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POLEMICHE SU PROGETTO DI LEGGE PRESIDENTE CONSIGLIO REGIONALE SOSPIRI, PD E M5S CONTRARI, ''LA FINE DEI PICCOLI COMMERCIANTI DEI CENTRI STORICI''

RICONVERSIONE OPIFICI INDUSTRIALI: ''NO A NUOVI CENTRI COMMERCIALI IN ABRUZZO''

Pubblicazione: 09 ottobre 2019 alle ore 19:12

L'AQUILA - Fa discutere il nuovo progetto di legge del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, per il recupero degli opifici industriali.

In particolare, le aree interessate sono state individuate all’interno della perimetrazione dei piani regolatori territoriali dell’Azienda Regionale delle Aree Produttive (Arap) e  del Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell'area Chieti-Pescara.

Nel testo, in discussione domani nelle Commissioni regionali, è specificato che le strutture, in stato di degrado o abbandono, rappresentano un fattore di grave danno sotto il profilo ambientale, urbanistico, sociale o economico-occupazionale. Un piano che dovrebbe concorrere agli obiettivi di contenimento del consumo di suolo e che, come si legge nel progetto di legge "costituisce attività di pubblica utilità ed interesse generale".

Ma la proposta non ha accolto troppo entusiasmo in Abruzzo e sono già arrivate le prime critiche dagli esponenti politici regionali di Pd e Movimento 5 stelle.

Levata di scudi del gruppo consiliare Pd del Comune di Chieti: "Questa vicenda non fa altro che evidenziare la spaccatura che attraversa la maggioranza regionale – dicono i consiglieri comunali Pd e di Chieti per Chieti – Ognuno vuole comandare e decidere, al punto da non condividere, persino fra alleati, una decisione così importante e con effetti tanto sensibili per le città". 

"Conseguenze più che realistiche, tanto da scatenare contro il provvedimento anche il Comune di Chieti, che per mezzo dell’assessore Colantonio oggi sulla stampa, non le manda a dire alla Regione amica, promuovendo una sonora bocciatura dell’idea. E’ un progetto che nasce male, quindi, senza dialogo politico e nemmeno istituzionale, perché sarebbe stato opportuno condividere il disegno almeno con i sindaci, che hanno chiaro il termometro della situazione economica dei rispettivi comuni e avrebbero sollevato criticità su cui non si può sorvolare". 

"Così non è stato, il disegno di legge è arrivato come un fulmine a ciel sereno, quasi per voler ottenere subito l’approvazione bypassando critiche e confronti, ma se dovesse andare in porto sarebbe l’ennesima e definitiva mazzata al centro storico di Chieti che ha già subito un durissimo colpo con l’arrivo di Megalò. Peraltro sarebbe anche una misura intempestiva, perché il Comune si prepara a varare un piano commercio, che rischia ora di essere svuotato e superato nei contenuti ancor prima di essere approvato e per di più dal fuoco amico della filiera regionale. Una situazione paradossale e la volontà incomprensibile di agire a scapito di territori che dovrebbero essere tutelati e di cui bisognerebbe ascoltare le istanze, cosa che ancora una volta non è avvenuta".

"Siamo fortemente contrari alla proposta e riteniamo che sia una norma da ritirare – sottolinea il capogruppo Pd in Regione Silvio Paolucci – C’è l’aspetto ambientale da non sottovalutare, perché il disposto va ad aggredire anche le aree verdi ma c’è il nefasto effetto sul comparto commerciale delle città, che genera una desertificazione immediata, che in alcune importanti realtà si è già verificata per via della vicinanza di centri e poli commerciali, come sta accadendo per Chieti alta. Inoltre l’Abruzzo è fra le regioni europee dove c’è la più alta concentrazione di centri commerciali, non vedo l’esigenza di doverne introdurre di nuovi, considerato l’effetto di impoverire una larga parte del nostro sistema produttivo che ha costruito la sua storia sul commercio, generando per altro  solo lavoro precario e mal retribuito".

