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LA COMMEMORAZIONE NEL TERZO ANNIVERSARIO DAL DISASTRO CHE HA CAUSATO LA MORTE DI 29 PERSONE OSPITI NELL'HOTEL DI FARINDOLA; LA RICOSTRUZIONE, IL PROCESSO, GLI INDAGATI

RIGOPIANO: PER NON DIMENTICARE, RACCONTO DELLA TRAGEDIA TRE ANNI DOPO

Pubblicazione: 18 gennaio 2020 alle ore 07:45

FARINDOLA - Era il 18 gennaio 2017, le indelebili ore di paura e apprensione sono ancora impresse nei ricordi degli abruzzesi mentre è ancora difficile immaginare l'angoscia e la disperazione di intere famiglie. Quella tragedia qualcuno l'ha vissuta sulla propria pelle e aspetta ancora che venga fatta giustizia.

Sono passati tre anni dalla valanga che ha cancellato l'Hotel Rigopiano di Farindola, una tragedia costata la vita a 29 persone.

Per non dimenticare anche quest'anno il Comitato Vittime di Rigopiano ha organizzato diverse iniziative per la cerimonia di commemorazione alla quale parteciperà anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Prima un passo indietro.

18 GENNAIO 2017

L'Abruzzo è nel pieno di una drammatica emergenza maltempo quando, poco prima delle 17, una valanga, partita dal Monte Siella, cancella quel luogo incantato che è diventato simbolo di dolore e disperazione per 29 famiglie.

L'hotel di lusso viene travolto da 120 mila tonnellate di neve e ghiaccio, all'interno ci sono 40 persone.

Ventinove ospiti, di cui quattro bambini, e dodici dipendenti, per ore aspettano i soccorsi,  isolati per via della neve e terrorizzati dalle quattro scosse di terremoto, di magnitudo 5.1, con epicentro nell'Aquilano.

In serata si rincorrono voci e le prime notizie incerte: quel posto da favola si è trasformato, in un attimo, in un cimitero a cielo aperto per 29 persone.

Per giorni i vigili del fuoco, instancabili, scavano senza sosta tra le macerie. L'operazione viene seguita minuto per minuto, in tutto il mondo, a ogni superstite portato fuori è "miracolo".

LE VITTIME

Claudio Baldini (40 anni) e la moglie Sara Angelozzi (40 anni) di Atri (Teramo); Luciano Caporale (54 anni) e la moglie Silvana Angelucci (46 anni) entrambi parrucchieri di Castel Frentano (Chieti); Valentina Cicioni (32 anni), di Monterotondo (Roma), infermiera al Gemelli, era con il marito Giampaolo Matrone, rimasto ferito ma estratto vivo dalle macerie; Sebastiano Di Carlo (49 anni) ristoratore di Loreto Aprutino e la moglie Nadia Acconciamessa (47 anni) pescarese. Il loro figlio, Edoardo, si è salvato; Domenico Di Michelangelo (41 anni), poliziotto di Osimo e la moglie Marina Serraiocco (36 anni), anche lei di Osimo. Il loro figlio, Samuel, si è salvato; Piero Di Pietro (53 anni) allenatore di calcio, e la moglie Rosa Barbara Nobilio (51 anni); venivano da Loreto Aprutino; Stefano Feniello (28 anni) di Valva (Campania) ma residente a Silvi Marina. La sua fidanzata, Francesca Bronzi, si è salvata; Marco Tanda (25 anni), pilota di aereo di Macerata e la fidanzata Jessica Tinari (24 anni) di Vasto; Foresta Tobia (60 anni) dipendente dell'agenzia delle Entrate e la moglie cinquantenne Bianca Iudicone di Montesilvano; Marco Vagnarelli (44 anni) e la compagna Paola Tommasini (46 anni), di Castignano (Ascoli); il proprietario dell'hotel Roberto Del Rosso (53 anni); il maitre dell'hotel Alessandro Giancaterino (42 anni) di Farindola; il receptionist Alessandro Riccetti (33 anni) di Terni; il receptionist Emanuele Bonifazi (32 anni), di Pioraco (Macerata); il cameriere Gabriele D'Angelo (31 anni), di Penne (Pescara); la cuoca Ilaria De Biase (22 anni) di Chieti; Marinella Colangeli (32 anni), di Farindola (Pescara) gestiva la Spa dell'hotel; Cecilia Martella (24 anni), di Atri, lavorava nel centro benessere; Linda Salzetta (31 anni), di Farindola, lavorava nel centro benessere. Suo fratello Fabio si è salvato perché si trovava fuori dall'hotel al momento della valanga; Luana Biferi (30 anni), giovane calciatrice, lavorava nello staff, di Bisenti (Teramo); il tuttofare Dame Faye (30 anni), rifugiato senegalese.

