Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 SILVI: MADRE DELL'OMICIDA, ''MI HA DIFESA DA ENNESIMA AGGRESSIONE DI MIO MARITO'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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IN CARCERE L'ARCHITETTO 43 ENNE CHE HA UCCISO IL PADRE; AVVOCATO DIFENSORE, ''UNA TRAGICA FATALITA', MIO ASSISTITO MOLTO PROVATO''

SILVI: MADRE DELL'OMICIDA, ''MI HA DIFESA DA ENNESIMA AGGRESSIONE DI MIO MARITO''

Pubblicazione: 15 giugno 2019 alle ore 13:57

SILVI - "Giuseppe non ha fatto niente, mi ha difeso dalle violenze di mio marito".

Questo ha dichiarato in lacrime agli inquirenti Anna Ramogida, 77 anni, madre di Giuseppe Di Martino architetto di 46 anni che ieri ha ucciso nella caa di famiglia di Silvi il padre Giovanni Di Martino, meccanico in pensione, di 75 anni, intervenendo a difesa della madre. Avrebbe afferrato il padre al collo e gli ha sbattuto più volte la testa contro il tavolino, dopo una discussione che stava degenerando. Dopo una notte di agonia l'uomo è deceduto in ospedale. Giuseppe Di Martino è stato arrestato con l'accusa di omicidio preterintenzionale.

Fattore scatenante della lite, sarebbe stata la decisione della donna di lasciare la casa coniugale. Così ha caricato le sue cose in macchina ma il consorte l'ha raggiunta e avrebbe iniziato a maltrattarla colpendola più volte al viso. Le sue urla hanno richiamato l'attenzione del figlio che in quel momento stava facendo la doccia. A seguire un furibondo litigio e l'omicidio.

La donna ha raccontato di subire maltrattamenti da più di trent'anni dal marito che "per quiete familiare" non aveva mai denunciato. "Ma ormai ero veramente stanca, non ne potevo più di subire da più di trent'anni".

Si è in attesa dell'autopsia disposta dal pm di turno Enrica Medori e affidata questa mattina all'anatomopatologo Pietro Falco, che dovrà fare definitiva chiarezza sulle cause della morte e sulla dinamica dei fatti.  

Dalla prima ispezione emergerebbero tre ferite lacero contuse alla testa della vittima che non sarebbero compatibili con la versione della caduta, data da madre e figlio ma potrebbero far ipotizzare una diversa ricostruzione, ovvero di un corpo sbattuto volontariamente sul tavolo.

Ipotesi già respinta al mittente dall'avvocato difensore Nicola De Majo.

"È stata una tragica fatalità Il mio assistito è molto provato. Dalla ricostruzione sommaria dei fatti ritengo che la vicenda sia solo il frutto di una tragica fatalità conseguenza del disperato tentativo del mio assistito di difendere la madre dall'ennesima violenza che si protraeva da più di trent'anni. Naturalmente abbiamo piena fiducia e rispetto nel lavoro della magistratura"



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