istituzioni, è l'ultimo regalo che ha fatto D'Alfonso agli abruzzesi, ritardando le dimissioni da presidente della Regione. La cosa positiva è che tutti hanno potuto scontrarsi con la durezza della vita delle montagne e della vita in Abruzzo, sopratutto d'inverno”. 

Legnini alla menzione del freddo d'Abruzzo da parte del romano Marsilio, inevitabilmente si accalora: "io la durezza della vita in  montagna, della vita d'inverno in Abruzzo, la conosco molto bene. Ed è incredibile che lei mi accusa di aver abbandonato l'Abruzzo quando ero sottosegretario all'Economia. Sono stato io a far stanziare 6,2 miliardi per la ricostruzione, che sono quelli che si stanno spendendo ancora adesso".  

E poi torna sulla sanità per un altra bordata a Marsilio: “il debito è esploso quando ha governato il centrodestra, ma tu del resto ai quei tempi eri consigliere comunale a Roma, vivevi a Roma, e queste cose non le puoi sapere”. Risata sarcastica di Marsilio, ma Nino Germano a questo punto suona il gong. I candidati concludono la pepata tribuna stampa con un accalorato appello finale agli elettori. 



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