Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 UNIVAQ, E' GUERRA INTERNA: NO SCAMBIO TERRENI CENTRO ENI Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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CONTABILI BOCCIANO L'ACCORDO APPROVATO DAL CONSIGLIO AMMINISTRAZIONE
MARTEDI' ULTIMO INCONTRO CON SCARONI, CON DI ORIO E CIALENTE C'E' LETTA

UNIVAQ, E' GUERRA INTERNA:
NO SCAMBIO TERRENI CENTRO ENI

Pubblicazione: 01 giugno 2012 alle ore 19:20

Paolo Scaroni, Ferdinando Di Orio, Gianni Letta e Massimo Cialente
di

L’AQUILA - Stop del Collegio dei revisori dei conti dell’Università dell’Aquila all’accordo con cui l’Ateneo ridefinisce i rapporti con la famiglia che aveva in affitto il terreno in località Casale Calore dove sarebbe dovuto sorgere un centro di ricerca finanziato dall’Eni dal valore di 12 milioni di euro.

L’intricata vicenda, che si snoda in tre anni tra lungaggini burocratiche e slittamenti, si complica ulteriormente anche perché, nonostante il no dei contabili arrivato lo scorso 25 maggio, ieri il Consiglio d’amministrazione ha tirato dritto e ha approvato lo stesso il contratto.

Forse è troppo tardi perché l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha fatto saltare tutto per aria, come anticipato da AbruzzoWeb.

“Il nostro protocollo d’intesa è scaduto e non rinnovabile”, ha scritto in un fax a Ferdinando Di Orio, aprendo a nuovi progetti che, però, oltre che con il rettore saranno esaminati “con le autorità cittadine”.

Martedì è previsto un vertice a Roma per cercare di sbloccare la realizzazione del centro, che a oggi si deve considerare cancellata: sarà l’estremo tentativo di placare la furia del manager, che ha mandato tutto a monte dopo tre anni di vana attesa.

Dubbi sulla partecipazione all’incontro chiesta da Di Orio dell’ex sottosegretario Gianni Letta, all’epoca dell’accordo grande sponsor del centro di ricerca ma oggi privo di incarichi istituzionali.

Inoltre, visto che il centro ricerche a oggi è silurato, quale sarà il destino di quel terreno, un’area molto vasta la cui destinazione cambierà da agricola a edificabile? Si teme una cementificazione selvaggia.

L’ACCORDO CON I TOMEI

Il rinnovo dell’accordo tra Ateneo e affittuari si basa su un meccanismo molto semplice: l’Università si riprende le porzioni di terreno su cui vorrebbe (voleva?) far sorgere la struttura Eni e in cambio concede alla famiglia Tomei, rappresentata da Giulia Porfirio, altre particelle da coltivare. In più sborsa un’indennità di 10 mila euro.

LA BOCCIATURA DEL COLLEGIO DEI REVISORI

Per i revisori dei conti la mossa è sbagliata: non siamo di fronte a un semplice spostamento da un appezzamento all’altro, ma si offre ai Tomei un terreno “più adeguato in termini quantitativi e qualitativi per la presenza di fabbricati”.

Questo da un lato rende immotivata “la corresponsione di un’indennità”, dall’altro dovrebbe essere per l’Università “un’occasione propizia per definire un canone di affitto più corrispondente e adeguato”, ossia più alto, visto che nel nuovo pacchetto ci sono fabbricati.

L’APPROVAZIONE IN CDA

Questo suggerimento dei contabili non ha tuttavia portato a modifiche del rinnovo del contratto, che ieri è stato approvato così com’è dal Cda.

Come spiega una nota dello stesso ateneo, infatti, l’organo di governo “ha autorizzato il rettore alla stipula dell’atto negoziale di novazione oggettiva del contratto che consentirà all’Ateneo di riacquistare la disponibilità dei terreni che dovranno ospitare il centro”.

