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FOCUS BANKITALIA 2018: L'OCCUPAZIONE IN RISALITA, MA NON E' TORNATA A LIVELLI DEL 2009; NEI CANTIERI SOLO 15% MAESTRANZE LOCALI; PIZZOLI E SCOPPITO AUMENTANO RESIDENTI, TRACOLLO A CAMPOTOSTO E BRITTOLI

SISMA: L'AQUILA DIECI ANNI DOPO, BENE EDILIZIA, MALE INDUSTRIA, SI SPOPOLANO PAESI

Pubblicazione: 05 luglio 2019 alle ore 09:32

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L'AQUILA - Lo stato dell'arte del cratere sismico 2009, dieci anni dopo: gli addetti alle costruzioni sono aumentati di oltre un terzo, a fronte della diminuzione del 30 per cento in Abruzzo. Ma le maestranze, in buona parte, sono provenienti da altri territori.

L'occupazione complessiva non è tornata ai livelli precedenti al terremoto del 6 aprile 2009, anche a causa della crisi del comparto industriale. La popolazione è diminuita di appena 5.407 residenti, ma con un tracollo nei paesi dell'entroterra dimenticato, non punte superiori al 30%. 

Sono solo alcuni dati contenuti nel rapporto di Bankitalia sull'economia regionale, riferito al 2018, e presentato il 25 giugno alla stampa dalla nuova direttrice della filiale aquilana, Dealma Fronzi, arrivata all'Aquila il 14 giugno dopo tre anni a Campobasso. Con lei i due ricercatori dell'istituto, Valter Di Giacinto e Alessandro Tosoni

Uno sguardo d'insieme che ha il pregio di offrire quest'anno anche un focus sui 56 comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, confrontando la situazione pre-sisma con quella aggiornata, per molte voci anche al 2018. 

Utile lettura per sfatare qualche mito e pregiudizio, e per confermarne altri, ma con numeri alla mano. Il miglior modo per valutare gli effetti concreti sull'economica territoriale dei 6,9 miliardi di euro di contributi concessi per la ricostruzione degli edifici.

E sopratutto, dato aggiornato all'aprile 2017, dei 470,3 milioni di euro, per la ricostruzione del tessuto economico e sociale  di cui 162,6 milioni spesi a quella data. Nel dettaglio, 219,7 milioni di euro al programma Restart, 100 milioni di euro di interventi a sostegno delle attività produttive e della ricerca, 10 milioni al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, per 54 milioni alla valorizzazione delle competenze scientifiche del Gran Sasso Science Institute, 86,6 milioni per l'istituzione della Zona Franca Urbana a L’Aquila, infine i 20 milioni del progetto “Fare Centro”, anch’esso mirato a favorire il rientro o l’avvio di nuove attività nel centro storico aquilano.

Ebbene, si deduce dai dati snocciolati da Bankitalia, gli effetti ci sono stati: le attività produttive tra il 2008 e il 2016 nel cratere sismico sono aumentati sia come numero di unità locali attive, cresciute di oltre un quinto, sia in termini di addetti delle imprese per 6,6%, mentre nel resto dell'Abruzzo si è registrata una flessione -3,4%.

La crescita dell’occupazione è stata trainata dal comparto edile, dove l’attività è stata massicciamente sostenuta dalla spesa pubblica indirizzata alla ricostruzione. Gli addetti alle costruzioni sono aumentati di oltre un terzo, a fronte della diminuzione del 30 per cento in Abruzzo. 

Bankitalia conferma però che il forte aumento dell’occupazione nell’edilizia è stato reso possibile dall’ampio afflusso di mano d’opera da altre aree. Come già attestato dai dati di Open Data Ricostruzione e del Comune di L’Aquila, nel 2016 tra i lavoratori occupati nei cantieri della ricostruzione, solo il 15 per cento circa proveniva dalla provincia dell’Aquila, che copre quasi completamente il territorio del cratere. 

