Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 RICOSTRUZIONE FERMA A L'AQUILA: NEL GIORNO DEL SILENZIO ELETTORALE SFOGO COSTRUTTORI Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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''A GENNAIO 5 IMPRESE FALLITE, MA A NESSUNO IMPORTA''. ED ANCORA: ''LAVORATORI IN NERO E SOTTOPAGATI, UFFICI SPECIALI SENZA GUIDA, BANCHE CHE CHIUDONO RUBINETTI''

RICOSTRUZIONE FERMA A L'AQUILA: NEL GIORNO DEL SILENZIO ELETTORALE SFOGO COSTRUTTORI

Pubblicazione: 08 febbraio 2019 alle ore 21:40

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L'AQUILA - "Solo a gennaio ho assistito a cinque concordati ed un fallimento di imprese del settore edile, e a L'Aquila, nel cantiere più grande d'Europa, questo davvero non è normale...". 

E' l'amaro sfogo affidato ad Abruzzoweb di un gruppo di imprenditore edili del capoluogo, che chiede di rimanere anonimo, e che offre una descrizione della realtà aquilana molto lontana da letture trionfalistiche ed edulcorate della "città che risorge dalle sue ceneri più bella di prima", "esempio di buona ricostruzione da esportare nel mondo", contrapposta alla miserevole situazione in cui versa il cratere sismico dei terremoti del 2016 e 2017, che in Abruzzo ha colpito il Teramano e l'Alto Aterno aquilano, dove in effetti i cantieri avviati si contano, dopo due anni, forse sulle dita di una mano. 

Letture ottimistiche che con accenti vari sono stati ribadite dai vari big nazionali e locali nelle loro scorribande elettorali in città, in vista delle elezioni regionali di domani.  

Scattato il silenzio elettorale, alla mezzanotte di ieri, risuona l'urlo di rabbia di questi imprenditori che parlano anche a nomi di altri colleghi che dopo tanti "bagni di folla" elettorali, invita ad un salutare "bagno di realtà". 

"Il nostro settore a L’Aquila è in recessione dall’agosto 2017, questa è la verità, e sembra non interessare a nessuno. Non capisco come si stia parlando di tutto e non si affronta il più importante e ingombrante dei problemi. Senza edilizia oggi L'Aquila muore, anche dal punto di vista dell'indotto economico che genera. Vogliamo contare ad esempio, quanti saranno pasti in meno serviti dalla ristorazione aquilana, dopo che hanno chiuso i battenti quelle cinque aziende che ho citato, e che sono fallite? Io l'ho fatto, sono 160 pasti al giorno, solo per dare un idea di scala".
 
Confermano lo sconforto degli imprenditori, i freddi numeri forniti solo pochi giorni fa dalla Cna Abruzzo e secondo cui il 2018 si è chiuso in Abruzzo con 515 micro imprese in meno. Ebbene è proprio l'edilizia a spingere in basso i dati, con 256 aziende perse, metà delle quali ben 104 nell'Aquilano, ovvero dove in teoria ci dovrebbero essere più opportunità di lavoro.

Del resto la ricostruzione degli edifici privati, grazie al meccanismo degli affidamenti diretti da parte dei proprietari, ha proceduto per anni a passo accettabile, ma ora ha raggiunto il picco e sarà destinata a calare progressivamente. 

Resta invece drammaticamente al palo la ricostruzione degli edifici pubblici: centinaia di milioni di euro di lavori da assegnare con gare europee. Con tutto quello che consegue in termini di iter lunghi e complessi, inchieste giudiziarie sempre in agguato, e puntuali ricorsi delle imprese escluse, di elefantiaca lentezza dei vari uffici pubblici preposti, molti dei quali con personale del tutto insufficiente.
 