Sono stati 10 i voti favorevoli (Di Orio, Prudenzi, Passacantando, Di Benedetto, Amicarella, Baldini, Guarracini, Fidanza, Iezzi e Lozzi), un astenuto (Vicentini) e 4 i voti contrari (Beomonte Zobel, Tiberti, Celenza, Calvano).

“Nulla è stato detto, durante il Consiglio di amministrazione, circa i ritardi attribuibili alla sola amministrazione comunale dell’Aquila”, conclude maligna la nota.

IL TERRENO C’E’, IL CENTRO NO

A questo punto, anche se a condizioni non troppo favorevoli, il terreno c’è. Quello che manca è il centro di ricerca, che l’Eni non intende più fare. Emergono nuovi dettagli sul no di Scaroni, arrivato dopo tre anni di naftalina.

Di Orio gli ha scritto una prima volta a fine aprile, parlando ottimisticamente di “completamento del procedimento di attuazione della prima fase”.

Gelida la risposta che è arrivata dopo una settimana: “Non riesco a condividere il suo ottimismo”, scriveva Scaroni i primi di maggio.

“Ad oltre sette mesi dal nostro ultimo scambio epistolare e successivamente alla data di scadenza del protocollo”, ha aggiunto, “l’area su cui deve sorgere il centro non è ancora nei fatti disponibile”.

Con la pazienza da Roma in esaurimento, il rettore ha riscritto due giorni fa. Di Orio ha ribadito che “l’Ateneo ha profuso tutte le sue energie” e ha affermato che il rallentamento “può considerarsi ormai superato”.

Scaroni ha risposto il giorno stesso con una nota sibillina di quattro righe che può essere citata per intero.

“Caro rettore, ho ricevuto la sua lettera di oggi. Le confermo che il nostro protocollo di intesa è scaduto e non rinnovabile nella sua forma originaria. Sono invece disponibile a esaminare con le autorità cittadine e con lei eventuali nuove iniziative che siano coerenti con le nostre attività”. Fumata nera, anzi, nerissima.

LA MISSIONE

Per provare a smuovere Scaroni, ma anche per parlare un po’ di queste “nuove iniziative coerenti” martedì saranno in molti a presentarsi alla porta di Scaroni in piazzale Enrico Mattei.

Oltre al rettore Di Orio, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: una “strana coppia”, visto che sui ritardi l’uno accusa l’altro. Ci sarà probabilmente anche il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ma soprattutto l’ex sottosegretario Letta.

Già salvatore dell’Ateneo quando era al governo con il rinnovo triennale dell’esenzione delle tasse universitarie, Letta è una figura che ha potenti conoscenze e capacità diplomatiche ma oggi è privo di incarichi istituzionali, quindi non si sa bene a che titolo parteciperà all’incontro.

CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA?

Centro di ricerca o no, quale sarà il futuro dell’area? Il pericolo che molti temono è quello di una colata di cemento, visto il via libera del Consiglio comunale del capoluogo a una concessione di oltre 60 mila metri di terreno agricolo che diventa edificabile a fronte di un’esigenza che sarebbe solo di circa 7.500 metri quadrati.

I CONTESTATORI

Sul tema sono pronti a esprimersi anche i contestatori della governance-Di Orio, capeggiati dal professore di Medicina Sergio Tiberti che mercoledì prossimo incontreranno la stampa “per chiarire di chi sono le responsabilità”.

Tra le contestazioni, il fatto che il solo centro di ricerca sia un progetto da 12 milioni di euro e non da 20 come più volte detto e scritto.

La differenza di 8 milioni costituisce un fondo per finanziare borse di studio che, da quanto si è appreso, a oggi sarebbero ancora ferme in fase di assegnazione.

I TERRENI DELL'ATENEO


Nella grafica con le particelle catastali si possono vedere in blu i terreni (ampliati) che saranno in disponibilità della famiglia Tomei, in rosso quelli che l'Ateneo si è ripreso e che vorrebbe destinare alla realizzazione del centro di ricerca. In nero gli edifici sui terreni destinati agli affittuari.



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