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INTERVISTA A GIULIANI, PRIMO CITTADINO COMUNE TERAMANO ASSEDIATO DA EPIDEMIA, ''CHI E' IN QUARANTENA CHIAMA ME PER AVERE CONSIGLI, MA IO SONO RAGIONIERE˝, ''NON SI CONFONDA EMERGENZA SANITARIA CON MERO PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO''

VIRUS: 'IN ZONA ROSSA, MA SENZA UN MEDICO'
SINDACO CASTILENTI, 'PAZIENTI NON SEGUITI'

Pubblicazione: 24 marzo 2020 alle ore 07:07

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TERAMO - "Qui a Castilenti la zona rossa, che è un’emergenza sanitaria, è stata scambiata quasi esclusivamente per problema di ordine pubblico: siamo militarizzati, c'è un posto di blocco ad ogni chilometro, un altro po' ci sparano a vista, ma non abbiamo un medico in loco che si prenda cura costantemente delle decine di pazienti in quarantena in attesa dei tamponi”.

È la vibrante denuncia di Alberto Giuliani, ragioniere 56enne, sindaco di Castilenti, 1.300 abitanti in provincia di Teramo, uno dei comuni della Valfino ricompreso nella zona rossa istituita dal presidente della Regione, Marco Marsilio, assieme ai comuni di Castiglione Messer Raimondo, Montefino, Bisenti, Arsita, nel teramano, ed Elice, in provincia di Pescara, a causa dell’altissimo numero di contagiati, rispetto alla popolazione, e anche di vittime.

I sindaci di Castiglione, Vincenzo D'Ercole, e di Montefino, Ernesto Piccari, medico di base, sono risultati sabato postivi al Covid-19. E Giuliani teme di fare la stessa fine.

"Oggi abbiamo fatto il tampone tutti noi al Comune, spero di essere negativo. Io uso tutte le precauzioni possibili, ma resto a forte rischio, devo andare in giro ovunque, tutto il giorno, manca solo che mi metto a fare pure il medico”.

Battuta non casuale quest’ultima, che tocca il nervo scoperto dell’emergenza a Castilenti, che ha una decina di contagiati, numero destinato a salire, e ha ieri registrato la prima vittima.

“Siamo super controllati, super presidiati, un altro po’ ci sparano a vista, se usciamo dal perimetro della zona rossa - spiega il sindaco -. Però non abbiamo nemmeno un medico curante. Quello che c'era, è ora in quarantena anche lui, e non si trova un sostituto, perchè qui non ci vuole venire nessuno, come in fondo è comprensibile, essendo una scelta volontaria. Però abbiamo una trentina di persone in quarantena con la febbre, in attesa di tamponi. Nessuno li segue come andrebbe fatto, anche telefonicamente. Non posso mica farlo io che sono un ragioniere, chiamano me per avere consigli, per sapere se va bene questa o quella medicina... I pazienti non sanno a chi rivolgersi, il medico in loco è il perno su cui ruota l’intervento cruciale, che va dal tampone al ricovero”.

Il sindaco ha più volte chiesto dunque un presidio sanitario h24 nel suo comune. Una risposta è attesa nelle prossime ore.

Di contro spiega il sindaco, “i miei concittadini vivono enormi disagi nel loro essere in zona rossa. Siamo un piccolo comune, qui bisogna spostarsi per acquistare beni di prima necessità, non abbiamo tutti i servizi essenziali. Ogni due chilometri c'è un posto di blocco, e quando si alternano le pattuglie, è accaduto che qualcuno non è stato fatto rientrare, dopo essere stato fatto passare. Bene i controlli rigorosi, ripeto, ma non si deve perdere di vista il fatto che qui l’emergenza è soprattutto sanitaria!”

 



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