Nel cratere poi "l’occupazione è cresciuta nei servizi di alloggio e ristorazione, che hanno beneficiato anche dell’accresciuta domanda proveniente dai lavoratori confluiti nell’area da altre parti della regione e del Paese; tra il 2008 e il 2017 è significativamente aumentata la capacità ricettiva delle strutture turistiche con un’espansione più accentuata rispetto al complesso della regione e concentrata nelle strutture extra-alberghiere".

Sono cresciuti gli addetti impiegati nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, quasi il 50 per cento. Tra i servizi alle imprese a elevata intensità di conoscenza (Knowledge intensive business services, KIBS), nel 2016 risultavano particolarmente diffuse nell’area le attività degli studi di architettura e d’ingegneria, più direttamente riconducibili alle opere di ricostruzione e riqualificazione urbana in corso, e quelle dell’informatica e delle telecomunicazioni.

Tutto bene dunque? Non proprio. I settori che non hanno un nesso diretto o indiretto con la ricostruzione post-sismica, sono invece in forte sofferenza.
 "L’industria in senso stretto - si spiega nel rapporto di Bankitalia - , che già prima del sisma appariva in arretramento nell’aquilano, tra il 2008 e il 2016 ha registrato un ulteriore calo degli occupati, superiore alla media regionale".

I dati indicano tuttavia la sostanziale tenuta della specializzazione manifatturiera nei comparti più avanzati, quali il farmaceutico e l’aerospaziale. 

In base ai dati della "Rilevazione sulle forze di lavoro" dell’Istat, risulta che tra il 2008 e il 2017 nel bacino dell'Aquila, sebbene "il numero di occupati presso le unità produttive presenti nell’area sia aumentato, principalmente per l’impiego nella ricostruzione di lavoratori provenienti da altri territori, il numero complessivo di occupati tra la popolazione residente nell’area è diminuito, in linea con la tendenza osservata a livello regionale". 

Il tasso di occupazione nel cratere simico era al 45% nel 2008, è crollato al 41% nel 2014, più del trend regionale. Per poi però risalire e riagganciare la media regionale nel 2017, intorno al 43%.

Parallelamente è aumentato costantemente dal 2008 il tasso di disoccupazione, dal 5,5% al 11% nel 2014, quando però a livello regionale si era arrivati al 13%. Poi lentamente la disoccupazione è tornata a scendere fino al 10% circa del 2017. 

Un dato senz'altro significativo è quello della demografia. Si può affermare che l'esodo dovuto all'emergenza sismica, e poi alla lunga ricostruzione non c'è stato. Tenuto conto però che si può continuare a mantenere la residenza in un comune del cratere, vivendo però di fatto altrove. Una popolazione complessiva e diminuita in dieci anni del 3,9%, pari a 5.407 unità, attestandosi oggi a 138.648. Ma questa è la classica media del pollo: scendendo nella concretezza del dettaglio, si scopre che L’Aquila 69.439 del 2018, ha subito una flessione del -4,3%. 

Si è registrata una vera è propria emorragia nei paesi dell'entroterra, dove la distruzione sismica ha fatto da acceleratore rispetto ad un processo di spopolamento già in corso da decenni: In provincia dell'Aquila Campotosto,colpita anche dal sisma del 2016 e ridotto in macerie, ha oggi 524 abitanti, -28,% rispetto al 2008, Villa Santa Lucia, 107 (-34%), Castelvecchio Calvisio, 143 (-23,5%), Acciano 315 (-15,3%), Ofena 471 (-21%). Castelli 1.098 (-20,8). 

In provincia di Pescara drammatica la situazione a Brittoli, 272 abitanti, -34,6% rispetto al 2008, in provincia di Teramo quella di Fano Adriano, 278 abitanti (-28,5%) e di Castelli, 1.098 (-20,8%).

Ci sono però comuni che invece hanno registrato un boom, divenute nuove residenze di cittadini che sono andati via da altre aree del cratere: tre su tutti, in provincia dell'Aquila: Pizzoli, che ha oggi 4.611 abitanti, +31,0 rispetto al 2008, Scoppito, 3.805 abitanti, il 25,5% e San Pio delle Camere, 681 abitanti (+12,4%).



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