Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 STOP A IMPIANTO BIOMASSE DELLA SAGITTA: REGIONE SBORSA 4,7 MILIONI PER TRANSAZIONE Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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SOCIETA' AVEVA CHIESTO 56 MILIONI; AUTORIZZAZIONE PRIMA CONCESSA E POI REVOCATA

STOP A IMPIANTO BIOMASSE DELLA SAGITTA: REGIONE SBORSA 4,7 MILIONI PER TRANSAZIONE

Pubblicazione: 10 maggio 2019 alle ore 07:00

L'AQUILA - Poteva andare anche peggio, ma la Regione Abruzzo, ovvero i cittadini contribuenti, dovranno comunque sborsare ben 4,7 milioni di euro, per chiudere, con una transazione, l'annoso contenzioso esploso a seguito della mancata realizzazione dell'impianto a biomasse da 6 megawatt a Colonnella, in provincia di Teramo.

La Società che aveva avviato il progetto, la Sagitta Immobiliare di Tortoreto (Teramo) aveva chiesto la bellezza di 56 milioni di euro di danni. A sancire la chiusura della vicenda una delibera approvata il 7 febbraio, dalla oramai ex giunta di centrosinistra guidata da presidente vicario Giovanni Lolli.

Uno degli ultimi atti della legislatura prima del voto dl 10 febbraio. Alla base della decisione la presa d'atto che portare avanti il contenzioso davanti al Tar avrebbe esposto l'ente ad esborsi ben più consistenti, vista la "forte alea", sul suo esito. La Regione salderà il conto in tre rate.

E la Sagitta ha rinunciato a tutti i ricorsi in essere.

Quello dell'impianto di biomasse di Colonnella è una vicenda che si trascina dal 2012, dai tempi del governo regionale di centrodestra di Gianni Chiodi.

Queste in sintesi le tappe fondamentali: la Sagitta nel 2011 aveva avviato uno studio di fattibilità per realizzare sei impianti a biomasse, da 996 chilowatt ciascuno, in tutto quasi 6 megawatt, ottenendo l’autorizzazione il 10 luglio 2012 con una determina dirigenziale del servizio Politica energetica della Regione, a firma della dirigente Iris Flacco.

Subito però si è scatenata la popolazione locale che, con i comitati civici, e il fronte ambientalista, ha dato battaglia contro l'intervento, ritenuto inquinante e pericoloso. Mentre la società assicurava che l'impatto sull'ambiente e sulla salute, sarebbe stato minimo o nullo, e si sarebbero creati anche molti posti di lavoro.

La Sagitta forte dell’autorizzazione, aveva ad ogni buon conto già cominciato ad effettuare i lavori di realizzazione dell'impianto. Il Comune di Colonnella ha però fatto ricorso al Tar chiedendo la revoca dell’autorizzazione concessa dalla Regione Abruzzo, "per eccesso di potere", "difetti nell’istruttoria" e "irrazionalità manifesta".

La Regione da parte sua, nell'ottobre del 2014, con un provvedimento dirigenziale, ha fatto un clamoroso dietrofront, e lo stesso Servizio politiche enegetiche che aveva dato l'autorizzazione, ha dichiarato  la decadenza del titolo autorizzativo, argomentando che il cantiere dell'impianto a biomassa doveva essere avviato entro un anno, cosa che per gli uffici regionali non era avvenuto.

La Sagitta ha ovviamente risposto con un ulteriore ricorso al Tar, chiedendo il ripristino dell'autorizzazione. I giudici amministrativi hanno intanto accolto il ricorso del 2012 del Comune di Colonnella, ma questo il passaggio chiave, hanno evidenziato “il comportamento illegittimo” della Regione nel dare l’autorizzazione, parlando anche di “negligenza e inerzia” nel modo in cui si è svolta la conferenza dei servizi.

La Regione non ha impugnato questa sentenza. La Sagitta, forte di quanto stabilito in essa, ovvero la "negligenza della Regione", nel dicembre 2015 ha dunque chiesto al Tar di condannare la Regione a 56 milioni di euro di danni, visto che la società aveva già cominciato a realizzare l’impianto, con regolare autorizzazione, prima della dichiarazione di decadenza.

Per l’esattezza 49 milioni per perdita di chance, ovvero di mancata produzione e vendita di energia, 3,5 milioni per danno emergente e 4 milioni per danno d’immagine.

E' cominciato così una lunga interlocuzione tra legali della Sagitta e l'avvocatura regionale, intorno ad un risarcimento di minore entità, in cambio della rinuncia al ricorso, che aveva ottime, per non dire certe possibilità di successo. Come si legge nella delibera del 7 febbraio, "al fine di scongiurare il rischio di subire una condanna risarcitoria potenzialmente ingentissima", nell'ottobre del 2018 è stato trovato l'accordo, con l'impegno da parte della Regione di pagare solo, si fa per dire, 4,7 milioni di euro. in tre rate, a partire da quest'anno e fino al 2021.



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