Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 SICUREZZA A14: RISCHIO PARALISI, SEQUESTRI E LIMITI SU 10 VIADOTTI TRA ABRUZZO E MARCHE Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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GIP DI AVELLINO SU RICHIESTA DELLA PROCURA CHE STA INDAGANDO SU NEW JERSEY DOPO STRAGE DEL BUS DEL 2013 HA SEQUESTRATO LE BARRIERE

SICUREZZA A14: RISCHIO PARALISI, SEQUESTRI E LIMITI SU 10 VIADOTTI TRA ABRUZZO E MARCHE

Pubblicazione: 16 settembre 2019 alle ore 00:11

L'AQUILA - Traffico limitato su 10 viadotti dell'autostrada A14 tra Marche e Abruzzo. 

Lo ha imposto, come riporta Ilsole24ore.com, il gip di Avellino, che su richiesta della Procura che sta indagando sulle new jersey dopo la strage del bus del 2013 ha sequestrato le barriere. 

Si tratta di un altro filone giudiziario su Autostrade per l'Italia (Aspi), società che gestisce il tratto, proprio mentre la società dei Benetton è nella bufera per gli arresti ordinati a Genova venerdì, il titolo della capogruppo Atlantia perde - si legge ancora sul quotidiano nazionale - e la proprietà annuncia interventi per correre ai ripari.

Nei viadotti in questione sono state riscontrate le stesse criticità che lo scorso inverno hanno indotto i magistrati di Avellino a intervenire in modo analogo sulla A16: i tirafondi che ancorano al suolo le barriere non sarebbero stati sufficientemente testati.

I viadotti con barriere sequestrate sono Fosso San Biagio, Campofilone, Santa Giuliana, Santa Maria, Cerrano, Marinelli, Vallescura, Petronilla, Fosso Calvano e Vallelunga.

Secondo quanto emerso dall'inchiesta, erano stati cambiati "in silenzio" dopo la strage del 28 luglio 2013, nell'incidente morirono 40 persone.

Inizialmente, infatti, l'attenzione dell'opinione pubblica è stata indirizzata sulle pessime condizioni meccaniche del bus precipitato e Aspi già si era già accorta che i tirafondi avevano un problema di corrosione, confermato da ispezioni condotte quella stessa estate su tutte le strutture di quel tipo.

Il problema era dovuto al fatto che di quel tipo di ancoraggio (Liebig) faceva parte una "camera di espansione", una sorta di buca dove il tirafondi colpito in un urto poteva deformarsi in modo controllato, dando alla barriera le caratteristiche volute dai progettisti, ma si è visto che nella camera di espansione si accumulavano l'acqua piovana e il sale antighiaccio sparso in inverno, che corrodevano il tirafondi.

Dunque la decisione di sostituire i Liebig con barre filettate, ma l’operazione fu fatta senza comunicare nulla all'autorità vigilante: il ministero delle Infrastrutture.

Durante un controllo di routine, gli ispettori territoriali del ministero si accorsero della modifica e la segnalarono alla direzione della vigilanza, tanto che della questione fu investito il Consiglio superiore dei lavori pubblici, organo consultivo del Mit, che sostanzialmente bocciò la modifica.

Così Aspi condusse crash test, su cui da mesi si è concentrata l'attenzione della Procura di Avellino. Infatti, inizialmente il Consiglio superiore aveva espresso dubbi solo perché Aspi non aveva dimostrato che la modifica lasciasse invariata la capacità della barriera di trattenere i veicoli senza provocare troppo danni agli occupanti di quelli più leggeri.

Poi si è aggiunto il sospetto che il crash test sia stato condotto in condizioni di favore o che comunque non trovano riscontro nelle barriere che tutti troviamo montate a bordo strada, dove peraltro non sono rari i montaggi non corretti. 

Tra l'altro, fra i pochi enti terzi che certificano le barriere si è registrato un intervento a favore di Aspi nei giorni immediatamente successivi la strage del 2013: si affermava la sicurezza della barriere montate su quel viadotto, poi smentita nel processo di primo grado sia dai periti dei pm sia da quelli del giudice.

Il Consiglio superiore non ha voluto esplicitare i sospetti, ma il Mit ha comunque chiesto ad Aspi di intervenire. E la Procura di Avellino è andata oltre, sulla base di alcune testimonianze e del lavoro dei suoi periti.

A quanto trapela, come riporta Ilsole24ore.com, Aspi avrebbe preso tempo col Mit, inducendo i pm a sequestrare le barriere a rischio sul tratto di loro competenza territoriale, segnalando la questione ad altre Procure. Ora la Procura irpina prende l'iniziativa anche altrove. Sono quindi possibili ulteriori sequestri in altre parti d'Italia.

Aspi risponde di aver effettuato nuovi test, numerosi e condotti da quotati docenti usando protocolli di enti terzi. I risultati sarebbero tranquillizzanti e saranno portati all'attenzione degli inquirenti dopo aver studiato le carte dell'accusa. Affermazioni non incompatibili con la versione secondo cui la società avrebbe preso tempo: Aspi conferma che i nuovi test sono di inizio agosto.

Nel frattempo, però, i sequestri sull'A14 aprono un nuovo fronte critico per l'autostrada: il rischio di paralisi sulla dorsale adriatica, la seconda più importante del Paese tra Nord e Sud. 

Il sequestro delle barriere comporta infatti una riduzione di carreggiata. 

Il tutto in tratti trafficati con pendenze e curve. Sono molti dei fattori che causano congestione.

Ad aggravare la situazione, le limitazioni introdotte negli ultimi mesi nelle numerose gallerie tra Porto Sant'Elpidio e Pescara: velocità massima di 90 chilometri orari e distanziamento tra i veicoli.



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