Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 REGIONALI: CHE FINE HA FATTO IL RICORSO AL TAR DI FORZA ITALIA CONTRO DATA DEL VOTO? Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

ANNUNCIATO DOPO LA PROTESTA CHE CHIEDEVA ELEZIONI A FINE NOVEMBRE, FEBBO: LEGALI A LAVORO

REGIONALI: CHE FINE HA FATTO IL RICORSO AL TAR DI FORZA ITALIA CONTRO DATA DEL VOTO?

Pubblicazione: 11 ottobre 2018 alle ore 06:30

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L'AQUILA - È finita su un binario morto la protesta, inizialmente fragorosa ma ben presto sopita, di Forza Italia contro la scelta di fissare al prossimo 10 febbraio la data delle elezioni regionali anticipate.

Non è stato presentato, per ora, il ricorso al Tar annunciato subito dopo l’ufficializzazione della data del voto e al culmine di comunicati, richieste di pareri e anche forme di protesta per chiedere che le elezioni si potessero svolgere tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre.

Gli azzurri, guidati dal capogruppo Lorenzo Sospiri e dai consiglieri Mauro Febbo, presidente della commissione di vigilanza, e Paolo Gatti, vice presidente del Consiglio regionale, erano saliti sulle barricate quando lo scorso mese di settembre, il presidente reggente della Regione, Giovanni Lolli, ha formalizzato la decisione del voto il 10 febbraio, assunta come previsto dalle norme, d'intesa con il presidente della Corte d'Appello, Fabrizia Francabandera, e sentito il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio.

Elezioni previste a scadenza naturale nella primavera 2019, ma che sono state anticipate per le dimissioni dell’ormai ex presidente, Luciano D’Alfonso, eletto senatore del Partito democratico lo sorso 4 marzo.

Febbo, interpellato da AbruzzoWeb, ha spiegato che sul ricorso stanno lavorando i legali, senza dare altre indicazioni o scadenze in linea alla presentazione.

Non c’è traccia né come provvedimenti ufficiali né come comunicazioni verbali, neppure delle forti critiche dei consiglieri del Movimento cinque stelle, altro partito di opposizione che si è scagliato contro la decisione di rinviare a febbraio elezioni che a suo avviso si potevano fare entro il mese di novembre.

Insomma, l’argomento ed i ricorsi sono usciti fuori dai radar delle minoranze in Consiglio regionale.

L'impressione che si ha, confermata anche da quanto si bisbiglia negli ambienti politici, è che in fondo non avrebbe fatto comodo a nessuno andare alle urne entro la fine di novembre, come pubblicamente chiesto dal centrodestra.

Soprattutto se si considera il punto di stallo in cui si trovano le varie forze politiche e le coalizioni: se da un lato, infatti, il centrosinistra è ancora in alto mare nel dibattito pre elettorale, dall'altro il centrodestra ancora non riesce a trovare la quadra sul candidato presidente, che Forza Italia e Lega aspettano da Fratelli d'Italia, partito attraversato da liti e divisioni, al quale spetta indicare una rosa di nomi da condividere con gli alleati, in base alle decisioni del tavolo nazionale nell’ambito della ripartizione delle regioni al voto.

Ma c’è di più: Febbo, in occasione della fissazione della data del voto, ha annunciato anche che i consiglieri azzurri restituiranno i soldi delle indennità, "dalla scadenza dei 90 giorni dallo scioglimento dell'assise determinata dalle dimissioni dell'ormai ex presidente, D'Alfonso, ovvero dal 22 novembre, sino al ritorno alle urne": resta da vedere se questo sarà rispettato.

In giornata i consiglieri regionali Febbo e Sospiri hanno spiegato che "lo slittamento è dovuto dai ritardi accumulati da questa maggioranza, l'opposizione resta e abbiamo preparato un interpello direttamente al Capo dello Stato".

LA NOTA COMPLETA

"La nostra volontà di contrastare in ogni modo l’indizione delle elezioni regionali in una data che consideriamo illegittima e dannosa c’è e resta. Il presidente facente funzioni, Giovanni Lolli, ci aveva ufficialmente comunicato e assicurato come non si sarebbe mai valicato l’anno in corso, salvo poi fare altro, basta chiedere al diretto interessato per averne conferma. Quando invece c’è stata comunicata che l’intesa delle prossime elezioni regionali era stata raggiunta sulla data del 10 febbraio 2019, abbiamo atteso la pubblicazione del decreto di indizione, avvenuta solo il 26 settembre sul Bura, per impugnalo immediatamente e dare mandato ai nostri avvocati di procedere alla valutazione del ricorso, individuando un professionista di livello indiscutibile - hanno sottolineato gli azzurri - La pubblicazione tardiva, invece, ha comportano matematicamente uno slittamento della discussione presso la Camera di Consiglio, che sarebbe avvenuta non prima del 31 ottobre che, senza motivi contingenti, avrebbe difficilmente accolto una sospensiva di fatto portando la data delle elezioni in caso di vittoria nel merito in data non anticipata rispetto alla previsione del 10 febbraio, essendo la decisione del Tar certamente impugnata dal Partito Democratico, eventualmente soccombente al Consiglio di Stato. A titolo esplicativo basta verificare ciò che è accaduto nella Regione Lazio con la tempistica pressoché uguale alla nostra. Tale previsione sviluppata dai nostri legali ha impedito la presentazione del ricorso al Tar consigliandoci invece l’interpello direttamente al Capo dello Stato che è in fase di invio. Pertanto solo la subdola operazione di ritardo e attendismo messo in campo da questa maggioranza (sono due le Regioni che il 4 marzo 2018 hanno eletto parlamentari i loro Presidenti, in Friuli si e già votato a maggio del 2018 mentre in Abruzzo il 10 febbraio 2019!), ha impedito tecnicamente di cogliere il nostro obiettivo, ovvero quello di presentare in anticipo e nei tempi previsti il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale". 



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