Notice: Use of undefined constant HTTP_X_REAL_IP - assumed 'HTTP_X_REAL_IP' in /var/www/abruzzoweb.it/app/controllers/notizie/notizia.php on line 25 VENEZUELA: ''OSPEDALI AL COLLASSO, PAZIENTI PER TERRA, MANCA L'ACQUA. E' ORRIBILE'' Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.
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DONNA SCAPPATA DAL PAESE SUDAMERICANO, DA UN ANNO A L'AQUILA, TESTIMONE DI ''UNA TERRIBILE SITUAZIONE CHE TUTTI DOVREBBERO VEDERE''

VENEZUELA: ''OSPEDALI AL COLLASSO, PAZIENTI PER TERRA, MANCA L'ACQUA. E' ORRIBILE''

Pubblicazione: 15 aprile 2019 alle ore 09:11

L’AQUILA – “Non ci sono medicine, è difficile reperire i beni di prima necessità, come cibo, acqua potabile, latte per i neonati, manca la corrente elettrica anche per intere settimane, gli ospedali sono al collasso, sono pieni, i mezzi non bastano e molti pazienti sono costretti a stare per terra. È orribile”.

A raccontare “la situazione terribile” che sta vivendo il Venzuela è Raffaella Pastorelli, nata nel paese sudamericano da genitori aquilani, testimone di quello che definisce “un incubo”.

La donna, fuggita un anno fa insieme al marito Enzo, originario di Roma, “grazie all’aiuto di tantissimi italiani”, è tornata all’Aquila, dove le è stato assegnato un appartamento del Progetto C.a.s.e. della frazione di Roio, ma nonostante le difficoltà vissute in Venezuela, la scelta è stata “davvero molto sofferta”.

“Siamo dovuti scappare, ma lì abbiamo lasciato tutto: le nostre proprietà, i frutti dei sacrifici di un’intera vita, gli affetti, i nostri sogni, tutto - racconta Pastorelli ad AbruzzoWeb - Lì c’è mia nipote con suo marito, hanno due bambini, ma non possono scappare perché non hanno il passaporto e i rilasci al momento sono bloccati ovviamente”.

“Il popolo venezuelano ha bisogno di aiuto, l’Italia per noi sta facendo moltissimo, ma vorrei lanciare un appello più ampio: il mondo deve vedere e capire cosa sta succedendo in Venezuela, senza il sostegno di tutti non cambierà nulla”, conclude.

Per capire cosa è successo nel paese sudamericano bisogna tornare a inizio anno.

Il Venezuela, a gennaio, ha due capi di Stato: Nicolas Maduro, succeduto a Hugo Chavez nell'aprile del 2013, e Juan Guaidó, che si è autoproclamato presidente nel corso di un comizio e sotto lo sguardo attento e interessato a Washington di Donald Trump, che non ha esitato a riconoscerlo quale unico e legittimo interlocutore “a interim” a Caracas. 

Lo stesso il Canada e l'Unione europea per bocca di Donald Tusk e Antonio Tajani, riportava l'Agi nel gennaio scorso.

La mossa dell'opposizione era attesa, preparata da settimane, tanto che la Corte Suprema venezuelana - leale a Maduro - aveva ordinato un'indagine penale sul Parlamento mentre il presidente venezuelano eletto ha deciso una "revisione totale, assoluta, delle relazioni con in governo Usa" e avvertito che nelle prossime ore saranno prese decisioni “politiche e diplomatiche”. 

Dopo Trump, è toccato all'Organizzazione degli Stati Americani (Oas) riconoscere Guaidó come presidente ad interim, isolando, così, il regime di Maduro dal resto del continente.

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha parlato di “tentativo di usurpare il potere supremo in Venezuela”, in “violazione dei principi del diritto internazionale”. 

Peskov ha ribadito che Maduro è il “capo legittimo del Venezuela” e ha riferito che finora Caracas non ha chiesto a Mosca aiuto. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha telefonato a Maduro per esprimergli sostegno. Si schierano con l'erede di Chavez anche Iran, Siria e Turchia.

Più sfumata la posizione della Cina, che chiede una “soluzione politica” e ribadisce l'opposizione all'interferenza negli affari interni di altri Paesi. La portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, ha poi chiesto a tutte le parti coinvolte di “mantenere la razionalità e la calma e di cercare una soluzione politica attraverso il dialogo pacifico, all'interno della cornice della Costituzione venezuelana”.

La tensione nel Paese oggi è altissima: Il blackout che ha colpito la rete elettrica di Caracas, come riportato dall'Ansa, e di gran parte del territorio venezuelano continua a non essere risolto, dopo più di 15 ore di interruzione del servizio, secondo informazioni diffuse dai media locali. La metropolitana della capitale e il servizio ferroviario continuano a non funzionare e i servizi telefonici e di collegamento con Internet funzionano in modo intermittente.

Il governo del presidente Nicolas Maduro ne ha incolpato l'opposizione, accusandola di sabotaggio, hanno riferito la Bbc e altri media internazionali.

Maduro ha denunciato che il massiccio blackout fa parte della “guerra elettrica annunciata e diretta dall'imperialismo statunitense contro il nostro popolo”.

Il governo venezuelano ha “sospeso le attività lavorative e di istruzione” per la giornata, in tutto il Paese, per facilitare la restituzione del servizio elettrico dopo il blackout, che ha attribuito ad una “azione di sabotaggio”, ha spiegato Telesur, sottolineando che “questa misura resterà in vigore solo questo venerdì, per rendere possibile la normalizzazione del sistema elettrico, che ha subito un attacco di settori dell'estrema destra, appoggiati da dirigenti politici imperialisti”.

“È chiaro per tutto il Venezuela che la luce arriverà con la fine dell'usurpazione”, ha commentato su Twitter Juan Guaidò, il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell'Esecutivo, dopo il blackout che ha lasciato senza luce Caracas e una decina di Stati del paese durante la notte scorsa. Guaidò ha promesso che “durante il nostro giro nel Sud del Paese cercheremo gli appoggi necessari per risolvere questa crisi”. (a.c.p.)



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