I SUPERSTITI

Due persone si sono salvate perché al momento della slavina si trovavano all'esterno dell'albergo: Giampiero Parete, l'ospite che  ha dato l'allarme; il tuttofare dell'hotel, Fabio Salzetta, anche lui fuori dall'albergo.

Dalle macerie i vigili del fuoco hanno poi estratto vive, tra la giornata di venerdì 20 e l'alba di sabato 21 gennaio, 9 persone: la moglie di Parete, Adriana Vranceanu e i due figli, il piccolo Gianfilippo e Ludovica; i due bambini Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo; Giampaolo Matrone; Vincenzo Forti; Francesca Bronzi; Giorgia Galassi.


IL PROCESSO


Venticinque gli imputati nell'inchiesta principale: sono 24 persone e una società.

Nel procedimento in corso davanti al gup del Tribunale di Pescara, Gianluca Sarandrea, tra i coinvolti figurano l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, l'ex presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.

Le accuse, a vario titolo: crollo di costruzioni o altri disastri colposi, omicidio e lesioni colpose, abuso d'ufficio, falso ideologico.

Al centro dell'inchiesta, condotta dal procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, la mancata realizzazione della carta valanghe, presunte inadempienze su manutenzione e sgombero delle strade che portavano all'hotel e tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi.

Come chiesto dalla Procura, le posizioni che riguardano il versante politico della vicenda sono state archiviate il 3 dicembre 2019 dal gip Nicola Colantonio.

Tra gli archiviati tre ex governatori dell'Abruzzo - Luciano D'Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi - e gli assessori alla Protezione Civile che si sono succeduti negli anni.

"Non si ritiene che gli elementi investigativi indicati negli atti di opposizione (in quanto irrilevanti) possano incidere sulle risultanze investigative, precise ed esaustive, raccolte dal pm, non potendo sminuire le considerazioni da questi assunte nella richiesta di archiviazione e condivise da questo giudice. Pertanto può affermarsi che le risultanze investigative non permettono di sostenere l'accusa in giudizio", ha rilevato il gip.

Archiviata anche la posizione di Daniela Acquaviva, funzionaria della Prefettura di Pescara nota per avere risposto telefonicamente al primo allarme, la quale però resta imputata nel procedimento bis per depistaggio.

Prossima udienza il 31 gennaio: il gup scioglierà la riserva sulla decisione relativa all'unificazione dell'inchiesta madre con il procedimento bis, riguardante un presunto depistaggio.

Accusati di frode in processo penale e depistaggio, sono 7 gli imputati nel secondo procedimento: l'ex prefetto Provolo, i viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, i dirigenti Ida De Cesaris (imputata insieme a Provolo anche nell'inchiesta madre), Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e, appunto, Daniela Acquaviva.

Indelebili le parole di quest'ultima, più volte riascoltate nelle registrazioni diffuse in questi anni: "allora guardi, questa storia va avanti da stamattina, i vigili del fuoco hanno fatto le verifiche e non c'è nessun crollo all'Hotel Rigopiano".