Per il consigliere e vice capogruppo regionale del Pd, Dino Pepe: "L'Abruzzo non ha bisogno di nuovi centri commerciali visto che è già quella che in Europa ha il maggior concentramento di superfici di vendita delle grande distribuzione".

"Un progetto di legge - sottolinea Pepe - che mira a modificare la destinazione d'uso dei vecchi capannoni industriali trasformandoli in aree per l'apertura di nuovi centri commerciali. Faccio francamente fatica a capire quale sia la 'ratio' dietro ad una simile scelta. Da un lato si parla di azioni volte a rilanciare i centri storici, i negozi tradizionali e le piccole attività commerciali con incentivi, sgravi e sostegni di varia natura, dall'altra si apre alla possibilità di creare nuovi insediamenti in un territorio, quello abruzzese, già francamente saturo di offerte, tra l'altro in un momento storico molto particolare nel quale si è acceso il dibattitto nel nostro Paese sulla volontà di tenere chiusa la grande distribuzione la domenica e durante le feste comandate". 

"Se l'Abruzzo non ha bisogno di nuovi centri commerciali, la provincia di Teramo non è da meno. Nel teramano, infatti, sono già numerosi i punti vendita della grande distribuzione e, in molti casi, questi già sono in sofferenza, lamentano una concorrenza forte in ogni settore e iniziano a dare segnali di insofferenza e crisi, come nel caso della 'Mercatone Uno' e della recente chiusura del punto vendita IperSimply a Piano d'Accio a Teramo", ribadisce il consigliere del Pd. 

"Siamo fortemente contrari a questa iniziativa e ci uniamo al coro di protesta di Confcommercio e Confesercenti – conclude Pepe – ci batteremo in ogni sede affinché la Giunta Marsilio faccia marcia indietro su questo delicato tema. Come sottolineato da più parti già esistono delle leggi per la riqualificazione delle aree industriali dismesse, personalmente ritengo quindi che, se vogliamo lavorare assieme su un progetto organico di riqualificazione dei vecchi capannoni ad uso industriale, sia giusto puntare su di una visione 'green' garantendo così la creazione di nuove aree verdi, spazi fruibili e funzionali al servizio della collettività. Questa sì che sarebbe una idea nuova e rivoluzionaria: dare nuovo ossigeno alla regione d'Europa con il maggior concentramento di superfici di vendita della grande distribuzione", conclude Pepe.

Contraria anche la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Barbara Stella: "L’idea del recupero di queste aree lasciate all’abbandono e che deturpano l’immagine della nostra regione è necessario, ma la legge così come ci è stata presentata sembra troppo approssimativa e non punta a restituire aree verdi ai cittadini".

"Considerando che stiamo parlando di ex-aree industriali e opifici dismessi, dove la possibilità di danno ambientale è quasi sempre comprovata - precisa Stella -, bisogna tenere conto che le aree inquinate, prima di poter avviare qualsiasi altro tipo di attività, devono essere necessariamente bonificate. Sappiamo bene come le bonifiche richiedano una spesa elevata e non vorrei che la possibilità di cambiare il piano regolatore di queste zone serva solo per favorire la nascita di alcuni grandi centri commerciali e lasciare attorno aree ancora dismesse e inquinate". 

"Il ragionamento che bisogna fare invece deve essere complessivo: chi vuole investire in queste aree deve garantire la restituzione di spazi di aggregazione per i cittadini e un recupero di tutte le aree integralmente, lasciando invariato il consumo del suolo e delle aree verdi, oppure questa norma serve solo a favorire i grandi gruppi a discapito sia del recupero urbano che dei piccoli commercianti". 

"Nella discussione di domani in commissione intendo capire bene in che direzione vuole guardare la legge del centro destra perché, se come immagino, la restituzione delle aree verdi ai cittadini e la bonifica delle aree saranno elementi marginali allora siamo molto lontani da una legge che porti beneficio ai cittadini", conclude Stella.



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