A complicare tutto, poi, lo stallo che hanno vissuto sia l'ufficio ricostruzione dei comuni del Cratere, (Usrc), sia l'ufficio della ricostruzione del Comune dell'Aquila, (Usra), rimasti da metà ottobre senza titolare, da quando Raniero Fabrizi, che li guidava ad interim se ne andato alla Struttura tecnica di missione presso la Presidenza del Consiglio. La situazione si è risolta solo da poche settimane all'Usrc, con la nomina del nuovo titolare Raffaello Fico.

All'Usrc ci ha messo per fortuna una pezza da metà dicembre il dirigente Giovanni Francesco Lucarelli, che ha assunto i poteri di Fabrizi, poi però dal primo gennaio gli è scaduto il contratto, e ora si è ancora in attesa dell'inserimento e dell'assunzione dei pieni poteri del nuovo titolare Salvo Provenzano. Uno stallo che ha rappresentato una difficoltà in più per tante imprese e professionisti impegnati nella ricostruzione, senza un titolare con pieni poteri infatti, nessuno può infatti firmare gli atti, e così non si possono approvare i pareri finali per l'assegnazione dei contributi, non si possono, fare mandati di pagamento e non ci si può assumere nessun altro impegno di spesa. Bloccata all'Usra è anche l'attività della Commissione pareri, che si occupa della qualità delle progettazioni e dell'opportunità o meno di demolire un fabbricato inagibile, composta da Comune, Mibact e Ursa.

Non è poi una buona notizia per cittadini, imprese e professionisti la decisione della banca Bper di spostare dall’Aquila a Modena, dove è la sua sede centrale, l'ufficio Ricostruzione che, dal 2009 ad oggi, ha gestito buona parte delle pratiche relative all’erogazione dei finanziamenti statali per la ristrutturazione degli edifici danneggiati del cratere sismico. Il trasferimento è scattato il primo gennaio, nessuno dei lavoratori dell'ufficio, va però precisato, sarà spostato presso un’altra sede. 

Ma rivelano gli imprenditori, la Bper "ha tagliato l’Abruzzo in particolare l’area interna dal suo programma di accesso al credito, anche quello relativo alla ricostruzione. Lo stesso sta facendo un altro istituto protagonista su L’Aquila, Bcc di Roma. Vogliamo intendere precisamente che imprese identiche con identico rating hanno chance diverse tra essere a L’Aquila o in altre zone, che evidentemente tali istituti ritengono più efficienti".

Inoltre hanno denunciato con forza i sindacati, fatto che la Bper, dopo aver costruito a Aquila, in quasi dieci anni di esperienza, un bagaglio di competenze tali da divenire un punto di riferimento per l’intero territorio, disperderlo per ripartire da zero da un’altra parte. 

A gettare ombre anche sull'indotto e ricchezza diffusa che determinerebbe la ricostruzione post sismica aquilana è stata poi il convegno organizzato dal Gran Sasso Science Istitute, nel corso del quale stati presentati i nuovi dati forniti dall'Osservatorio Manodopera Ricostruzione, organo costituitosi in seno alla prefettura dell'Aquila di cui fanno parte anche i sindacati degli edili e gli ispettorati del lavoro.

Quasi il 40% degli operai, in un anno, non lavora più di 4 mesi, e hanno basse qualifiche, da manovali, anche se il pregio degli immobili da riparare e la complessità delle operazioni per assicurarne un'adeguata tutela in caso di futuri sismi, imporrebbe una presenza di lavoratori qualificati. 

Il costo medio della manodopera è stimabile in un intervallo tra il 13 per cento e il 17 per cento dell'importo totale lavori, con circa il 58 per cento dei cantieri dove questo valore scende al di sotto del 15 per cento, una sorta di soglia limite è stato spiegato: se si va sotto questo valore, vuol dire che la presenza di lavoro nero e sommerso è altamente probabile. 

"Qui a L'aquila – concludono i costruttori - si registra da troppo tempo la totale mancanza di progettazione sociale ed economica di una città che avremmo potuto e dovuto ripensare per rimetterla in competizione, non più con Avezzano e Sulmona, ma almeno con le altre grandi realtà del centro Italia. Stiamo perdendo un'occasione epocale".



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