Gli imputati, nonostante le sollecitazioni a fornire agli investigatori ogni elemento utile alle indagini, secondo l'accusa avrebbero omesso di riportare nelle relazioni le segnalazioni di soccorso pervenute in Prefettura quel 18 gennaio, in particolare dal cameriere Gabriele D'Angelo, una delle vittime.

Avrebbero cercato, ognuno per quanto di competenza, di nascondere agli inquirenti i brogliacci con le chiamate in arrivo. Nel procedimento sul presunto depistaggio il ministero della Giustizia si è costituito parte civile.

L'hotel era circondato da due metri di neve e 40 persone erano in trappola perché le strade erano bloccate. Ma la situazione è diventata tragica quando alle 10.25 del mattino la terra ha cominciato a tremare. Le prime tre scosse tra le 10.25 e le 11.25 sono state molto forti, parliamo 5,5 gradi della scala Richter.

Gabriele D'Angelo, volontario della Croce rossa e cameriere dell'hotel, chiama la prefettura al centro coordinamento soccorsi e non solo non sono partiti gli aiuti ma durante le indagini quella telefonata sparisce nel nulla.

Sulla tragedia aperti altri due fascicoli.

Il primo - a seguito di esposto della difesa del sindaco di Farindola - a carico del tenente colonnello dei carabinieri forestali Annamaria Angelozzi e del consulente nominato dalla Procura Igor Chiambretti, procedimento archiviato a ottobre dal gip per "manifesta infondatezza".

Il secondo e ultimo sulle telefonate di D'Angelo per chiedere l'evacuazione dell'hotel: in base a una denuncia dell'ex capo della Mobile di Pescara Pierfrancesco Muriana, vi sarebbero incongruenze tra acquisizioni dei tabulati e tempi delle indagini condotte dai carabinieri forestali.

"C'è stata una manovra di depistaggio - ha spiegato - ed è questo il tema dell'inchiesta bis, che riguarda appunto l'occultamento di questa telefonata".

Ma c'è un'altra telefonata fatta da D'Angelo ai volontari della Croce rossa di cui il tenente colonnello Annamaria Angelozzi, che ha diretto il secondo filone di indagine, aveva notizie tramite Pec della Polizia già da 22 mesi ma non l'ha messa agli atti.

Indagati nell'inchiesta Angelozzi e i sottufficiali Michele Brunozzi e Carmen Marianacci, accusati di falso materiale e falso ideologico.

Di recente iscritto nel registro degli indagati anche un altro carabiniere, il tenente colonnello Massimiliano Di Pietro, ex comandante del Nucleo investigativo di Pescara.

LA COMMEMORAZIONE

Oggi, in occasione del terzo anniversario, anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, alle iniziative promosse per commemorare le 29 vittime.

Lo ha fatto sapere il Comitato vittime di Rigopiano, che ha organizzato le diverse iniziative previste.

Le celebrazioni hanno preso il via alle 10, quando i familiari si sono ritrovati davanti al totem dell'Hotel Rigopiano per portare fiori e ricordare con una preghiera i propri cari.

Alle 11, partendo dal bivio Mirri di Farindola, una processione, con 29 fiaccole accese, è giunta fino alla chiesa parrocchiale San Nicola Vescovo per assistere alle 11.30 alla messa celebrata dal parroco di Farindola, don Luca Di Domizio.

Alle 15 poi si ritroveranno al Palazzetto dello Sport di Penne, dove, a partire dalle 15.30, si terrà una cerimonia con personalità del mondo dello spettacolo e della cultura che sono state vicino alle famiglie delle vittime sin dal primo momento. La manifestazione al Palazzetto di Penne sarà presentata dagli attori Pino Insegno e Federico Perrotta.

"Parteciperà alla commemorazione - scrive in una nota il Comitato - il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che con il suo dicastero si è mostrato sempre vicino e attento alle problematiche dei familiari delle vittime delle tragedie del nostro Paese e ai vari Comitati, nonché al Comitato nazionale 'Noi non dimentichiamo'".



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