Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 SANITA': ABRUZZO, DI NUOVO CONTI IN ROSSO, GOVERNO MINACCIA AUMENTO TASSAZIONE Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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REGIONE: CORSA CONTRO IL TEMPO PER COLMARE BUCO DI CIRCA 65 MLN; RITIRATI 30 MLN PER PROJECT FINANCING OSPEDALE CHIETI; PAOLUCCI: 'BUCO UFFICIALE DOPO USCITA COMMISSARIAMENTO OTTOBRE 2018'. VERI' E D'AMARIO CON BOCCHE CUCITE

SANITA': ABRUZZO, DI NUOVO CONTI IN ROSSO,
GOVERNO MINACCIA AUMENTO TASSAZIONE

Pubblicazione: 26 maggio 2020 alle ore 08:36

L'AQUILA - La sanità di nuovo alla prese con il disavanzo dopo l’uscita dal novero delle Regioni canaglia nell’ottobre del 2018 al culmine di una decina di anni di commissariamento e di nuovo a rischio aumento tasse: in particolare, è corsa contro il tempo da parte della Governance tecnica e politica della sanità per reperire i fondi necessari per coprire i debiti maturati dalle Asl nel 2019, come promesso nel tavolo di monitoraggio di giovedì scorso quando la Regione è stata oggetto di bacchettate e strigliate da Governo e ministeri interessati (Salute ed Economia) ed invitata a colmare subito il buco a stretto giro, già in questa settimana.

La prova che nel corso del tavolo che si è svolto in video conferenza alla Regione è stato contestato un nuovo deficit, sta nel ritiro dei 30 milioni di euro di cofinanziamento pubblico al project financing dell’ospedale di Chieti approvato in tutta fretta dalla Giunta regionale nella seduta di ieri con una delibera in cui si dichiarano circa 65 milioni di euro di deficit, di cui circa 13 fuori dalle coperture del fondo del sistema sanitario regionale.

Un “prelievo”, stando anche ad alcuni dirigenti, fatto in un clima di preoccupazione e confusione, senza badare ai particolari tanto che ci sarebbero profili di illegittimità tali da far sorridere quelli dell’Ati Maltauro Nocivelli, imprese che hanno presentato il progetto ed ottenuto la pubblica utilità, che non devono sforzarsi per ottenere un risarcimento milionario per il mancato varo del progetto di finanza sul tavolo da almeno 6 anni.

Tutto ciò in un contesto di massimo riserbo voluto dall’assessore regionale al ramo Nicoletta Verì, della Lega, e del neo capo Dipartimento abruzzese della Salute, Claudio D’Amario, appena tornato in Abruzzo dopo la probante esperienza al vertice del Dipartimento prevenzione del Ministero della Salute.

Un contesto dal quale comunque emergono nuovi particolari legati alle risultanze del tavolo di monitoraggio: i dirigenti nazionali avrebbero minacciato l’aumento delle tasse, Irap ed Irpef, che proprio per il deficit in Abruzzo sono già al massimo, poi, cosa non meno devastante, alla Regione sarebbe stata contestata la norma dell’invito alla transazione dei contenziosi tra l’Ente e le aziende private contenuta nel Cura Abruzzo e voluta dalla Lega, che finora ha prodotto richieste per 162 milioni di euro e che ha portato il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità e al Bilancio nella passata legislatura - a presentare un esposto alla procura della Corte dei Conti ed un emendamento per la revoca della norma bocciata nella seduta di venerdì scorso nella riunione dell’assemblea che ha approvato misure economiche anti-covid per 70 milioni di euro con il cosiddetto Cura Abruzzo 2.

L’intervento del tavolo c’è stato perché nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di imprese private della sanità: il rischio, come lo stesso Paolucci sottolinea, è che la Regione debba accantonare la somma già da prima della erogazione, con il conseguente taglio delle risorse nel comparto e con il conseguente pericolo della flessione dei livelli essenziali di assistenza.

“Dalle dichiarazioni della Verì e di Febbo e dalla revoca della delibera sul finanziamento di 30 milioni di euro per il project financing per l’ospedale di Chieti – attacca Paolucci - emerge chiaramente che la sanità abruzzese ha prodotto debiti non coperti per la prima volta dopo dieci anni dalle risorse del sistema sanitario nazionale”.



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